Quel Giorno … Ricerche Interviste E Lavoro Di Gruppo A Cura Della III° B Scuola Media Borgotaro Maggio 1975
Siamo la III B, un gruppo di ragazze allegre e spensierate e, malgrado i nostri 14 anni, ancora giocherellone .
Il coordinatore:
l’insegnante di Italiano Lucia Verti Agazzi
Alunne della 3° B
In occasione però, del concorso bandito dal Comune, per il 30° anniversario della Resistenza, abbiamo accolto con entusiasmo questo invito, sotto la guida della signora d’italiano e, animati da uno spirito d’iniziativa, ci siamo divise in quattro gruppi, per accogliere dal vivo notizie, nelle varie frazioni dove il movimento partigiano ha avuto maggiori successi.
Il primo gruppo si è recato a Porcigatone. Il secondo gruppo è rimasto a Borgotaro, e ha preferito affidarsi alla genuità della cronaca, o meglio ai ricordi dei personaggi che, vissero quel giorno in prima fila da protagonisti. Il terzo gruppo, ha intervistato persone della stazione, dove all’ora, nel palazzo “Ostacchini” risiedeva il Comando Tedesco e, il quarto gruppo si è occupato della zona di Tiedoli.
È bello anche per noi ragazze, conoscere la storia, la tragedia di ieri, è un dovere non dimenticare. Sappiamo che, dopo l’armistizio dell’8 settembre del 43, i Tedeschi, invasero l’Italia Settentrionale, contro di loro nacque il movimento della Resistenza. Si chiuse allora un periodo triste, avvilente, un periodo di servilismo, il terrore sadico, mortificante, e si aprì un ‘epoca che rianimò gli spiriti e ridonò dignità e conforto anche agli uomini.
Il movimento partigiano fu un fenomeno esaltante, lo slancio spontaneo dei giovani desiderosi di libertà e giustizia sociale. La Resistenza è stata lotta di popolo; è il popolo che ha conquistato con essa il suo posto nella società. Il contributo della nostra vallata questa esaltante pagina della nostra storia è stato grande. La lotta clandestina, si è sviluppata con maggior intensità proprio nelle zone montuose della Val Taro che, per la loro conformazione, si presentavano alla guerriglia dei partigiani, organizzati in bande poco numerose e molto mobili.
Alcuni di questi volontari, pagarono con la vita la loro partecipazione alla resistenza, altri finirono nei campi di concentramento nazisti. I partigiani della Val Taro, non praticarono la violenza per la violenza: furono ribelli per amore.
Come Furono Decisive Le Prime Organizzazioni Partigiane
INTERVISTA A GIUSEPPE SOLARI
Abbiamo intervistato il signor Giuseppe Solari, ex partigiano della Brigata Julia, che ci ha raccontato alcuni episodi della sua vita, durante la resistenza in Val taro. Egli è un signore alto, tozzo, robusto, ancora aitante. Durante l’intervista si era talmente animato e immedesimato nella sua parte, che il suo viso era molto rosso, accaldato e pavido di sudore. Mentre parlava, la sua voce era commossa, ricordava con dolore gli amici persi e spesso gli occhi si riempivano di gioia nel narrare qualche fatto glorioso.
Dopo l’armistizio “ da cadetto” riuscii a passare, quasi per caso dal posto di blocco che i Tedeschi avevano istituito a Reggio Emilia. Avevo appena finito il servizio militare a Roma, ed ero fiero di tornare a casa per poter riabbracciare i miei cari. Quando arrivai, al paese trovai i tedeschi, ma mia sorella mi disse che sarebbero partiti subito. Borgotaro era occupato, e molti erano “sfollati”. Ad Osacca c’erano 20 o 30 partigiani, ed era proprio qui che si formò il primo movimento liberale.
Si formò qui perché ad Osacca si ebbe il primo scontro militare della zona. Infatti ci diceva “Jak” che l’importanza strategica militare della Val Taro è dimostrata dalle ingenti forze dispiegate dai Tedeschi, in difesa delle stazioni e dei caselli della Parma – La Spezia e della presenza nelle vicinanze di Fornovo, del quartiere generale, comandato da Kesserling. Quasi subito negli ultimi mesi del 43, vennero a formarsi, in modo talvolta confuso, numerosi gruppi, e per lo più giovani, fuggiti dall’esercito regolare, per non essere presi dai Tedeschi; partecipavano anche persone più anziane che avevano sempre nutrito nel cuore la speranza di abbattere il fascismo ed istaurare la democrazia in Italia.
Le prime “bande” erano scarse come numero di componenti, e provenivano dalle più svariate classi sociali, con nessuna esperienza di guerriglia, con varie idee politiche, talvolta nessuna, tranne il desiderio di cambiare la situazione intollerabile. Le prime azioni militari che si svolgono sono evidentemente difficili. La gente dei paesi li conosce, ma ne parla ancora all’orecchio, piano, piano, con fare misterioso. Alcuni di loro sono molto coraggiosi, talvolta temerari, sono gruppi di 10-12 ciascuno, sono loro che si impegnano nelle prime battaglie, come quella di Osacca ( Natale 1943 ) attaccano il presidio dei militi della stazione di Borgotaro e gli altri presidi del Bratello, delle Cento Croci, ed il giorno di Pasqua ( 9 Aprile del 1944 ), respingono un tentativo di rastrellamento a Tasola di Bedonia.
A Borgotaro intanto, nella casa della Contesa Piccinardi, vi era un corso di aggiornamento militare dei tedeschi. L’8 settembre poi arrivò il Generale Rommel. I partigiani che si trovavano ad Osacca, comandati dal generale Fermo Ognibene che poi morirà sulla Cisa, si spostano verso Compiano e proseguono per il lago Pavé, in località Buzzò di Albareto. Da quella zona, prima di Carnevale, fecero un attacco alla stazione di Borgotaro.
Presero due militari tedeschi e li derubarono. Proseguirono verso Pontremoli e presero il posto di avvistamento al Bratello. Si diressero poi verso il penna lo attraversarono, andarono a PonteStrambo, poi a “Foppiano”. Da “ Foppiano” andarono ai Linari e qui si formo la prima Brigata Julia. Tutti allora avevano un soprannome, perché non si sapesse la vera identità del partigiano.
