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Poesie Resistenza

Partigiani

Non  chiamateci  eroi.

fummo solo uomini liberi.

tenera e spietata

la  nostra  vicenda.

paziente avventura

nel  fluire quotidiano

della paura e della morte.

Ebbra età  di  saggezza,

la nostra:

quando  giocavamo

la  vita

per nulla e per tutto,

lungo  i  sentieri

vergini  di  neve.

1975

ENRICO LODI

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Sentiero della Resistenza Passo del Santa Donna B.V.T. PR Strela Compiano PR 06-01-2026

Passo del Santa Donna B.V.T. PR Santa Donna 2026. Inaugurazione Il Sentiero della Resistenza. dal Santa Donna a Strela per la memoria e la pace . Martedì 06-01-2026

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Osacca Bardi- Santa Donna B.V.T. 06-01-2026

Osacca Bardi PR

OSACCA

BALZÒ D’IMPETO NELLA LUCE DELLA STORIA QUANDO ALL’ALBA DEL 25 DICEMBRE 1943

 LA SUA UMILE MA INTREPIDA GENTE STRETTA INTORNO AD UN PUGNO D’INDOMITI RIBELLI

 RICACCIÒ ARMATA DI FEDE ED EROISMO PREPONDERANTE AGGUERRITE FORZE FASCISTE ACCENDENDO PRIMISSIMA LA FIAMMA

                                                  DELL’EPOPEA PARTIGIANA

                           L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI BARDI

                                    IN MEMORIA PERENNE 25 – VI – 1961

                                        LAPIDE POSTA SULLA CHIESETT A DI OSACCA

Commemorazione del “Santa Donna”

Borgotaro, 6 gennaio 2026

Il Sindaco di Borgo Val di Taro PR

Marco Moglia

Nel messaggio di fine anno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ci ha rassicurati che “nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia e, rivolgendosi ai più giovani, spesso descritti – da chi ne ha una conoscenza superficiale – come diffidenti, distaccati, arrabbiati, ha aggiunto: “non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili, come la generazione che, ottant’anni fa, costruì l’Italia moderna”.

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FONDAZIONE NILDE IOTTI

Angela Gotelli

FONDAZIONE NILDE IOTTI

Angela Gotelli

di Paola Gaiotti de Biase

tratto da email: info@fondazionenildeiotti.it

Angela Gotelli nacque a San Quirico, frazione di Albareto (fino al 1928 Albareto di Borgotaro), sull’Appennino parmense, il 28 febbr. 1905 da Domenico, medico condotto, e Tullia Fattori.

Nel periodo universitario. frequentò la Federazione universitaria cattolica italiana (FUCI), entrò in contatto e strinse amicizia con esponenti religiosi e laici che ebbero in seguito un ruolo significativo nel movimento cattolico, Guano, e Lercaro . Laureatasi col massimo dei voti e la lode con una tesi su San Bernardino da Siena e impegnata nell’apostolato sociale nell’ambito delle organizzazioni cattoliche, fu presto nominata delegata della FUCI per l’Italia del Nordest e vinse un concorso per l’insegnamento delle lettere classiche presso il ginnasio di Trieste.

Dal 1929 al 1933 fu presidente nazionale delle universitarie della FUCI, collaborando attivamente con il presidente I. Righetti e l’allora assistente spirituale della Federazione, G.B. Montini.  Più tardi fu straordinariamente attiva e punto di riferimento in quello che fu una sorta di continuazione biografica della FUCI, il Movimento Laureati di Azione cattolica.

La FUCI è stata in questi anni uno straordinario luogo di formazione sia pure per una minoranza di giovani studenti  poi divenuti personaggi politici e accademici di rango e un luogo di animazione e coscienza progettuale, percezione del nuovo,  straordinariamente elitaria.  Autorevoli storici cattolici hanno già ampiamente illustrato il segno lasciato dalla FUCI nella storia d’ Italia, anche se trascurato come un dato marginale da troppa cultura laica.

