Poesie

  • Partigiani

    Non  chiamateci  eroi.

    fummo solo uomini liberi.

    tenera e spietata

    la  nostra  vicenda.

    paziente avventura

    nel  fluire quotidiano

    della paura e della morte.

    Ebbra età  di  saggezza,

    la nostra:

    quando  giocavamo

    la  vita

    per nulla e per tutto,

    lungo  i  sentieri

    vergini  di  neve.

    1975

    ENRICO LODI

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  • Dragotte:  nel settembre del 44 il Comando della Brigata Julia sottopose come obiettivo di eliminare il presidio tedesco-fascista di Valmozzola. (Stazione)
    Il Comando della Brigata era a Mariano; la forza nemica era sui 60-70 uomini; io ho calcolato appunto di portare giù , distaccamenti (di 150 uomini) – la teoria era quella – attacco in forze, e se il nemico è più forte di te, soffri il combattimento.
    Comunque a Valmozzola c’era un presidio di tedeschi e di fascisti; avevamo coinvolto il distaccamento Taras che era a Solignano, il gruppo che era venuto giù con me , tre distaccamenti insomma!
    Ho messo due squadre rispettivamente ai fianchi della stazione di Valmozzola che dovevano proteggermi dalla puntata del presidio di Berceto e da quella del presidio di Solignano.
    Siamo venuti giù da Mariano, ci eravamo sppostati dietro il costone che domina la stazione senza essere notati, e nel frattempo due aerei alleati che ispezionavano la linea ci avevano visti e naturalmente avranno pensato che fossimo truppe nemiche o la coincidenza che dovevano di controllare la ferrovia, fatto età che avevano mollato 4 bombe proprio sulla ferrovia e noi eravamo lì vicino a ridosso della ferrovia, sulla stazione. Erano bombe e aerei… i famosi caccia – bombardieri che avevano due bombe legate con le catene.
    Noi vedemmo questi aerei che…., alle ore 4 io sparo le  prime raffiche di mitragliatrice contro le finestre della stazione; nello stesso  momento i due aerei fanno una picchiata e ci mollano giù 4 bombe.

    Italo: forse i tedeschi avranno detto: “questi partigiani sono così bene orgànizzati che sono pure d’accordo con l’aviazione!”

    Dragotte: infatti dopo ce lo siamo detto.
    Due bombe caddero sul ponte verso Parma e lì abbiamo avuto dei feriti; e due bombe sono cadute a 50 metri da noi (e per fortuna che c’era la terra smossa, altrimenti…).
    Noi ci eravamo proprio demoralizzati e dicevamo: brutti bastardi, siamo qui a combattere anche noi per voi e voi ci ripagate così!
    Corrado, che aveva il compito di bloccare il casello (oramai eravamo spaventati e volevamo quasi interrompere il combatti mento), a un certo punto arrivò sui binari e urlò “Peppino(Dragotte) siamo a posto! il casello è espugnato”, allora riprendemmo fiato e ricominciammo il combattimento – gli aerei erano spariti – il combattimento durò un paio d’ore.
    Poi pian piano ci avvicinammo, arrivammo dietro l’osteria. c’erano con me i sabotatori: Jim, Aquila, Punteria ecc…. diamo la resa,ma loro non si arrendono – il drappo bianco non uscì -così prima Jim e altri due – c’era anche un capitano inglese John, che era molto bravo con gli esplosivi, e intanto che noi tenevamo sotto controllo le finestre, i due sabotatori (poi sono entrati nella sala d’aspetto) hanno messo la cartuccia, d’esplosivo e poi sono venuti via. Finalmente questa bomba esplose e noi andammo all’assalto gridando “LIBERTA’ !”, arrivati là ci accorgemmo che non c’erano più le scale e al posto delle scale c’era rimasto un buco. In, quel momento Corrado urlò “Via !” , avevano mollato giù una bomba cecoslovacca ci siamo buttati in terra (per fortuna) ci è andata bene (era un colpo di una bomba a mano) altro che arrendersi! e eravamo tornati fuori e allora incavolati, sparavamo contro le finestre e dopo un po’ usciva il drappo bianoo. Oramai erano due ore che sparavamo.
    Allora noi pensammo: “come si fà ad andare su a prenderli che non ci sono più le scale?”
    C’era anche il problema del tempo perchè oramai ci aspettavano che da un momento all’altro arrivassero i tedeschi da Berceto e ,da Solignano, quindi dovevamo fare in fretta.
    Siamo riusciti a trovare due scale da pollaio, le legammo insieme e le mettemmo contro il muro esterno della stazione; andò su Togno e Punteria (che voleva buttare i fascisti senza scala da un’altezza di 3-4 metri); facemmo scendere i tedeschi ed i fascisti da questa scala, ed intanto passavano le ore; un fascista si mise a gridare: sono nato sotto Mussolini e voglio morire sotto Mussolini- e Punteria voleva ammazzarlo subito; no! aspetta, … non facciamo ……. Oramai eravamo tutti molto nervosi per tutti gli imprevisti che ci erano capitati: la coincidenza del bombardamento; la scala che è crollata; questo partigiano che voleva buttare i fascisti; Corrado che perdeva il senso del pericolo (molto coraggioso) e, voleva guardare se c’erano altre coperte, fucili, quando ormai era giunta l’ora di andare anche perchè e eravamo lì da due ore. Quindi si era creata un po’ di confusione.
    Poi ci siamo messi un partigiano-un fascista-un tedesco e al ternativamente avevamo incominciato a salire il costone; ad un certo punto i tedeschi (che avevano soprafatto la squadra che avevo messo in protezione a Berceto) cominciarono a spararci dietro con la mitragliatrice.
    Per fortuna che eravamo ancora lontano (un tiro impreciso). Allora dissi ai tedeschi e fascisti (minacciandoli) o usciamo tutti o non esce nessuno. Così ci siamo rimessi in terra sempre alternativamente e strisciando riuscimmo a toglierei fuori dal raggio delle mitragliatrici e arrivammo a Mariano. Arrivati lassù constatammo di avere fatto un buon colpo (avendo prelevato un presidio di 60-70 uomini tra fascisti e tedeschi).