Se fossero stati scoperti, i tedeschi si vendicavano sulla famiglia. Il mio soprannome era “Jak”. Il nucleo centrale dei partigiani era ai Linari, erano in 20 o 30, poi aumentammo, ma noi ci dividevamo in piccoli gruppi, per poterci spostare facilmente senza avere dimore stabili. Le prime armi o si compravano, o li mandavano gli alleati. Le munizioni che mandavano gli alleati erano quelle che aveva perso l’esercito italiano nelle guerre coloniali in Africa. La nostra tecnica era attaccare e poi scappare per non essere presi. Molti partigiani si portavano dietro anche una pistola, perché piuttosto di parlare sotto le torture, avrebbero preferito morire. I tedeschi tenevano ad avere questa zona, perché c’era la ferrovia che univa La Spezia con la valle anche perché alla Spezia c’era l’arsenale, che era la base della marina militare.
Arrivò un sommergibile dalla Corsica con Bernini e dei sabotatori per far saltare la linea ferroviaria. Ma c’era in giro un rastrellamento, li incontrammo per strada e persero la dinamite, così non poterono compiere l’azione. Le battaglie più importanti in questo periodo sono: quella della Manubiola, di Grifola e di Carniglia, questa ultima in due fasi.
È da ricordare inoltre, che molte persone sono morte senza lasciare documenti, come il generale Betti, che morì con un amico mentre stava mettendo una bomba. Di lui si sa solo che manteneva la banda con i propri mezzi non si conosce ancora la sua famiglia.Egli è stato una figura molto importante nel periodo della Resistenza, infatti ha mostrato di aver fora e coraggio in questi momenti così difficili.
Partigiani delle formazioni Valtaresi
| 32° Brigata Garibaldi “ Monte Penna” | 340 |
| 1° Brigata Julia | 346 |
| 2° Brigata Julia | 364 |
| 1° Brigata Beretta | 383 |
| 2° Brigata Beretta | 507 |
| 3° Brigata beretta | 266 |
| Gruppo D’Azione Valtaro | 101 |
| Comando raggruppamenti Cento Croci | 45 |
| Brigata Centocroci “S. Barbagatto” | 181 |
| Brigata Centocroci “N. Siligato” | 220 |
| —- | |
| 2.753 |
Bande Sui Monti
Intervista a Brugnoli Salvatore, ex partigiano
Avevo solo 20 anni, quando una quindicina di miei compagni, mi sono ritirato sui monti. Ero uno dei primi partigiani. Nei primi tempi, eravamo molto disorganizzati, non avevamo armi, solo un mitragliere, che sparava un colpo per volta. In seguito però, con i lanci degli americani, ci siamo riformati in poco tempo di munizioni e denaro che, ci serviva per comperare dai contadini le mucche e i formaggi che, dividevamo fra le varie brigate.
Quando non avevamo più denaro rilasciavamo ai contadini un timbro su di un foglio di carta, che serviva da ricevuta, promettendo loro che avrebbero pagato gli americani. Inoltre il paese, c’era una squadra di partigiani, (10 – 12 ) che provvedeva allo smistamento delle cibarie e li inviava nei luoghi dove ci trovavamo. In poco tempo però, con l’aflusso di gente sulle montagna, il nostro gruppo si allargò notevolmente e venne battezzato con il nome di “Brigata della Resistenza di Borgotaro”.
Le nostre armi erano molto leggere in modo da consentirci lo spostamento da una località all’altra. Una volta dal comando, ci giunse l’ordine di perlustrare la zona del Boceto, dove molti tedeschi si erano ritirati. Ricordo bene che ci appostammo dietro una roccia, e al passare delle truppe tedesche su delle camionette, cominciammo a sparare. Però i nostri nemici, erano muniti di bombe, ci risultò così molto difficile batterli. La mattina dopo vedemmo che, a Berceto erano state stese molte lenzuola bianche, così capimmo che i tedeschi si erano arresi.
Scendemmo ma erano già fuggiti verso Fornovo, in fila indiana, uno dopo l’altro, fummo costretti ad attraversare un campo minato. Fu proprio qui che persi la gamba, infatti chiudevo la fila e, inconsapevolmente sono salito su di una mina. Perdevo molto sangue, e aiutato da alcuni mie amici, con una jeep raggiunsi l’ospedale. Con una forbice mi tagliarono la carne e tendini e con un seghetto mi divisero l’osso. Posso ringraziare il Signore se sono ancora vivo, ho perso molto sangue, però penso che la volontà e il desiderio di vincere, mi hanno dato la forza di continuare la dura lotta per la sopravvivenza.
Un Prete Partigiano Racconta
Dal diario di Monsignor Carlo Boiardi
Monsignor Carlo Boiardi fa la sua entrata come parroco di Borgotaro, il 30 aprile 1944. quando monsignor Boiardi entrò in paese alla fine di questo mese, lo trova ancora presidiato dai fascisti, ma in quale clima lo possiamo ben immaginare. La Parrocchia è senza pastore, da alcuni mesi per la morte di Mons. Giovanni Squeri.
Il 7 maggio Monsignore è già costretto ad annotare sul suo diario un primo triste risultato della pericolosa situazione. Scontro ad Ostia fra militi e partigiani: un morto per parte. Una sola settimana dall’arrivo e già capiva l’animo dei borgotaresi: gente spontanea, desiderosa di vivere libera, che si entusiasma rapidamente, come altrettanto rapidamente si smorza. Il 27 maggio arrivano ( italiani e tedeschi più di un centinaio ) per il presidio locale. 28 maggio: alle 10,30 secondo bombardamento e prima vittoria civile.
L’esodo del Borgo continua. 5 Giugno, lunedì, fiera della pentecoste. La prima vera tragedia si abbatte su Borgo. Dopo un numero imprecisato di allarmi che durano tutta la mattina, alle 13 circa, ondate di aerei sganciano bombe a più riprese, vicino al nuovo ospedale. Monsignor Boiardi stava alla madonnina, per assistere un malato. Esce e vede un triste spettacolo indescrivibile: “gente che grida e che fugge all’impazzata” ….. gente che piange e si dispera .”
Subito, si dirige sul luogo colpito per assistere i feriti. È una vera strage. Nei dintorni si rifugiavano a flotte i borgotaresi perché la posizione era più sicura. I morti sono allineati nella camera ardente ….. uomini e donne, persone mature, giovani e piccoli bambini, in tutto 15. Alla sera Borgotaro è letteralmente deserta. Intanto i partigiani aumentano e fanno le prime imboscate.