Qui vogliamo ricordare in particolare che la FUCI fu probabilmente l’unica sigla associativa di quegli anni che unisse giovani di entrambi i sessi, e in una realtà sociale, come l’Università , da sempre segnata da un forte maschilismo, ancora aggressivo, come la Goliardia.  E l’episcopato stesso vedeva ancora negativamente il lavoro in comune degli universitari e delle universitarie cattoliche, criticando che “non si mette la paglia accanto al fuoco”. Non vi emerse quasi mai, fra le aderenti, una tendenza femminista esplicita ma le  ragazze risponderanno ai Vescovi con una spiritosa canzoncina “Siamo paglia o siamo fuoco?” . Della FUCI del resto hanno fatte parte anche altre costituenti come Conci e Jervolino.

Gotelli, rientrata a La Spezia, con la guerra, si impegna come crocerossina nell’ospedale cittadino;  accoglie, durante i bombardamenti che colpirono la città, perseguitati politici o transfughi. Dopo l’8 sett. 1943, sfollata in montagna, ad Albareto, assiste i malati e i feriti della zona, accompagnandoli presso campi profughi e centri di soccorso.  Tra il 1943 e il 1945 partecipò a varie attività resistenziali e nella sua qualità di crocerossina.   La  casa di famiglia divenne sede del  del locale comando partigiano, oltre che rifugio per sfollati e sbandati convenuti dai vicini centri abitati, in particolare da La Spezia e dintorni, Non solo; senza timori, la G. fronteggiò i sospetti dei comandi repubblichini e una perquisizione dei militi della X flottiglia MAS,  ma nel corso del 1944, si recò nel bosco di Montegroppo, per trattare con un reparto tedesco uno scambio con ostaggi in mano ai partigiani: come attestato c’è un documento ufficiale dell’esercito tedesco sull’avvenuto scambio di prigionieri che evitò rappresaglie alla popolazione civile delle vallate del Taro.

Intanto andava vieppiù impegnandosi in campo politico, con la prospettiva della ricostituzione di un partito cattolico. Già nel luglio 1943 aveva partecipato alle riunioni tenutesi a Camaldoli, per iniziativa del Movimento dei laureati cattolici, che portarono alla stesura del cosiddetto Codice di Camaldoli, una delle proposte di maggiore rilievo prodotte in ambito cattolico per il dopoguerra, su iniziativa di  Sergio Paronetto.. Si  interessò, poi, in modo crescente alle attività dei Comitati di liberazione nazionale Alta Italia, seguendo e appoggiando in particolare A. Pellizzari, ex popolare, capo partigiano ed esponente del Partito democratico sociale cristiano della Liguria, sorto nel 1943.

. Nel 1945, si trasferisce a Roma per impegnarsi nella rinata organizzazione dei laureati cattolici; nel 1946 è eletta vice delegata nazionale del Movimento femminile della D.C..

E’ il periodo a fianco di G. Lazzati e G. La Pira, A. Fanfani, sulla scia delle iniziative politiche e teoriche legate a G. Dossetti; abita anche lei nelle stanze del gruppo detto del “Porcellino”, ospitato accanto alla Chiesa Nuova, una formazione insieme  teorica e amicale della sinistra democristiana,   presto legata anche a Aldo Moro.

Al referendum istituzionale si schiera per la Repubblica ed è eletta all’Assemblea costituente per la Democrazia cristiana (DC) nella circoscrizione ligure (Genova – Imperia – La Spezia – Savona). 

Il 6 febbr. 1947, in sostituzione di C. Caristia, entra nella commissione ristretta di 75 membri designata dai costituenti e, con Nilde Iotti, prende parte alla prima sottocommissione per i diritti e i doveri dei cittadini. Si batte con fermezza per i diritti delle donne.  Il suo intervento sul tema dell’accesso delle donne alla magistratura sarà insieme molto fermo e volutamente essenziale.