    Italo: Mi dicevano che nel casello isolato dove c’erano i militi che non si volevano arrendere si cantava quella canzone: … ” noi che la morte l’abbiamo vista non ci arrendiamo” E’ vero ? Dragotte:  si è vero…!

  • Interviste fatte da_Lodi Massimiliano, autore del libro “OBIETTIVO LIBERTA”- storia della  Brg. Julia della Val Taro. Intervistati: Cucchi Emilio, Benci Giovanni, Delnevo Giuseppe,

    Solari Eugenio, Brindani Primo, Bonini Guido.

    Riferendosi all’inizio del movimento partigiano, rivolto a Lodi Massimiliano (Italo).

    Cucchi:

    dopo i fatti di Montevacà lo conosce alla perfezione credo.

    Italo: io ne conosco quel tanto che ho letto sui libri molto succinta.

    Cucchi: be, Montevacà doveva essere una sorpresa a una corriera di fascisti e tedeschi; questo era lo scopo, e dovevamo attaccarli dal passo; eravamo un gruppo sulla sinistra andando verso Anzola e un gruppetto piccolo dovevano chiudere il varco, c’era Luciano Fortunati, ma tutto in rettilineo, poi c’era il curvone e c’erano gli altri          doveva­mo chiudere insomma questa corriera. Invece probabilmente dalle deduzioni che facciamo noi, è che siano stati avvisati, perché l’autista che guidava questa corriera, era il famoso Paolino; la moglie sapeva tutto di questo attacco e sapeva che il marito era quello che guidava la corriera; probabilmente lo ha avvisato, io non so come sia stato, fatto stà che sul passo di Montevacà è arrivata la prima pattuglia di tedeschi e noi ci guardavamo, eravamo stesi con quelli che erano dall’altra parte della strada e facevamo dei segni, ma nessuno sapeva e capiva cosa dovevamo fare perché eravamo senza ordini, senza nessuno che ci guidasse. A un certo momento i tedeschi, non so se han visto qualcuno o non l ‘han visto. . . ­

    Italo: erano fascisti:

    Cucchi: fascisti, ma c’era anche qualche tedesco, più che altro erano fascisti. Fatto stà che loro ci hanno attaccato, la sorpresa è finita; ciò che io ricordo, in fuga, ho saltato un reticolato dove sono rimasto mezzo attaccato e avanti. . . avanti. . . e così ci siamo portati verso una località che io non mi ricordo. . .

    Benci: verso Tasola.

    Cucchi:  si Tasola e che poi dopo…..abbiamo fatto un pezzo di strada e vicino a me c’era il Ruggeri che è stato poi il primo morto           ha preso una pallottola in testa … ma io non l’ho visto né morto, né colpito, so che era li nei paraggi miei, ecco…, dove eravamo tutti, poi ci siamo messi in fuga come ti dico e Primo lo abbiamo trovato, (Libero), vicino a un fosso che si trascinava con la gamba … lui ci ha detto: andate, andate, lasciatemi, salvatevi, salvatevi.

    Ma dai Primo, andiamo      e lui no! andate, andate via.

    Fatto sta che ha voluto che noi ce ne andassimo.

    Lui si è nascosto infatti, poi ho saputo, dopo, che si è nascosto, … è stato trasportato in una grotta a Drusco.