Il 10 Giugno si ha quella, tesa al limiti vicino a Pontolo. Viene distrutta l’intera corriera, numerose le vittime. Gli atti di sabotaggio non si contano più, soprattutto lungo la ferrovia. Il 13 Giugno la gente è particolarmente sfollata a Brunelli. Monsignor Boiardi vive sempre però nel Borgo.
Le incursioni aeree continuano. Nel pomeriggio del 15 Giugno arrivano due macchine di tedeschi, su cui viaggiavano due ufficiali. Presso l’Albergo Appennino ha luogo uno scontro: due ufficiali tedeschi rimangono uccisi, e quattro prigionieri. Muore anche il partigiano Domenico Dallara. I partigiani entrano in possesso di importanti documenti.
La reazione, però non tarda a farsi sentire. Nel pomeriggio del giorno seguente i tedeschi e i militari della S. Marco dopo forti sparatorie entrano in Borgotaro, scassinano case, svaligiano appartamenti, sciupano, rovinano, ma abbandonano subito il paese. Monsignor Boiardi si cruccia, se ne fa quasi una colpa….., forse avrebbe potuto salvare il paese….., quella tedesca è stata una spedizione primitiva ed un avvertimento per il futuro a non accogliere i partigiani?
I danni sono gravissimi. Nonostante tutto i partigiani decidono di agire allo scoperto e scendono in paese. Da Parma arriva l’ordine di tagliare tutti i rifornimenti a Borgotaro, perché è un covo di ribelli. Al problema dei viveri si aggiunge quello degli operai delle fabbriche. Molti sono stati licenziati. Si era formato, grazie all’intervento partigiano la REPPUBBLICA DELL’ALTA VAL TARO. La rabbiosa reazione dei tedeschi non tarda a farsi sentire. Sabato 8 luglio, una numerosa colonna di tedeschi sale da Guinadi, verso il Bratello, e scende attraverso Valdena, San Vincenzo per dirigersi verso Borgotaro. I partigiani l’affrontano, l’impegno in un duro combattimento e l’annientano. Regna una certa euforia, tanto è vero che molti sfollati rientrano in paese e il parroco può iniziare la novena della madonna del Carmine.
Però Monsignore, non condivide in pieno, l’euforia dei Borgotaresi, perché i tempi più duri devono ancora venire e proprio per questo domenica 0 luglio, alla sera, festa della madonna di san marco, si reca a Bedonia in pellegrinaggio. Infatti martedì 6 luglio i tedeschi saccheggiano molte case. La roba fu consumata e portata via e molta distrutta vandalicamente. Nei dintorni il bestiame è stato depredato in quantità enorme, senza riguardo alcuno: così le biciclette, le radio, i vestiti ed ogni cosa, insomma, utile o no così per il gusto di rubare e distruggere.
Infine Monsignor Boiardi conclude dicendo, che i danni subiti da Borgotaro in questi pochi giorni sono una decina di milioni di lire, senza esagerare. Ringrazio il Signore dice: che la chiesa non è stata violata in nessuna maniera. Anche la canonica è stata risparmiata: forse “l’essere la casa più lurida del paese, l’ha risparmiata”.
L’eroismo Di Un Cappellano: Don Guido Anelli
Intervista A Gandi Marina (Tiedoli)
Gli anglo – americani avanzano dalla Campania: Napoli insorge costringe i tedeschi alla resa, così abbandonando la città spostandosi più a Nord. Per alcuni mesi, il fronte si ferma sulla Linea Gustav con aspri combattimenti intorno a Cassino, a questa cittadina si riferisce l’episodio di eroismo di Don Guido Anelli, parroco di Belforte. Un giorno del 1943 al fine di salvare i partigiani della vallata del Taro, si offre ad entrare nel territorio già occupato dagli anglo – americani per chiedere aiuto al loro governo. Per raccogliere qualche notizia abbiamo intervistato a tiedoli la signora Gandi Marina.
Don Guido a Cassino riesce a passare la linea Gustav ed a raggiungere gli alleati per chiedere loro aiuto. Essi raccolsero le richieste e rifornirono i partigiani di tutto il necessario. A Don Guido Anelli però rimaneva un grave problema da risolvere, quello di ritornare nel borgotarese e collaborare con i suoi partigiani.
Allora fu ospitato da un aereo che veniva in perlustrazione in queste zone, e giunto sopra bardi si lanciò con un paracadute e riuscì a raggiungere i suoi. Era un uomo coraggioso amava il rischio, era sempre pronto ad affrontare qualsiasi situazione. Nel 1944 durante degli attacchi, i tedeschi presero prigionieri alcuni partigiani e Don Guido ordinò ai suoi compagni di catturare i tedeschi, dopo di che, si mise in contatto con essi che, erano al presidio a Ostia, con l’intento di scambiare i prigionieri. Si diedero appuntamento vicino alla chiesa d i Tiedoli, ma non riuscirono a fare questo scambio, poiché i tedeschi volevano due prigionieri in cambio di un solo partigiano.
Rastrellamento di Tiedoli
Intervista ad Assunta Rinaldi ( Tiedoli )
Era il giorno 6 gennaio del 1945, a Tiedoli, era giorno di rastrellamento. La neve era alta, si vedevano i tedeschi che salivano lungo il ripido sentiero che portava in questo paesino. I partigiani non potevano scappare per i monti, causa la neve e così si nascondevano come potevano nelle cantine. I tedeschi si avvicinavano, si udivano i colpi dei loro fucili sempre più forti, uno di questi mi colpì mentre scrutavo le loro mosse, per poter avvisare gli uomini che si erano nascosti.
Ad un tratto, ricordo ancora come se fosse ora, sentii un fischio ed un dolore acuto. Qualche oggetto di ferro mi aveva colpito al ventre: era un pallottola. Stetti molto male e soffrii molto. Il medico di Ostia si era rifugiato a Brunelli e per riuscire a far rimarginare la ferita , di nascosto andai dal dott. Baduini e poi poco per volta guarii. Che brutti momenti ho passato. Voi siete giovani e non potete capire niente della guerra….
Dio voglia che non tocchi pure a voi…….