Fu eletta alla Camera dei deputati per tre successive legislature, nel 1948, nel 1953 e nel 1958, ricoprendo incarichi di rilievo. 

Al terzo convegno delle donne democristiane   nel 1948 è ancora vice delegata del Movimento Femminile della DC e e vi svolge la relazione sul problema dei diritti.  Ancora oggi spesso si sente qualificare le democristiane di allora come bacchettone e tradizionaliste. Dopo un breve saluto la Gotelli inizia così “Cominciamo dall’adulterio….. “, con un tono netto e inequivocabile  contro la legislazione esistente.

E’ sottosegretario alla Sanità nel secondo governo Fanfani del luglio 1958 (ministro V. Monaldi) e quindi nel governo Tambroni del marzo-luglio 1960 (ministro C. Giardina); al Lavoro nel secondo governo Segni del febbraio 1959 (ministro B. Zaccagnini). Fu autrice della legge sul patronato scolastico e sostenitrice di altre iniziative, fra cui la legge Merlin, e di provvedimenti in favore dell’infanzia e della gioventù studiosa; partecipò a diverse commissioni parlamentari relative ai temi della scuola e dell’assistenza all’infanzia. Dal 1963 al 1973 presiede  l’Opera nazionale per la maternità e l’infanzia e resse numerose commissioni del partito. Anche per lei va ricordato l’impegno, ricostruito dalla Spinoso, per il recupero civile della prostitute liberate dalla legge Merlin.

I suoi rapporti con la Chiesa furono sempre forti ma mai condizionanti. Attraverso la FUCI prima, i Laureati cattolici poi, e con un’assidua presenza presso varie case di ordini religiosi, la G. restò vicina alla “grande famiglia” degli studenti cattolici, favorendo iniziative di aggiornamento delle metodiche di apprendimento e convivenza, in linea con i fermenti che animarono il concilio Vaticano II, che la G. accolse con entusiasmo e soddisfazione, avendone auspicato alcuni dei cambiamenti radicali, anche in contrasto con le sfere più conservatrici della Curia, dalla quale le giunsero in alcune occasioni osservazioni critiche.

Nel corso della carriera politica la G. restò sempre vicina alla politica di Moro, aderendo al gruppo moroteo sul piano nazionale. Ma il suo appoggio ebbe  anche   importanti ricadute locali,  con la forrmazione  delle giunte di centrosinistra: per il comune di La Spezia questo le valse talune riserve da parte di ambienti diocesani. Dal 1951 al 1958, fu sindaco di Albareto, contribuendo alla modernizzazione dei trasporti e al miglioramento della situazione scolastica.

Nei primi anni Settanta, in seguito a ripetuti attacchi ischemici, fu costretta a ritirarsi dalla politica attiva.

La G. morì ad Albareto il 21 nov. 1996.

Fonti e Bibl.  Gotelli: La famiglia conserva a Parma carte e ricordi personali; ha curato la pubblicazione di note biografiche M. Gotelli, Ricordi della zia Angela, Parma 1997. Vedi ancora: Roma, Arch. della Camera dei deputati, fascicoli personali. Inoltre:

G. Spataro, I democratici cristiani dalla dittatura alla Repubblica, Milano 1968,

Paolo Pombeni,  Il gruppo dossettiano, in Cultura politica  e partiti nell’età della Costituente, Il Mulino 1789

N. Antonetti, La FUCI di Montini e di Righetti, lettere di I. Righetti ad A. G. (1928-1933), Roma 1979:

Renato Moro, La formazione della classe dirigente  cattolica  (1929-1937, Il Mulino 1979; 

P. Gaiotti de Biase,  Siamo paglia o siamo fuoco ? l’amicizia mista nella FUCI  in Dire  Dio a cura di E.Fattorini, Marietti Genova- Milano