    Noi abbiamo continuato questa fuga, siamo passati in questi vari paesini, siamo passati ad Anzola, e poi ci siamo diretti verso il Monte Penna, su in alto, siamo passati a Volpara, in vari posti; sorpresa non c’è stata, ce l’hanno fatta loro a noi la sorpresa, ecco.

    Italo: be, ma c’è da dire questo che loro venendo sù in montagna e specialmente approssimandosi a un passo, è legittimo, è logico pensare che come militari fossero sul chi va la, non credevano di andare a fare una scampagnata.

    Che immaginassero di avere qualche attacco è più che logico.

    Cucchi: ma, secondo me loro hanno avuto qualche preavviso, il fatto è che la moglie dell’autista sapesse, … la moglie di quello che guidava la corriera…… si era un civile, era privata la corriera, della Ditta Carpani .

    Italo: e allora non erano due corriere;

    Cucchi:  c’era una camionetta di tedeschi, c’erano alcune mi sembra motociclette, due…            una camionetta o due di tedeschi c’era … ma io credo che fossero i primi quelli lì, non erano fascisti, infatti noi ci facevamo questi segni, ma non sapevamo cosa fare, … per quello che loro hanno cominciato a sparare verso di noi.

    Italo: e vi facevate dei segni fra di voi con il rischio di farvi vedere…

    Cucchi:  No, non ci vedevano loro perché la strada era un po’ incassata, e infatti se tu vedi la strada, qui è bassa e quì c’è il costone e gli altri erano in una stradina che poi si sono messi in fuga anche loro e si sono diretti verso il Pelpi, loro erano a destra della strada verso il Pelpi.

    Italo: Poi c’è stato un secondo combattimento      a Tasola;

    Cucchi:  Si il vero combattimento è avvenuto li, si, noi ci siamo indirizzati a Tasola;

    Italo:  nel gruppo di Tasola sono intervenuti Bill, lo Slavo …

    Cucchi:   si, c’era Eugenio, il fratello di Gek Solari, era Aldo, era il V. Comandante della brigata . . . . insomma. . .

    Italo:  sul libro c’era scritto. . . . . .

    Cucchi:   forse l’istriano

    Italo:   si, l’istriano e c’era anche l’istriano?

    Cucchi:   non so

    Italo:   parla di una dozzina di uomini

    Cucchi:   si, erano pochi e loro hanno fatto una sorpresa sembra. . .

    Italo:   e allora in quella fase lì, di voi c’è stato qualcuno che ha partecipato?

    Cucchi:   io no! io personalmente no perché ero in fuga, questa è la verità, noi non capivamo più niente e infatti non era stato previsto questo, perché si vede che era stato studiato l’attacco in un certo modo. . . quando si fer­merà la corriera, quelli della curva lo attaccheranno, voi piomberete, sa  e    si sperava che le cose andassero normalmente;           

    Italo:   fra l’altro voi non sapevate neanche se sarebbero arrivati da li o da un’altra. . . o se sarebbero andati da un’altra parte perché… perché si dice che avrebbero fatto degli appostamenti in altre zone… almeno quel libro là parla addirittura di 4 squadre, il libro di Squeri, … che vanno appostarsi….

    Cucchi:   sul Segalino

    Italo: Sul Segalino c’erano appostati anche degli altri perché si pensava che potessero venire anche a piedi,.. esatto quello è vero. Erano tre appostamenti.

    Volevo dire una cosa dunque, ai parla di Montevacà e poi di Monte Penna.

    Cucchi: si perché noi di lì ci siamo diretti e siamo andati  sù verso il Penna, dopo il combattimento di Montevacà

    Italo:   cioè il Monte Penna è quello che da il nome a tutta la zona compreso il Montevacà?

    Cucchi:  no il monte Penna fa per suo conto.

    Italo:   perché si parla di partigiani del Monte Penna?

    Cucchi:  (rivolto a Benci) parla tu

    Benci: noi eravamo lì, proprio lì all’Anzola, in quei paraggi lì. Anzola, si nella valle del Ceno..

    Cucchi:  il gruppo del Penna lo chiamavano, ci hanno chiamato così perché siamo stati i primi a essere dei valtaresi… c’era il povero Tognela e Adelio Bernardi mi sembra e Eugenio Solari. Noi ci siamo andati nel marzo del 44, io e lui (rivolto a Benci), o nell’aprile, ad ogni modo pochi giorni prima, giusto in tempo per arrivarci….. c’era il povero Carletto.

    Italo:   Il Comando era di Dragotte credo no?