Ho Guadagnato i Primi Soldi facendo il Barbiere Partigiano
Intervista a Brugnoli Franco di anni 42 di professione “barbiere”
Allora io ero un ragazzino, avevo 10 anni, però lavoravo già con mio padre, nella piccola botteguccia da barbiere, in via principale. Il paese era invaso dai nazisti, mentre sui monti, si erano formate le brigate partigiane. Non si lavorava molto in quei giorni perché gli uomini erano sfollati. Così, per guadagnare qualcosa mio padre a piedi in mia compagnia, si incamminava per piccoli sentieri su per i monti.
Sapevamo i nascondigli dei partigiani, così a colpo sicuro, li raggiungevamo. Ci pagavano bene e, spesso, dopo il servizio, ci fermavamo con loro a mangiare. Io ero a nozze, infatti potevo gustare cibi, anche se in scatola; prelibati e mangiare tavolette di cioccolato. Spesso però, non riuscivamo a tornare in giornata, così ci trovavamo costretti a dormire con i partigiani, fra il fieno. Mi sentivo a mio agio, tra questa gente e mi divertivo molto ad ascoltare i loro canti.
Storia di una Camicetta
Intervista a Brugnoli Rina, di professione sarta. Ero sempre al corrente dei lanci dei paracaduti fatti dagli americani per i partigiani, così correvo spesso da loro, per dividere il “bottino” se così si può dire. Era molto utile, tutto quello che il paracadute conteneva e, con le corde di pura seta, intrecciandole facevo camicette.
Erano di tanti colori, bianche, azzurre, così potevo fare sfoggio di tonalità sgargianti. Con la tela del paracadute, di puro cotone, di larghe dimensioni, confezionavo coperte da letto imbottite, insomma, si cercava di utilizzare anche le cose più banali, perché la miseria era grande.
Ero un Capo Partigiano detto “Vampa”
Intervista Catini Giovanni
Quando ero tornato a casa dal militare avevo la possibilità di scegliere, o fare il partigiano oppure entrare a far parte dell’esercito fascista. Giustamente scelsi di fare il partigiano. Ero conscio però delle mie responsabilità, e sapevo di correre il pericolo di essere fucilato, per aver scelto questa via.
Sono stato uno dei primi partigiani a fondare gruppi nella Val Taro, ho scelto come nome di battaglia “Vampa” perché da bambino avevo letto un racconto dal nome vampa, tipo “passatore”, che era morto di vecchiaia a “New York” imbrogliando sempre i gendarmi. Avevamo aiuti anche da donne, da noi chiamate L’Inglesina, la Carmen che ci servivano soprattutto per spiare i tedeschi sulla Cisa.
La nostra prima impresa fu quella di attaccare una colonna di carri piene di mucche, guidati dai tedeschi, venuti nella nostra zona a far rifornimento di carne. Attaccammo questi carri, assicurandoci il cibo per varie settimane. C’era una regola fissa, per ogni partigiano, cioè quella di non fare mai battaglie frontali, ma di cogliere sempre il nemico di sorpresa.
Noi consideravamo i tedeschi dei malnati , ma le peggiori carogne erano i fascisti, è amaro doverlo dire, perché erano nostri fratelli, di sangue, però i più cattivi, i più tremendi, i più fradici, quelli che hanno mostrato più cattiveria nei confronti del movimento partigiano sono stati loro. A Berceto c’era il famoso “Yostin”, il seviziatore, il picchiatore, era tremendo, era un maggiore delle S.S. vestito da caporale della fanteria. Comandava tutto il tratto da Berceto a Pontremoli. Nella camera dove torturava c’erano grossi grammofoni, di vecchio stampo e quando torturava li alzava a tutto volume per non fare sentire le urla.
Il bastone era di legno dolce, tipo salice. I muri erano sporchi di sangue, perché, quando i prigionieri uscivano dalla stanza, traballavano e picchiavano contro le pareti. A me hanno rubato il corredo di mia moglie, col suo abito da sposa l’ho visto indossare da un’altra donna. È meglio perdonare tacere.
Black il nero ricorda . “ Santa Donna”
Intervista a Mellei Dino, 52 anni ex partigiano detto “ Black”
Ero nella zona di lancio dei paracadutisti americani nei pressi di Porcigatone. Furono loro che per burla mi soprannominarono “Black””il nero. Allora avevo 26 anni e facevo la staffetta da Tiedoli e Cervara. Il 6 gennaio 1945 mi trovavo al santa Donna con altri partigiani. Dormivamo e nessuno sospettava di vedere i tedeschi, perché di notte la neve aveva raggiunto il metro.
Così fummo sorpresi nel sonno e sette di noi morirono. Io ed alcuni invece, riuscimmo a sfuggire e metterci in salvo camminando fino a Noveglia.
Intervista a Roscielli
52 anni ex partigiano della 12° brigata Garibaldi abitante a Borgotaro
La notte del 10 febbraio 1945 con alcuni compagni volevamo prendere il casello della stazione, occupato da molti tedeschi, per riscattarli con dei compagni catturati dal nemico. Ero in testa del gruppo con due compagni quando siamo stati scoperti. I tedeschi hanno sparato e sono stato ferito al braccio e alla gamba che poi mi hanno amputato.
Avevo appena 22 anni.
I Liberatori Della Valle del Taro
Dal giornale “ La Nuova Italia”
Le montagne della Vallata del Taro con i loro boschi, con i dispersi casolari furono le uniche testimonianze delle sofferenze, delle dure lotte, delle gioie e dei dolori dei primi patrioti. Lassù, sulle montagne si ritirarono gli Italiani, unici figli del vero esercito italiano, e l a fra gli stenti, il freddo, la miseria e l’incomprensione di molti che vivevano in città collaborando ai danni della patria con nemico tradizionale, si firmavano i primi nuclei, gruppi, distaccamenti, oggi brigate e divisioni. Nei primi mesi, quei prodi, per vivere e combattere furono costretti a provvedersi con mezzi di fortuna le armi e il sostenimento.
Oggi la caserma x dei carabinieri spergiuri, domani il presidio y della guardia repubblicana, che forniva i nostri ragazzi. Fu così che armi, munizioni e vestiario passarono dai fascisti ai patrioti che soli contro tutti difendevano l’Italia. A queste prime azioni seguirono misure di rappresaglie, e i non infruttuosi rastrellamenti fascisti – tedeschi, e si ebbero le prime vittime e i primi martiri di questa straordinaria guerra di redenzione.