16 agosto 2016

FONDAZIONE NILDE IOTTI

Via dei Frentani 4/A

00185 – Roma email: info@fondazionenildeiotti

Comando Unico Eccidio di Bosco di Corniglio PR 17-10-1944

Tratto da Antifascismo e Guerra di Liberazione a Parma Primo Savani

Comando Unico Eccidio di Bosco di Corniglio PR 17-10-1944

Immagine che contiene Viso umano, uomo, vestiti, persona

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.   Pablo Giacomo  di  Crollalanza

L’esigenza. di una maggiore collaborazione delle brigate, in ispecie dal punto di vista militare, era ormai condivisa da tutti i comandi, oltre che da larghi settori dei partigiani. In questo senso erano anche le sollecitazioni del C.L.N. pro­vinciale. Nella seconda metà dell’agosto 1944 il comandante della 31ª brigata Garibaldi: «Pablo» (Giacomo di Crollalan­za); della 12ª Garibaldi: «Dario» (il dott. Giuseppe Mar­chini); il commissario Mario (avv. Druso Parisi); della lª Julia: l’avv. Giorgio Mazzadi, « Libero» (Primo Brindani) e Dragotte (Giuseppe Delnevo), furono convocati da « Bel­lini» (Giovanni Vignali) e da « Ferrarini » (avv. Enzo Co­sta) del Comando nord Emilia, a Pian del Monte, per addi­venire alla costituzione del Comando unico provinciale.

Vennero eletti: comandante: «Pablo »; commissario politico: «Mauri» (Primo Savani); capo di stato maggio­re: «Ottavio» (Fernando Cipriani; ten. colonnello del ge­nio); vicecomandante: « Libero », vicecommissario: «Poe»(prof. Achille Pelizzari). Al convegno non intervennero la Beretta e la 2ª Julia; la 47ª Garibaldi e la Giustizia e libertà erano dislocate nella zona est. « Libero» ebbe incarico di ottenere, come ottenne, la adesione degli assenti.

Pian del Monte è una località a 850 m. sul livello del mare, o meglio un gruppo di povere case, sopra Lavachielli di Tiedoli, tra boschi e dirupi. Poco distante, in direzione del Barigazzo e della Val Mozzola, vi è il passo della Ta­gliata (m. 1231). Verso mezzogiorno la famiglia di contadini che abitava a Pian del Monte portò della polenta e della pattona dove era in corso la riunione. La prima sede provvisoria del c. v. fu Caneto sul Ba­rigazzo. Presenti: «Pablo», « Mauri » e « Ottavio », ospiti del distaccamento della 12a Garibaldi comandato da Virginio Barbieri.

Sulla cima del Barigazzo c’erano ancora le baite inter­rate alte non più di un metro che servirono di rifugio ai primissimi partigiani del «Betti». Dalla cima del Barigazzo si vedeva lo strapiombo e la vallata del Mozzola, sino al Taro.

Vennero eletti: comandante: «Pablo »; commissario politico: «Mauri» (Primo Savani); capo di stato maggio­re: «Ottavio» (Fernando Cipriani; ten. colonnello del ge­nio); vicecomandante: « Libero », vicecommissario: «Poe»(prof. Achille Pelizzari). Al convegno non intervennero la Beretta e la 2ª Julia; la 47ª Garibaldi e la Giustizia e libertà erano dislocate nella zona est. « Libero» ebbe incarico di ottenere, come ottenne, la adesione degli assenti.

A mezzanotte una colonna tedesca forte di 150 uomini, proveniente da Fornovo, mosse da Berceto con l’obbiettivo di piombare di sorpresa, alle prime luci dell’alba, sul co­mando partigiano. Un carbonaio, che i nazisti avevano prelevato a Berceto e costretto a fare da guida, fingen­do di avere smarrito il cammino, riuscì, attraverso lunghi giri viziosi, a fare compiere ai nemici un percorso più che doppio di quèllo necessario, sperando che nel frattempo qualcuno mettesse sull’avviso i partigiani. Infatti un quarto d’ora prima che i tedeschi arrivassero, una staffetta raggiun­se la sede del comando e concitatamente riferì che la sera prima alcuni ufficiali nazisti avevano cercato una guida per il passo del Cirone in prossimità di Bosco. Purtroppo era ormai troppo tardi ed i patrioti non riuscirono ad allonta­narsi. G. Menconi era in procinto di ripartire per la città e stava predisponendo le carte nella sua busta a doppio fondo.