    Cucchi:  ma allora non ti so dire con precisione com’era questa faccenda ecco. Il nostro gruppo forse lo comandava Dragotte. Perché eravamo un gruppo di borgotaresi, … eravamo un gruppo di borgotaresi, noi eravamo separati non eravamo mescolati con tutti gli altri; ….

    c’era un gruppo di parmigiani.. se ti ricordi c’era Credali… tutti quelli che noi lo chiamavamo il gruppo dei parmigiani;

    Benci:  quando noi siamo andati sù ad Anzola c’erano già però altre formazioni, non so, di pochi uomini ma c’erano già. Erano di Bedonia,… erano di Bedonia e poi certamente c’erano anche degli estranei

    Italo:   e la squadra di Montevacà, quella poi che ha avuto lo scontro da quanti uomini grosso modo sarà stata…… cioè erano due squadre, una e l’altra

    Benci:  la nostra squadra erano pochi, erano 4 persone, quella che andava verso il Pelpi. Però oltre a noi c’erano dei bedoniesi, perché sé ti ricordi, c’era Squeri (Battaglia) era rimasto ferito anche lui lì, mi sembra;

    Italo:   quanti sarete stati, grosso modo….

    Benci:   ma, eravamo pochi, penso 30, non so…..

    Cucchi:  gruppetti di 8-10 eravamo, perché calcola lì sul passo 10, nella curva un’altro gruppo e poi un altro gruppo di 4 uomini. Erano tre gruppi

    Benci:   quelli dei 4 eravamo noi.

    Cucchi illustra su un pezzo di carta come presso a poco erano sistemati e come si doveva svolgere la manovra contro la corriera.

    Italo:   E i nazi-fascisti, quanti saranno stati?

    Benci e

    Cucchi :   bene, con una corriera si fa presto a fare 40 persone, poi ne abbiamo preso prigioniero uno (Cucchi rivolto a Benci), se ti ricordi al quale davamo da bere del l’alcool puro … e diceva: bono…bono, alcool puro a 90° . L’hanno portato sù verso il Penna, un Maresciallo tedesco, aveva una paura cane di essere ucciso invece lo abbiamo lasciato libero, lo abbiamo fatto bere ben bene. Cucchi illustra la posizione nella cartina.

    Italo:   fatti d’ arme dal 7 al 1 5 luglio 44.

    Cucchi:    i particolari non li ricordo. Ricordo che eravamo al Castello di Lozzola e a un certo momento, forse appena dopo l’alba, eravamo in allarme ormai da tanti giorni. … eravamo anche molto stanchi, perché eravamo proprio in una zona di trincea, noi la chiamavamo infatti ….. C’era qualcuno che ci portava il pentolino col latte al mattino… ma dei contadini; fra l’altro c’era anche un mio parente che ci siamo conosciuti e visti lassù e arrivava al mattino, mungeva le vacche e poi ci portava un po’ di latte … perché, come fate a vivere… e mi sembra che non so neanche se ci davamo il cambio per andare a dormire. Non mi ricordo i particolari, sò che al mattino appunto di questo fatidico giorno, ho visto della gente vestita di scuro in mezzo al grano ma ho detto, ma chi sono quelli         sono nostre pattuglie?   Erano ben nostre pattuglie, ho detto io; invece erano tedeschi che pian piano cercavano di circondarci, ci avrebbero presi tutti, meno male che qualcuno ha cominciato a Sparare e loro hanno risposto al fuoco, .. e allora come dice la relazione, ci siamo messi in fuga e siamo venuti verso (importante fuga) siamo andati sul Groppo di Gorro, sai dove ci sono quelle rocce che, venendo da Parma….sai quelle rocce li verso Roccamurata che è il groppo di Gorro   poi siam venuti a Gorro, da Gorro a Roccamurata, abbiamo attraversato il Taro, poi siamo andati nella zona di Castoglio (come dice la relazione) ­verso Valmozzola; poi di li abbiamo avuto le notizie di tutta la situazione e allora, pian piano, ci siamo diretti verso le nostre basi; da Valmozzola ricordo siamo venuti a finire….no, no, non ci siamo persi, ricordo un particolare, che siamo venuti su verso Caffaraccia e verso Lago Bono, io avevo i piedi che sanguinavano. Io non riuscivo più a camminare, i piedi erano fasciati con quei paracaduti americani, ricordi, di vari colori; perché le calze erano consumate… e mi sono messo in una mangiatoia dell’unica casa che c’era a Lago Bono… era una vecchia stalla, non so. Ho detto, io mi metto nella mangiatoia e non mi muovo. Costante, quello che è rimasto… il cognato di Italo Bocci,.. adesso non ricordo il cognome.

  • BRINDANI (episodio di Montevacà)

    Italo: erano guidati da alcuni tedeschi?

    Brindani: molti tedeschi.

    Italo:  ah, molti erano tedeschi, e complessivamente quanti si può pensare che fossero?

    Brindani: una corriera completa;

    Italo:  bene, come numero?

    Brindani: : 40 o 50 persone

    Italo:  perché avevano una corriera e poi anche delle …..qualche automezzo…..