Nonostante il rischio crescente le file dei patrioti andavano sempre più ingrossando via via che aumentava nel paese la ferocia bestiale dei fascisti e dei tedeschi e nell’animo dei veri italiani la reazione a tanta ignomia. Fu allora che si formarono i primi distaccamenti e venne iniziata la progressiva conquista della vallata che oggi forma il territorio libero del Taro.
La conquista procedette per gradi; man mano che il territorio si allargava, i patrioti dovevano provvedere alla sicurezza e alla amministrazione della zona: i vari gruppi, tutti comandati da uomini di solidissima tempera e di indomita coraggio, i cui nomi passarono alla storia, si divisero la zona operativa sulle tre principali vie che unisce con la Val Taro con la Liguria e la Lunigiana, i patrioti stabilizzano saldi presidi e di lì non solo disturbavano con ardite e rischiose insidie quotidianamente le comunicazioni del nemico, i suoi rifornimenti, le sue opera<ioni, ma spesso gli impedivano l’uso di importantissime arterie incidendo profondamente con la sua condotta così tattica come strategia. La primavera del 1944 ha visto affermarsi nella loro tattica guerresca le sperdute bande iniziali.
I Nostri Martiri
| Comando Brigata Julia: | Mario Piscina |
| Remo Dallara | |
| Bruno Antolini | |
| Comando Divisione Julia: | Gaetano Raffi |
| Domenico Delnevo | |
| Antonio Gavaini | |
| Attilio Levanti | |
| Giuseppe Ruggeri | |
| Mario Salvanelli | |
| Giovanni Salvanelli |
Sono Stata Presa Come Ostaggio Nella Battaglia Della Manubiola
Intervista alla maestra Timanti
Stavo venendo a Borgotaro dopo aver fatto la spesa, quando alcuni conoscenti mi dissero di affettarmi perché una pattuglia di tedeschi stava arrivando. Infatti una colonna nazista autotrasportata, proveniente da Berceto, forte di un centinaio di elementi si infiltrava in zona partigiana e si dirigeva verso Borgotaro. Il località “ Frascara”, l’intervento di una pattuglia di partigiani ne interrompe la marcia.
Il nemico allora desistette e prese una ventina di ostaggi nell’abitato di Pontolo ( me compresa ) e poi presero la via del ritorno. Nel frattempo il comando partigiano di Borgotaro prontamente avvertito, decideva di inseguirli e di impegnarli in un combattimento. A Berceto sentimmo dei colpi di fucile, li per li non me ne resi conto, ma i tedeschi capirono subito che era un nuovo attacco partigiano. Ci fecero scendere dal camion e ci obbligarono a fare loro da scudo. Ogni tanto il tedesco vicino a noi, era alle mitragliatrici moriva. Lasciando il posto ad un compagno.
Siccome era quella zona pericolosa, io e ed alcune donne ci riparammo, in un canale, sotto il ponte, quella attesa durò due ore. Ad un ceto punto sentiamo i tedeschi urlare e capimmo cosa stava succedendo. I partigiani data la favorevole posizione e la decisione di essere superiori a loro nella lotta, li costrinsero alla resa. Nello scontro persero la vita due partigiani. Il dottor Marchini e il dottor Antolini e 14 furono i tedeschi uccisi, molti feriti e 80 prigionieri. Ricchissimo per i partigiani il bottino in armi ed altro materiale da guerra.
Mio Padre Racconta
Intervista a Roberto Bonici
Ho chiesto notizie sulla resistenza fatta nella nostra zona a mio padre che allora era giovanetto. Esso mi ha narrato molti fatti interessanti e quello che mi ha colpito maggiormente è stato il rastrellamento fatto a Frascara e il successivo combattimento a Berceto. I fatti narrati da mio padre si svolsero nel modo seguente: “ Stavano arrivando dalla strada di Parma, alcuni camion di tedeschi, quando due partigiani che si trovavano nascosti in un bosco aprirono il fuoco su di loro.
Alcuni tedeschi impauriti scesero dai camion e cercarono di inseguirli, ma non riuscendovi per ripagarsi dell’accaduto, presero le persone che abitavano in quella zona”. Mio padre commenta: “Povero Salvanelli che fine a fatto!” Lo rivedo ancora quando cercava di nascondersi dietro le piante, ma quei “crucchi” senza pietà lo uccisero e gli portarono via la moglie ed il figlio.
Intanto anche nelle case vicine furono presi come ostaggi un certo: “ Ruggeri, Levanti, Gavaini, Timanti, Carlo Cicchi, Tagliavini, e li caricarono tutti su un camion. I tedeschi non proseguirono per Borgotaro, ma fecero retromarcia. Strada facendo presero anche un certo Delnevo, che stava lavorando nel suo podere, e incontrando il dott. Antolini in bicicletta che, ritornava da casa di un ammalato e caricarono pure lui.
Nel frattempo, i partigiani, messi al corrente dell’accaduto, avevano preparato un attacco nei pressi del ponte della Manubiola. Quando in quel punto arrivarono i tedeschi cominciarono i duri combattimenti. I tedeschi, si fecero scudo, con le persone e sequestrate e quindi furono uccisi e precisamente. Salvanelli ( figlio ), Gavaini, Ruggeri, Antolini, Delnevo, Levanti. Gli altri si salvarono per puro caso. Questa battaglia fu vinta dai partigiani, i quali fecero molti prigionieri, tedeschi, e li portarono a Compiano in prigione, dove venivano maltrattati.
Mi Chiamavano Il “Polacco” Ero Della “Brigata Garibaldi”
Intervista a Platoni Giulio ( Caffaraccia )
Il mio nome di battaglia era “ Polacco” e appartenevo alla “Brigata Garibaldi”, il comandante delle truppe era Dario Marchini, un dottore di Bardi. Noi facevamo molti combattimenti contro i tedeschi e i fascisti. Ci spostavamo sempre da un paese all’altro, da Osacca a Gravago così via. Il nostro primo scontro fu con i fascisti che si trovavano al castello di bardi.