Savani e «Ottavio », stavano ascoltando radio Londra. Gli altri membri del c.v. erano nei pressi del co­mando o nell’albergo Ghirardini. « Pablo » il comandante del c.v., dispose l’invio di una pattuglia al comando di Pri­mo Brindani in perlustrazione. Piovigginava e c’era una fitta nebbia. Verso le 10 circa del 17 ottobre, una raffica di arma automatica colpì la porta del Comando unico, al primo piano della ex sede della milizia forestale. I tedeschi erano giunti sul posto, avevano circondato l’albergo e la sede del comando. Menconi e Savani si avviarono sul pianerotto­lo d’accesso al comando per vedere che cosa stava acca­dendo. Quivi un’altra raffica colpì Menconi al fianco sinistro. Retrocedette barcollando: «Sono colpito, aiutami ». Savani lo trascinò all’interno. Mentre continuavano le raf­fiche contro la porta d’ingresso, altre investirono le fine­stre. Un attimo dopo Menconi cadde sul pavimento ordi­nando: «Salvati ».

La sorpresa non permise agli assediati di organizzare una resistenza efficace. I due componenti la missione « Roschester »: Piero Boni e l’operatore della radio « Sergio », reso inservibile l’apparecchio della radio e distrutti i cifra­ri, riuscirono, insieme con Savani, Ferrari, Pelizzari, Cipriani, Parisi, Domenico Zammarchi ed altri, a salvarsi miraco­losamente gettandosi dalle finestre, tra il sibilo delle raf­fiche di mitra che imperversavano ovunque. Delle 15 persone che si trovavano sparse nei diversi lo­cali, od in prossimità del comando, sei perirono nell’im­pari combattimento. Giacomo di Crollalanza, Gino Menconi, il conte Giuseppe Picedi-Benettini (Penola) ufficiale di collegamento, e tre partigiani di guardia: Enzo Gandolfi, Domenico Gervasi e Settimo Manenti.

Nel timore della reazione partigiana, il nemico razziò in gran fretta quanto si trovava negli uffici del comando, poi incendiati i locali e quattro case del villaggio, batté in riti­rata, portando con sé alcuni prigionieri. Subito dopo soprag­giunse un distaccamento di partigiani che, con alla testa Giacomo Ferrari, inseguì i tedeschi in direzione del passo del Cirone, con l’obiettivo di prenderli alle spalle. Soprav­venne la sera, calò la nebbia e malgrado i razzi che squar­ciavano la foschia, i tedeschi riuscirono a dileguarsi; im­possibile contare le loro perdite.

Durante la notte i sopravvissuti del comando raggiun­sero Castello di Graiana e si procedé al tragico bilancio. In una stanza dell’albergo su una rete metallica giaceva il cadavere di Menconi. Era stato trasportato dai tedeschi all’albergo, ferito mortalmente e la stanza era stata cospar­sa di materia infiammabile e incendiata. Morì tra le fiamme ed i vicini udirono i suoi urli strazianti. Sul pavimento di un’altra stanza dell’albergo giaceva il corpo carbonizzato di Picedi. Il nostro «Penola», redu­ce da una lunga camminata notturna, quando irruppero i tedeschi, impugnò il mitra e sparò fino all’ultimo colpo. I tedeschi appiccarono il fuoco anche alla sua stanza, dopo averlo colpito. Si rovesciò prono sul pavimento.