    Brindani: :  qualche automezzo piccolo. Però la sorpresa è mancata quanto che chi guidava la corriere. era uno di quelli che abitavano li … in zona, a Molino dell’Anzola…. poi quelli erano a conoscenza che sarebbe stata attaccata la corriera… per cui la corriera si è fermata alle case prima. Sono risaliti a piedi, mancando questo tratto che dall’arrivo della corriera come era da tutti preventivato tanto è vero che lo stesso Pelizzoni era già in mezzo alla strada… e noi lo abbiamo richiamato.

    Ciò ha fatto si che tutti coloro che avevano già il loro compito, poi anziché sparare, che loro erano i primi là … si sono lasciati un pò … si sono disgregati ecc. ecc.

    Poi li ci sono state le prime sparatorie, poi i tedeschi sono riusciti ad arrivare a una casa cantoniera che c’era li, e li, ben riparati, hanno cominciato a sparare anche verso i boschi dove io ero e vicino proprio a quel Ruggeri che poi è stato ucciso.

    Italo:  e Ruggeri come è stato ucciso?

    Brindani: :  beh, io lo avevo dietro, non potrei dire, ma lui ha preso qualche pallottola… poi si lamentava… mamma….. mamma…, muoio ecc. Lui era ferito, mi sono girato, ma io ero bene riparato dietro un sasso; mi sono girato per andare vicino a lui e ho preso la pallottola nella coscia, qui nella gamba, si, il polpaccio della gamba, è uscita nel ginocchio;

    Italo:  si era detto questa mattina che qualcuno voleva aiutarti e tu gli hai detto di salvarsi loro, con gesto assolutamente altruistico…

    Brindani: :  beh,  ma dopo, questo avveniva dopo, quando mi sono accorto che io ero ferito, … lì per lì non me ne ero neanche accorto. Vedevo sangue e allora mi ha preso Gek e co… poi quando siamo arrivati sul viottolo che portava a Tasola, allora ci ho detto: voi ve ne andate che io cercherò di salvarmi per mio conto, che meno sei e più è facile l’occultamento. Voi potete camminare. Io mi libero poi del mitra… lo metto in una siepe e vado….

    Italo:  in questo attacco, dunque chi c’era di quelli che poi sono venuti a finire nella 1ª Julia, c’era anche  Gek ?         

    Brindani:  Gek senz’altro, c’era anche Bassani (Sam), c’era Pelizzoni, Benci, Plezzo, …

    Italo: Nello?

    Brindani:  ci sarà stato, non so, adesso lo conosco di più di allora. .. allora era molto più giovane di me; invece che era rimasto impresso era stato il fatto che mancava Dragotte.

    Italo:  era da parte vostra stato previsto che potessero arrivare i tedeschi anche da altra parte, per cui avevate appostato diverse squadre, più di una

    Brindani:  no, no, era solo questo il passo dove… cioè le squadre erano appostate in questo modo: al valico c’era una squadra che c’erano i Fortunati, perché anche i Fortunati c’erano, c’era Plezzo, che sarebbe stato Gatti; loro venendo sù erano sulla destra dietro al muretto, in sette o otto, ma il grosso era schierato venendo sù da Bedonia sulla sinistra, e la prima squadra era quella di Battaglia, che è stato ferito anche lui; poi l’hanno portato alla grotta dove ero io.

    Ma purtroppo si sono ritirati, si sono trovati a mal partito… insomma mancava l’iniziativa. E un altro

    che non so se c’era era Corrado Pellacini… non credo però. Ma Corrado si, è venuto dopo… che Corrado era ­uno di quelli che … non si sarebbe tirato indietro… lui è temprato nel senso militaresco.

    Italo: ma in due libri io ho visto scritto e in un certo senso lo aveva anche confermato Dragotte stamattina, sia pure  modificando un po’… che da parte dei partigiani si erano predisposte diverse squadre perché c’era il dubbio che arrivassero da una strada o da un’altra, non si immaginava con certezza da dove dovessero salire, allora per essere in ogni caso in condizione di contrattaccare, avevano appostato delle squadre anche altrove, il che avrebbe creato anche, dico io, la dispersione di uomini che poi al momento giusto dovevano intervenire;

    Brindani:  per mio conto non è esatto

    Italo:    c’era scritto, almeno in questi libri, e, per non mancare l’occasione, le parole sono mie, ma la sostanza è questa: i partigiani vanno a tendere i nazi-fascisti sui vari percorsi da cui potrebbero provenire perciò essi suddividono le formazioni in 3 squadre che vanno ad appostarsi in altrettante posizioni strategiche lun­go le due mulattiere del Segalino, sulla strada comunale per Montarsiccio, lungo la strada che dal bedoniese passa nella Val Ceno e al valico di Montevacà; e qui i partigiani appostano una squadra di 18 uomini sul ciglio del bosco che sovrasta il passo e un’altra di una dozzina di uomini sulla curva stradale, subito al di sotto del passo, nell’intento di intercalare fra due fuochi gli eventuali aggressori;

    Brindani:  cioè il caso è proprio quello di dire come la corriera arriva e sorpassa il passo, il fuoco era dietro e davanti, ecco era quello

    Italo:    era una previsione un po’ ingenua, perché se era evidente che loro venivan sù per ….