Io con gli altri partigiani avevo, per prima cosa, minato tutti i ponti che si trovavano nelle zone vicino a Bardi , per evitare l’arrivo dei tedeschi. I partigiani erano stati aiutati dagli americani che con il lancio dei paracaduti gettavano loro cibarie e vestiario, munizioni.
La cosa più terribile che ricordo, è il rastrellamento di Caffaraccia. Era il 6 febbraio1945. I tedeschi non trovando i partigiani fecero un rastrellamento bruciando case e portando via tutto quello che trovarono, prendendo vecchi come ostaggi. Anche il mio povero padre gli venne rubato mucche e maiali e gli avevano uccisi nel dopolavoro.
Quanta miseria abbiamo patito a causa loro, e quanta paura…. I giovani di adesso, commenta il Platoni, non sarebbero più in grado di affrontare simili sacrifici, “loro c’è l’hanno troppa grassa” ……ma noi ……quanto lavoro per un pezzo di pane!
Il Combattimento di Tasola
Intervista alla prof. D’italiano Lucia Verti che risiede in zona Essa ci ha raccontato che….
Era il giorno di Pasqua del 1944 ci fu lo scontro tra i nostri partigiani ed i nazifascisti presso la strada secondaria che conduce a Tasola da Bedonia. I partigiani avevano saputo che la mattina di Pasqua sarebbero passati i tedeschi e fascisti sulla strada Bedonia- Anzola. Così i partigiani della zona prepararono un imboscata nei pressi di Montevaccà. Non tutti i partigiani parteciparono all’azione, perché credevano che fosse un’impresa facile.
Verso le dieci arrivano i tedeschi, i primi in macchina, gli altri con due corriere. Gli autisti che erano civili della zona, essendo stati avvertiti di quello che stava per accadere, fermarono le corriere e dissero che erano posti pericolosi, perciò non volevano rischiare la vita. Mentre i tedeschi decidevano il da farsi “ Battaglia” un partigiano ordinò di sparare.
I fascisti ed i tedeschi risposero al fuoco ed un partigiano fu ucciso. I partigiani fuggirono e furono inseguiti verso la frazione di Tasola. La gente aveva visto il fumo e fuoco, infatti i tedeschi avevano incendiato due cascinali, ma da lontano sembrava che fosse Tasola a bruciare. I partigiani decisero di combattere lo stesso. Essi comandati da “Bill” si diressero verso “ Segalino”.
Erano in pochi, ma si erano divisi per dare l’idea che fossero in molti. Quando furono vicini ai tedeschi e li sentirono impartire ordini, un partigiano urlò: “ prima compagnia a destra, 2° compagnia a sinistra”. Da parte dei fascisti ci fu uno scompiglio e all’urlo si “salvi chi può”, fuggirono tutti verso Bedonia. Il giorno dopo, giunsero da parma rinforzi tedeschi e questi fecero un rastrellamento e misero in casa di mia madre il comando “ a Ponteceno in località Belvedere”. Anche i partigiani avevano fatto dei prigionieri tra i quali un tedesco che rimase tra loro e in seguito divenne una spia e guidò i tedeschi ai nascondigli partigiani.
Verso la fine di Aprile giunse un dispaccio tedesco che chiedeva ai partigiani di unirsi a loro, segno evidente che i tedeschi cominciavano ad avere paura. La risposta al messaggio furono attacchi sempre più violenti e continui. In seguito vari rastrellamenti vennero fatti in quella zona. Il più rischioso fu quello del 22 Maggio del 1944. le truppe tedesche erano dirette al Monte Penna dove si erano rifugiati i partigiani, costoro si divisero in gruppi di poche persone e nonostante fossero accerchiati riuscirono a sfuggire ai tedeschi.
Solo cinque furono presi e fucilati ed esposti al pubblico nella piazza di Bedonia. Poiché avevano preso pochi partigiani, i tedeschi deportarono molti civili in Germania, incendiando case ad Alpe, a Calice ed in altre località del comune di Bedonia.
La Fucilazione di Uno dei Primi Partigiani
Intervista a “ Previ Antonio” residente a Borgotaro che racconta
Nella località Boceto, nel mese di giugno vidi un gruppo di partigiani che correva all’impazzata per mettersi al riparo furori strada, seguiti da una macchina dei tedeschi insieme ai fascisti. Purtroppo uno di questi partigiani non riuscì a nascondersi in tempo e fu raggiunto dalla macchina dei tedeschi che fecero fuoco su di lui.
Appena i tedeschi se ne andarono, andai con altre persone per soccorrerlo , ma la raffica di mitra lo aveva colpito a morte. Inutile era stato l’aiuto immediato della gente. Nella notte i suoi compagni con una scala che fungeva da barella lo portarono al loro comando a Baselica.
La Battaglia di Grifola
“ Di Previ Antonio”
Mi ricordo che la battaglia di grifola è avvenuta in luglio prima del rastrellamento. La Brigata Valtaro comandata da “Dragotte” era collegata con la Brigata “ Beretta”, al passo del Bratello. I tedeschi fecero un grande rastrellamento, nella catena appenninica Val Taro collegata col monte Gottero. I tedeschi seminarono il terrore con rappresaglie.
Poi accompagnati dai fascisti sfondarono il Bratello, e giunsero nella frazione di Grifola, dove fecero appostazione con armamenti pesanti. I partigiani della località “Frasso” e da “Rovinaglia” tennero fronte alla postazione tedesca e la notte circondarono Grifola. All’alba la battaglia si scatenò. Molti tedeschi morirono, gli altri furono presi prigionieri. Comandante di questo gruppo era “ Libero ” nome di battaglia di “ Primo Brindani ”che aveva guidato alla vittoria i suoi partigiani.
Le Donne Facevano la Staffetta
Intervista a Virginia Ricciarelli anni 56 detta “Piacenza”
Era il 15 luglio vigilia della Madonna del Carmine quando un partigiano viene ad avvisarci che i tedeschi stavano arrivando a Borgotaro. Non sapevo dove andare così decisi si rimanere. Nel pomeriggio giunsero i tedeschi. Verso sera alcuni di loro si presentarono a casa mia ed io offrii quel poco. Non mi sembravano particolarmente cattivi. A sera andai a letto più tranquilla al il risveglio fu alquanto brusco.