I cadaveri di Renzi e Penola erano irriconoscibili, così deformati e consunti dalle fiamme. Coloro che si erano salvati, raccontavano avventure rac­capriccianti. Il prof. Franco Franchini, che era in albergo, aveva indossato … una camicia nera, che i tedeschi avevano rie­sumato rovistando un armadio in cerca di rapina. Venne fatto prigioniero. Quando nel pomeriggio i tedeschi furono attaccati, il prof. Franchini ne approfittò per fuggire. Fu il primo a tornare a Bosco ed ebbe la tragica visione dei nostri caduti nei vari posti di combattimento.

Alla centrale di Bosco i tedeschi avevano sorpreso un camioncino condotto dalla partigiana Tedeschi Argia (<< Bru­na »), (che sposò poi il dott. Bruno Casa dirigente dell’in­fermeria). Stava dirigendosi al c.v. per ritirare del mate­riale sanitario. Sul camioncino erano saliti un partigiano ed il brigadiere dei carabinieri Ugo Ugolotti che si recava a Bosco per mettersi a disposizione del c. u. I tedeschi. uc­cisero il partigiano ed arrestarono l’Ugolotti e la Bruna. Vennero trasportati a Neviano dei Rossi. L’Ugolotti venne rilasciato qualche giorno dopo. La Bruna venne liberata dopo un mese in occasione di un cambio dei prigionieri.

Soltanto in epoca successiva si venne a sapere che il carteggio asportato dai tedeschi era stato affidato per il trasporto al sottufficiale dei carabinieri Ugolotti. Costui nell’attraversare il torrente Baganza in piena, … volontaria­mente scivolò; abbandonando alla deriva le carte, scompar­se così nei flutti della corrente. Le salme furono allineate in una stanza al pianterreno dell’albergo. Vennero accesi dei ceri. Quivi i superstiti so­starono in religioso raccoglimento. Non si fecero discorsi. Pelizzari disse: «Sono morti per la nostra idea », e Mauri: «Vi vendicheremo».

L’attacco al Comando unico fu reso possibile dalla de­lazione di uno sciagurato, Mario « lo Slavo », che pagò poi con la vita, come si vedrà in appendice al presente capitolo. Mario «lo Slavo» non solo diede indicazioni precise ai tedeschi sulla località nella quale in quel momento il Co­mando si trovava e sulla inesistenza nelle immediate pros­simità di brigate, ma addirittura condusse i tedeschi sul posto

Dopo la liberazione il prof. Pelizzari dettò per i Caduti la seguente epigrafe, impressa sul marmo murato nella fac­ciata dell’albergo Ghirardini:

17 OTTOBRE 1944

TRADIMENTO MERCENARIO E AGGUATO TEDESCO

EBBERO IN QUESTE CASE RAGIONE

DEL COMANDO UNICO PARTIGIANO PARMENSE

PABLO (G  DI CROLLALANZA)

            RENZI (GINO MENCONI)

PENOLA (GIUSEPPE PICEDI)

 ENZO (ENZO GANDOLFI)

BOERI (DOMENICO GERVASI)

SETTIMIO (S. MANENTI)

 COL SUPREMO SACRIFICIO ATTESTARONO LA SANTITÀ DELLA FEDE.

I SUPERSTITI

TRADUSSERO IL FIERO AMMONIMENTO NELLA VITTORIA

 CHE FRA IL 7 E IL 24 APRILE

REDENSE QUESTA TERRA DALL’ONTA INDEGNA E STRANIERA

LA RICONSACRÒ LIBERA E CIVILE.