    Brindani:  ma ti dico già che era forse stata prevista malamente, in  questo senso, cioè era troppo facile noi nella nostra….il primo combattimento che si andava, come direi… l’entusiasmo, la baldanza, si pensava proprio….dicono: loro vengono….. dovevano arrivare a Molino dell’Anzola per cui, … loro la informazione era che loro con la corriera dovevano arrivare a Molino dell’Anzola. Di modo che invece si era deciso di andarci incontro per attirarli in trappola. Loro dovevano camminare tranquilli, loro non sapevano che eravamo appostati lì, è ­venuta dopo quella faccenda lì.

    Italo:    ma loro perché avevano preso una corriera privata per venire sù, non avevano i propri mezzi?

    Brindani:  hanno preso la corriera privata perché si vede che non avevano abbastanza … perché c’erano anche diversi fascisti con loro ma … in modo che, voglio dire che si era cercato andando ci incontro di creare una sorpresa; tutte le cose si vedono allo stato pensato e predisposto; per esempio l’autista stesso era proprio al corrente che addirittura ci andavamo incontro, e allora… o avrà parlato o si sarà lasciato sfuggire qualche parola che i tedeschi prima del passo… devono essere 150 metri prima, alle prime case si sono fermati e sono venuti sù così, escluso le macchine piccole, che sono venuti sù con le macchine

    Italo:  ma come faceva l’autista a sapere che voi preparate….

    Brindani:   ma sapevano tutto, tutti parlavano lì, ecco come è stato;

    Italo:  e voi eravate stati avvertiti per telefono, mi sembra che abbia detto Dragotte oggi, cioè per telefono …

    Brindani:   forse Dragotte lo saprà preciso, forse per telefono. Comunque si sapeva che la corriera di militi e tedeschi dovevano arrivare all’Anzola. Allora cosa succede, siccome eravamo ai primi tempi, pensavano che noi non eravamo ancora organizzati, questi qui volevano creare una sorpresa. Allora noi, pure in pochi e inesperti……. inesperti… beh, venivamo tutti dalla guerra, cioè e allora abbiamo detto: noi a loro ci prepariamo una imboscata prima di Montevacà, non pensando che invece….il guaio è stato anche che forse mancava chi doveva comandare… ­

    Italo:   e poi dopo sono intervenuti …

    Brindani:   dopo il ripiegamento dei nostri, sono stati chiamati dei rinforzi di altri, cioè di Bill, di quelli di Bedonia ecc. e qualcuno anzi dicono che fosse anche quel Pino che è stato morto durante un rastrellamento e che forse sarà anche quello che ha ucciso il povero Cosimo …. gridando: Squadra destra… squadra sinistra… qui e là, … ai tedeschi ha dato l’impressione di essere in molti…. sono arrivati … e i tedeschi sono andati in ritirata.

    Io quando ho visto la ritirata dei tedeschi che ero in una posizione un po’ ambigua, meno male che loro non si sono mai girati, sono passato in un altro ruscello cioè un piccolo rigagnolo che affluiva in quel ruscello dov’ero io, per nascondermi.

    Quando tutto è stato calmo allora ho chiamato loro lassù… anche dire che ero “Libero”, non mi conoscevano, perché era da pochi giorni che… sarà stato neanche un mese.

    Italo:   io mi ricordo quando sono venuto nei partigiani nel maggio del 44, perché io stavo a Cremona con la famiglia, almeno mi ero nascosto la per via dei fascisti, a Cremona non c’era montagne, non c’erano partigiani, non sapevo… era da tempo che volevo venire sù, ma non sapevo… non avevo nessun aggancio; poi avevo letto sul giornale che c’era stato un attacco qui nella zona di Ostia, e allora io sono venuto su, dato che la mia famiglia conosceva Forni, altri e mi hanno procurato loro di andare sù al Molinatico. E la sera che sono arrivato sono andato a dormire all’Appennino. Ho dormito  su un divano perché non avevano letti disponibili e mi ricordo che i tuoi famigliari, che sapevano che andavo nei partigiani, anche loro mi hanno detto che anche loro avevano un figlio che è stato ferito in un combattimento.

  • Attacco alla stazione di  Valmozzola

    Brindani:     Corrado Pellacini ha avuto la medaglia d’argento.