Erano le cinque del mattino, quando udii battere la porta era una pattuglia tedesca. Mi invitarono con tono che non ammetteva indugi a muovermi. Mi accompagnarono in un locale chiamato “Baracchino”. Li trovai molti ostaggi dei quali ricordo Mario Saglia, Dante Acerbis, Volta, Francesca Zoni, Luigia Cobelli. Poco dopo ci fecero uscire e ci ammassarono proprio a capo del ponte di San Rocco vicino alla Madonnina. Avevano una mitragliatrice puntata su di noi.
I tedeschi stavano frugando dentro al “ Baracchino”e noi pensavamo che volevano minarlo. Subito dopo “ ci invitarono” ad incamminarci verso il Borgo. Saremo stati una ventina. Arrivati al Portello, notammo che già si trovavano una ottantina di ostaggi.
Pantera Era Il Mio Nome E Da Tale Mi Comportai
Intervista a Leonardi Alberto di 60 anni del distaccamento del gruppo d’assalto Val Taro.
Soprannominato “ Pantera”
Il primo presidio fu a Roccamurata il 25 Aprile 1944. Lo attaccai alle quattro e trenta e dopo due ore li eliminai facendo circa trenta prigionieri. Poi venne mi pervenne l’ordine riattaccare il casello ferroviario del presidio di Valmozzola, dove vi sostavano 25 tedeschi: fu una battaglia molto dura. Si mitragliava da entrambi le parti e mentre infuriava la battaglia arrivarono due caccia inglesi, cominciarono a bombardare ma i partigiani indomiti continuarono a combattere i tedeschi finché i tedeschi si arresero.
Ci furono dei feriti e morti, da ambedue le parti, ma finalmente il presidio era stato catturato. Facemmo anche un combattimento a Gotra, di Albareto, su una colonna di tedeschi con venti automezzi. Abbiamo avuto il sopravvento facendoli tutti prigionieri con morti tra le due parti. Mi trovavo con un gruppo di partigiani davanti all’Appennino di Borgotaro che eravamo stati informati dell’arrivo di diverse camionette di tedeschi S.S. appena avvistati cominciammo a mitragliare.
Il nemico rispose col fuoco e cercarono di scappare. Io però col mio mitragliatore “ brei” mi misi a duecento metri circa dietro ad una finestra e facendo fuoco centrai la camionetta. Due S.S. riuscirono a fuggire lasciando un suo compagno morto. Poco dopo ne venne un altro e quattro furono fatti prigionieri.
Muore anche il parroco Domenico Dallara. La reazione però non tarda a farsi sentire. Nel pomeriggio seguente, i tedeschi ed i militi della San marco, dopo molte sparatorie, entrano in Borgotaro, assaltano case, svaligiano appartamenti, fanno razzie di tutto, ma lasciano subito il paese. È stata solo una spedizione punitiva e un avvertimento per il futuro a non accogliere più i partigiani
C’era molta agitazione, i bambini piangevano. Eravamo nella piazza della spesa pubblica e man mano che il tempo passava gli ostaggi aumentavano. Penso che saremo stati da 100 a 150 persone. Rimanemmo li diverse ore, fu verso mezzogiorno, almeno così mi sembra di ricordare, che i tedeschi decisero di lasciare le persone anziane e i bambini. Molti di noi poi furono rilasciati e tornarono nelle loro abitazioni. Fu un momento particolarmente doloroso per me, poiché io non ero tra le persone poste in libertà e incominciammo a pensare al peggio. Poco dopo cominciarono le trattative.
Ci venne fatta un’offerta. Alcune donne avrebbero avuto un lasciapassare con l’impegno però di recarsi presso i partigiani per ottenere la liberazione dei prigionieri tedeschi. In caso contrario, gli uomini sarebbero stati uccisi. Io mi offrii e così federo Anita Cervotti, Luisa Baruffa, Rosetta e Maria Del Grosso, Natalina Cervotti. Ci dividemmo le zone, io con alcune compagne andai sui monti verso la Cervara, dove risiedeva il comando partigiano guidato da Jack.
Intanto gli ostaggi non erano più al Portello, ma presso casa Mangora. Tra loro notai Mons. Boiardi, Stecli? Poretti Paolo Cacchioli, Gelindo ed Emiglio Del grosso, Varazzani, Schifini, Gino Gatti ed altri. Ci avviammo verso la nostra zona. Dopo un paio di ore arrivammo ci mettemmo in contatto con i partigiani attraverso conoscenze ed ottenemmo il rilascio dei prigionieri tedeschi. Arrivati al Borgo ci dissero che gli ostaggi si trovavano presso “l’Albergo Roma”. Erano tutti fuori ad aspettare l’esito e dopo due giorni seppi che la nostra missione aveva dato i suoi frutti, perché tutti i nostri erano salvi.
Servimmo Da Scudo Ai Tedeschi: Era Il Giorno Dopo La Madonna Del Carmine
Intervista a Gabriella Gasparini
Durante il periodo della seconda guerra mondiale, io con la mia famiglia abitavo a Brunelli. I partigiani quando potevano venivano sempre in casa nostra ed un giorno mi chiesero aiuto. Dovevo scendere a Borgotaro ed andare alla trattoria nel viale, gestita da Pellacini Fernando, luogo nel quale i tedeschi passavano in quei giorni le loro ore libere.
Dovevo chiedere al gestore se sapeva in quale strada passavano i tedeschi per arrivare al Santa Donna. Conoscere questo era necessario per i partigiani, perché non sapevano dove appostarsi. Eravamo nel mese di luglio fra il 16 e il 20, il giorno dopo la madonna del Carmine.
Perché era il giorno della sagra e tutte le donne che erano scese in paese erano state catturate e messe in fila dietro le mura e rischiavano di essere fucilate. Fortunosamente dopo alcune trattative fatte con il Parroco Boiardi furono rilasciate. Con la mia ingenuità di ragazzina, mi recai all’osteria prescritta e mi feci passare per la nipote di pellacini.
Seppi l’informazione, ma vi fu un inconveniente, infatti i tedeschi mi vollero conoscere, poi si stanziarono sul ponte di Merletto per accompagnarmi a casa. La mia sicurezza svanì, incominciò la paura non potevo certo portare i tedeschi in casa mia perché vi erano i partigiani. Una ragazza mi accompagnò, Nerina Pellacini nipote del gestore. I tedeschi fecero di noi un o scudo, alle spalle avevamo puntati parecchi fucili e così arrivammo a Brunelli.