Secondo Pietro Secchia e Filippo Frassati (Storia della Resistenza, Editori Riuniti, 1965, pago 817), l’attacco al Comando unico parmense fa parte della seconda offensiva generale contro i partigiani ordinata dal maresciallo Kesserling il l° ottobre 1944:

Giacomo di Crollalanza «Pablo»

In un baleno sei caduti, sopraffatti da una valanga di fuoco. Tra essi il comandante della Piazza di Parma e il comandante dei partigiani della provincia. Ad uno dei carabinieri di guardia alla sede del Comando, colpito al termine della scala, sul pianerottolo della quale venne colpito Menconi, con un pugnale fu messo a nudo il cuore, mentre una belva, in divisa nazista, ma che parlava bene !’italiano, diceva al gruppo di contadini che erano stati catturati e messi al muro contro l’albergo con mani in alto: «Ecco cosa ne facciamo noi dei partigiani ». Il giovane Giuseppe Picedi Benettini, di una vecchia famiglia della Lunigiana, aveva la nobiltà nel cuore: bel­lo, leale, modesto, pronto al sacrificio, chiedeva solo di ubbidire.

Il dr. Gino Menconi, comandante della Piazza di Par­ma, vecchio militante comunista, già condannato a 17 anni di carcere dal Tribunale speciale, venne poi confinato a Ventotene sino all’agosto 1943. Dopo l’armistizio era stato uno dei primi organizzatori della Resistenza a Firenze, e si era poi trasferito in Emilia. La perdita che più preoccupava, ai fini della continuità della guerriglia, era quella di Pablo, il prestigioso coman­dante del Comando unico. L’8 settembre, al momento dello sfacelo dell’esercito regio era a Parma tenente dei granatieri, lontano dalla fa­miglia, senza mezzi e conoscenze. Per istinto rifiutò di ade­rire al nuovo ordine. Ebbe occasione di conoscere Giuseppe Guatelli, commesso viaggiatore, vecchio militante del­l’antifascismo che aveva conosciuto il carcere e il confino. Non vi era altra via d’uscita per vivere. Giacomo di Crolla Lanza venne assunto come agente produttore, e andò in giro per le città dell’Emilia, con una pesante valigia di minute­rie metalliche e coltellerie di ogni genere.

Cadde ben presto nella rete spionistica e venne incarcerato. Gli fu offerta la libertà a condizione che accettasse di assumere servizio nell’esercito nazi-fascista. Nell’occasione fu percosso a sangue. Il suo desiderio era quello di uscire per cominciare « sul serio », come diceva lui, la lotta con­tro i nemici della Patria. L’evasione tanto sospirata fu fa­vorita da un’incursione aerea che nel giugno 1944 danneg­giò il carcere di S. Francesco. Rimase a Parma qualche giorno per riordinare le sue poche cose, consegnò la divisa da ufficiale ad una famiglia di conoscenti, e munito di una rivoltella, prima di recarsi in montagna, salutò gli intimi: « Da oggi se verranno a prendermi dovranno fare i conti con questa ».

Tratto da Antifascismo e guerra di Liberazione a Parma  -Guanda-

81° Anniversario Eccidio del Comando Unico Partigiano 17- Ottobre 1944 – 19-10-2025

Bosco di Corniglio PR

Nell’agguato dei nazisti (guidati da una spia) vennero uccisi con il comandante Giacomo di Crollallanza “Pablo”, il responsabile del Comando di Piazza di Parma, Gino Menconi “Renzi”, ferito e bruciato vivo in una stanza; l’ufficiale di collegamento Giuseppe Picedi Benettini “Penola”, e tre sentinelle, Enzo Gandolfi, Domenico Gervasi e Settimio Manenti. Ma le brigate partigiane reagirono subito e si riorganizzarono per combattere fino alla vittoria. “Questa era la Resistenza che ha riscattato l’Italia”, il ricordo a 80 anni dalla strage di Albertina Soliani, presidente Istituto Cervi e vicepresidente nazionale Anpi

Tratto da Patria Indipendente https://www.patriaindipendente.it/

L’annuale manifestazione popolare commemorativa-rievocativa dei giovani Martiri della Resistenza Pablo, Giacomo Di Crollalanza; Renzi, Gino Menconi; Penola, Giuseppe Picedi Benettini; Enzo, Enzo Gandolfi; Boeri, Domenico Gervasi; Settimo, Settimio Manenti: tutti caduti “per cogliere e donare un fiore di giustizia e libertà” dall’Epigrafe dell’Eccidio di Bosco di Corniglio dettata da Achille Pellizzari, partigiano Poe.