    Io però non c’ero, non ho partecipato. Neanche a Grifola non ho partecipato; per esempio Grifola è stato sette o otto giorni dopo il fatto del Manubiola, ma io non c’ero, non ho partecipato perché anch’io  un po’ a volte tenevo quì, li, per una cosa o l’altra… in paese…invece quello li lo ricordo bene, perché prima che venisse l’attacco del Manubiola, i tedeschi erano già annunciati che venivamo a Borgotaro. Allora noi ci siamo portati a Borgotaro sulla ferrovia dove c’è il sottopassaggio, avevamo ammucchiato un mucchio di traverse della ferrovia e abbiamo pensato: be, se vengono quì la prima resistenza bisognerà farla quì perché era l’unico posto dove potevano passare; siccome avevano gli automezzi questa era la cosa sicura perché il primo allarme era stato dato mi pare da Vampa e poi lui si era ritirato. Il primo avvistamento veniva da Ostia. Poi invece a Pontolo Zazzi e quello che è andato in Argentina, che ha sposato la figlia di Giraud (Pirei), ecco sono stati loro ­ che hanno sparato a questi……         si vede che i tedeschi di punto in bianco, forse col dubbio che quella piccola sparatoria fosse una puntata per venire incontro a loro, hanno deciso di fare dietro front; Ecco come è venuto,… però per assicurarsi la ritirata hanno preso questi ostaggi. Non si può dire altrimenti, perché d’altronde hanno preso uomini, donne e anche bambini. Si vede che li, solo quelle piccole sparatorie hanno fatto dubitare e d’altronde era pericoloso, perché loro si addentravano in una zona che oramai era stata resa libera, anche per loro era da pensarci a inoltrarsi dentro… dicono… e se schiacciano noi; e allora hanno pensato di tornare indietro. Loro erano arrivati sino li perché non avevano avuto resistenza e poi hanno… ecco la sorpresa è venuta perché loro sono passati nel greto del fiume Taro, a quel tempo era abbastanza asciutto, loro con i loro mezzi hanno pensato.. hanno fatto… cioè ci hanno quasi beffato, nel senso che loro erano discesi… hanno disceso con gli automezzi a fari spenti e non sono stati avvistati dai nostri. Allora da Ghiare di Berceto, non c’era la strada che veniva da noi e loro passando nel greto del fiume, … ecco come è la sorpresa, mentre i nostri erano molto più in la, erano verso Berceto, erano li in avamposti su quei monti li e invece hanno aggirato in quel modo li, però sono stati avvistati da parte del gruppo Vampa che diceva: diversi automezzi stanno dirigendosi… i tedeschi verso Borgotaro. Però questi qui avvistati, è bastato sparare qualche colpo che loro preoccupati hanno detto: qui è una avanguardia forse che ci viene incontro; potevano anche essere chiusi dentro.      

    Italo:   militarmente parlando era una azione un pochino imprudente la loro;       ­

    Brindani:     erano ben bene armati, ma comunque era un affare….per esempio quelli  li che erano a Ostia (Vampa) se pensavano subito di chiamare del1’altra gente, potevamo anche chiuderci la ritirata.

    Italo:  la faccenda dei Comandi tedeschi (si gira la cassetta al n. 2) ma c’era un comando più importante dei tedeschi (questa domanda si riferisce a prima dell’occupazione di Borgotaro, cioè al giugno 44)

    Brindani:     ma non credo

    Bonini:     c’era un comando tedesco da Ostacchini e un Comando della G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblicana) da Marioni;

    Brindani: Ostia naturalmente aveva una importanza perché li dovevano passare tutti

    Italo:  diciamo era un punto stradale e ferroviario congiunto e li si erano asserragliati bene, a Ostia;

    Brindani: (riferendosi all’occupazione di Ostia nell’aprile del 45). quando hanno dovuto occupare Ostia si sono dovuti battere

    Bonini:     Ostia è una zona mica tanto buona, è una zona impervia, bassa

    Brindani: in quei momenti li non si parlava ancora di fine di guerra

    Italo:  è si, erano ancora molto  arzilli i tedeschi;

    Brindani:  beh no, nel 45 erano gia meno, … nel 44 si che erano….. ma nel 45 erano un po… comunque che volessero arrendersi no… tanto è vero che noi il 9 aprile Borgotaro era già libera, per dire…

    Italo:  Il comandante li di Ostia nell’arrendersi avrebbe detto che la migliore gioventù italiana era quella in montagna; qualcuno ha riportato questo;

    Brindani: non so, comunque li è morto persino uno che lo hanno fatto medaglia d’oro

    Bonini:     il figlio di un Colonnello dei Carabinieri

    Brindani: il figlio di un Colonnello dei Carabinieri, lui abitava a Roma, adesso a parte il merito insomma… gli hanno dato la medaglia d’oro al valor militare;

    Italo:  era della Richetto ?

    Brindani: si era della Richetto si, si ma io ho sentito Richetto, lui non che fosse riservato… si lui ha fatto un atto coraggioso, purtroppo lui ci ha lasciato la vita e allora …

    Italo:  beh la medaglia d’oro è un po’ parecchino perché allora ….

    Brindani:  ma lui suo padre è un Colonnello e allora, quà e là ….gli è valsa una spinta maggiore.

    Italo: E’ evidente che una spinta ci è stata, non per sminuire;

    Brindani:  non per sminuire… lui oramai era morto e allora…..si capisce;

    Italo: di caduti ce ne sono stati tanti; tanti

    Brindani:  tanti che magari forse anche con dei casi più valorosi…

    Italo: e magari con una anzianità…non so, lui se era molto tempo  che era…

    Brindani: ma era giovane…..          giovanissimo.

    Borgo Val di Taro, 13-14 giugno 1984. Tutto quanto descritto, ne è conservata registrazione su cassetta.

  • Sergio Giliotti

    PRESENTAZIONE

    Ho letto l’ultimo libro di Galli della Loggia, la solita palinodia in polemica con la Resistenza e la cosiddetta storiografia “convenzionale “, incapace (a suo dire) di identificare nella data dell’8 settembre 1943 la morte della patria.

    Ma a chi altro si dovrebbero attribuire se non al fascismo le responsabilità della disfatta? Che significa -si è chiesto Giu­liano Vassalli- dar colpa di tutto ai fatti dell’8 settembre. Ora chi ridusse l’Italia a quel punto? Indubbiamente la dittatura ventennale.

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  •      GIORNALE DEL TERRITORIO LIBERO DEL TARO

    Borgo Val di Taro – Anno I                       N. I               Giovedì, 13 Luglio 1944

    Questo giornale che è destinato a diventare una rarità, si vende al prezzo minimo dl

    L. 1. Chi io pa­gherà più caro Farà opera buona, perché gli utili saranno devoluti ad opere di pubblica beneficenza.

    Tip Cesare Cavanna – Borgo Val di Taro                      Senza autorizzazione de! Ministro della Cultura Popolare residente a X.

    Annunzio

                Questo giornale non è fatto da rettori stipendiati. i quali, per lucro immondo, esortino i temerari e gli ingenui al rischio che essi fuggono, alle battaglie che essi temono. Questo giornale è fatto dai combattenti pei loro compagni di fede e di sacrificio; è fatto dal popolo in anni per il popolo che nelle case, nelle officine, nei campi, attende e spera, dopo tante sofferenze, dai fratelli e dai figli il dono luminoso della pace, della giustizia e della libertà.

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  • I fatti di  Valmozzola ( Gruppo  di  Monte Barca ) 13 – 17 Marzo 1944

    INTRODUZIONE

    di M. T. Mori

    I fatti di Valmozzola del Marzo ’44 costituiscono uno dei primi avvenimenti di larga risonanza nella storia dello sviluppo delle formazioni partigiane in provincia della Spezia (1). L’episodio si svolse in due tempi, di cui uno fu la drammatica conclusione dell’altro: l’assalto al treno nella stazione di Valmozzola da parte dei partigiani del gruppo Betti il 13 Marzo, e la rappresaglia nazifa­scista che ne seguì, portando qualche giorno dopo alla fucilazione di sette «ribelli ».

    Il gruppo Betti era nato nella Val Ceno spontanea­mente, e in un primo tempo senza alcun intervento di­retto da parte di partiti antifascisti, essendosi formato intorno alla figura di Mario Betti, uomo di cui ancor oggi è sconosciuto il vero nome, quasi sicuramente pro­veniente dal Piacentino e che si trovava nella zona fin dal mese di Dicembre. Valmozzola è precisamente in provincia di Parma; ma l’episodio di cui si tratta si inserisce a buon diritto nella storia delle formazioni partigiane che avevano come riferimento politico e organizzativo gli esponenti antifascisti e il C. L. N. della Spezia. Mario Betti aveva già partecipato allo scontro che si era svolto ad Osacca contro reparti fascisti qualche tempo prima.

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  • Il libro è diviso in 10 parti

    https://wordpress.com/post/4345-resist-enza.com/2676 prima parte

    https://wordpress.com/post/4345-resist-enza.com/2825 seconda parte

    https://wordpress.com/post/4345-resist-enza.com/2877 terza parte

    https://wordpress.com/post/4345-resist-enza.com/2931 quarta parte

    https://wordpress.com/post/4345-resist-enza.com/2979 quinta parte

    https://wordpress.com/post/4345-resist-enza.com/3052 sesta parte

    https://wordpress.com/post/4345-resist-enza.com/3123 settima parte

    https://wordpress.com/post/4345-resist-enza.com/3185 ottava parte

    https://wordpress.com/post/4345-resist-enza.com/3195 nona parte

    https://wordpress.com/post/4345-resist-enza.com/3203 decima parte

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