Tratto da https://www.anpi.it/68deg-anniversario-delleccidio-del-comando-unico-partigiano

80° Resistenza Cerimonia Passo del Rastrello Comune di Zeri SP

Giovedì 9 ottobre, con inizio alle ore 10, si è tenuta la tradizionale manifestazione al Passo del Rastrello, al Monumento alla Resistenza della Spezia, Massa e Parma.

La manifestazione concluderà il programma di iniziative dell’ottantesimo della Liberazione.

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Monte San Bernardo Berceto PR Commemorazione dell Eccidio del 2 Febbraio 1945 20-08-2025

Berceto PR

 Monte San Bernardo

Nell’Anniversario della Liberazione, le Associazioni Partigiane, la Provincia di Parma, il Comune di Berceto e il Comune di Borgo Val di Taro ricorderanno il sacrificio di questi eroi.

“All’alba del 2 febbraio 1945, una colonna tedesca, proveniente da Berceto, forte di duecento unità attaccò una postazione difesa da sei Partigiani, posta sul monte San Bernardo.

Furioso si accese l’impari combattimento, i Partigiani si difesero accanitamente, ma con il venir meno delle munizioni vennero sopraffatti. Quattro caddero nel combattimento e due, presi prigionieri, vennero trascinati a Berceto ove subirono orride torture e uno dei due fu barbaramente trucidato.”

San Bernardo 20-08-2025

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Pastasciutta Antifascista Borgo Val di Taro PR – Camminata Luoghi della Resistenza 27-07-2025

Borgo Val di Taro PR

Piazzale del Baracchino

Grande partecipazione anche alla passeggiata sui luoghi dove hanno perso la vita Sam (Cesare Bassani), Vitto (Vincenzo Errico) e Guelfo (Luigi Bozzia), giovani che si sono sacrificati per l’Italia.Una serata di comunità, come quelle di una volta, quando si festeggiava insieme e ognuno portava qualcosa da casa, un salame, una torta d’erbe, una crostata. E oltre al cibo, si condividevano anche sentimenti e speranze, la gratitudine per ciò che si è ottenuto con sacrificio e la speranza di un futuro migliore per tutti.Quello di ieri sera è stato un momento di condivisione, della nostra storia e di valori per i quali si sono battute le donne e gli uomini delle nostre valli, al di là e al di sopra delle schermaglie politiche a cui si cerca di ridurre tutto. Se poi qualcuno ci ha voluto vedere qualcos’altro, è libero di farlo, ma sempre nel rispetto del prossimo. #borgovalditaro #valtaro #pastaliberatutti #Resistenza #liberazione80 #Partigiani #fratellicervi #FacioVive #Borgotaro

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Diario Adelio Bernardi ” Punteria”

Mi chiamo Adelio .Bernardi e sono nato a Borgotaro il 25 maggio 1925 attualmente impiegato.

IL mio nome di battaglia era “Punteria” sono entrato a far parte della resistenza subito dopo l’8 settembre 1943 e delleformazioni partigiane in montagna il 5.1.1944all’età di 18 anni.

A quell’epoca ero di leva e da pochi mesi avevo conseguito il diploma di abilitazione magistrale.
Al 25 aprile 1945 ricoprivo il grado di Comandante di Compagnia della  1° Brigata “Berretta”. Non so se riuscirò a rispondere a tutte le domande del questionario in maniera esauriente ed ordinata, ma cercherò ugualmente di affidare alla penna i miei ricordi “partigiani” e di citare fatti, nomi e date con la speranza che altri amici, attraverso le loro testimonianze, riescano a completare le lacune dei mièi ricordi.



Inizierò con una domanda che spesso ho rivolto onestamente a me stesso: i motivi che rai hanno indotto ad affrontare la vita partigiana e quali sono stati?

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