I tedeschi persero del tempo a saccheggiare delle case, ed io approfittai questo per scappare. Alcuni soldati mi scorsero e cominciarono a sparare. Mi sentii passare vicino decine e decine di pallottole , persa la paura mi buttai in un fosso e per miracolo non mi ruppi l’osso del collo. Passato un po’ di tempo corsi dai partigiani che da prima non mi cedettero, ma poi vedendo avvicinarsi uno squadrone di persone , mi misero al riparo ed avvisarono gli altri distaccamenti di partigiani, appostati più in alto.
Anch’io avrei voluto fare parte dei partigiani, ma i miei non se la sentivano di lasciarmi partire da casa, perciò mi rassegnai.
LO STATO LIBERO DELL TARO
Riassunto tratto dalla “ Voce del Taro ”
Il 25 giugno i partigiani occuparono Borgotaro, già prima però le varie brigate partigiane avevano deciso l’occupazione del paese dalla Cisa a Cento Croci, la zona liberata fu chiamata “ Libera Repubblica della Valle del Taro” ed il suo capo era “Poè” ( Professore Achille Pellizzari ), docente alla università di Genova, che da tempo si era rifugiato a Berceto e aveva fondato il “ Comitato di Liberazione”). La Repubblica del Taro comprendeva otto comuni, era un luogo strategico per la ferrovia Parma – La Spezia e per le due strade Nazionali.
Capitale era Borgotaro. La “ Brigata Beretta” presidiava il passo del Bocco, quello di Centocroci la “ Cento Croci” e la “ Julia” la provinciale Parma – La Spezia. I partigiani vivevano in paese e nessuno voleva diventare commissario, però fu assicurato che non ci sarebbero stati bombardamenti. Nel frattempo un autocolonna di tedeschi veniva verso il paese. Fu attaccata a Pontolo, vi fu uno scontro tra i civili e presero parecchi ostaggi. Le due altre brigate vennero in aiuto e attaccarono alla Manubiola “Berceto”. Ci furono alcuni morti dieci civili che i tedeschi tenevano come scudo e tra i partigiani il dott. Bruno Antolini e Adolfo Marchini. Venne poi bombardato, il ponte della ferrovia e morì “ Sani” ( Giorgio Bassani, 20 anni, studente in medicina. Fu colpito da una scheggia mentre era di guardia alla galleria del Borgallo ).
Intanto i tedeschi volevano entrare a tutti i costi e ci furono scontri a Bedonia , Grifola e Pelosa. Usciva a Borgotaro il giornale “ La Nuova Italia” ma Borgotaro libera aveva i suoi momenti contati, dai vari passi scendevano due divisioni di tedeschi.
Si sapeva già che questa volta era perduta.
Intervista ad Enrica Cavalli
Ho intervistato mia nonna, che, con altri era “ sfollata” e abitava in una casa di alcuni contadini. Mi dice: i partigiani avevano appena ucciso due fascisti e i loro corpi erano stati sistemati ai bordi della strada. Quando dal fondo della via una camionetta di fascisti saliva lenta.
Bisognava far sparire i due cadaveri, altrimenti se la sarebbero presa con noi. Scavammo la buca, seppellimmo i due corpi, eravamo appena arrivati in casa quando la camionetta di fermò in mezzo alla strada. I partigiani erano scappati sui monti, i bambini erano intorno ad un rudimentale tavolo con le scodelle in mano e tutto sembrava tranquillo. I tedeschi se ne andarono e noi tirammo un sospiro di sollievo. Eravamo stati ad un passo dalla morte.
Intervista a Dorà Giovanni
Di 64 anni abitante a Porcigatone
“ Nel luglio del 1944 i fascisti ed i tedeschi si recarono in tutte le case di Porcigatone e prendevano tutto ciò che avevamo: mucche, capre, maiali, senza permesso e come fosse roba loro! Mi ricordo che in quei giorni ero andato da uno zio a Cereseto per vedere come era la situazione là, e capitai proprio a proposito.
Il giorno 19 luglio del 1944, i tedeschi a Strela, una frazione vicino a Cereseto, massacrarono 17 civili innocenti e incendiando case e cascine. Mi ricordo la colonna di fumo che veniva da “Costalta”. Si sentivano da lontano grida disperate, urla di dolore…
Si sentivano ovunque spari. Scoppi di bombe a mano. Anche un ragazzo di 14 anni che se ne stava da solo, pieno di terrore, in un prato a pascolare le mucche, viene colpito alle gambe da una scarica di fucile e poi non essendo ancora morto un tedesco lo finì a colpi di fucile. Erano dei porci….. Poi, non ancora contenti, per far morire di dolore i pochi rimasti, lasciarono esposti al sole per tre giorni quei corpi al sole nessuno poté fare niente.
La stessa sorte toccò a Cereseto. Ci accorgemmo del loro arrivo, perché vedevamo del fumo venire da “ Farfanaro”. Tutti ci rendemmo conto di essere circondati. Era il rastrellamento! Si salvi chi può! Che momenti!
Scappai e risii attraverso le macchie, a ritornare a casa appena in tempo, perché alle sei del mattino i tedeschi assaltarono il paese, ordinarono al parroco “Don Molinari”di radunare tutti nella piazza del paese, pena la fucilazione per chi non per chi si fosse presentato. Intanto un gruppo di anziani si erano radunati davanti alla chiesa, ma il capo tedesco chiese: “ I giovani dove sono?” Al silenzio del parroco questi anziani insieme a Don Molinari furono addossati al muro della chiesa sotto il tiro di due fucili mitragliatori spianto e in un minuto tutto il paese fu incendiato. Intanto questi uomini incolonnati col parroco e scortati da guardie, attraverso i roghi delle case, vennero portati fuori dal paese, verso Bardi.
Se avete occasione di andare lassù ragazze ci dice il signor Giovanni vedrete che c’è un bel monumento in sasso di Carniglia che ricorda il tragico rastrellamento del 20 luglio del 1944.”
Canti nella Resistenza
Valtaro , Valtaro
che c’importa se si muore
con il grido di dolore
partigiano vincerà.
quando si tratta d’assaltare
noi partigiani siamo i primi
tutti s’affacciano a guardare
tutti si affacciano a mira.
e se il tedesco ci fa la guerra
e se minaccia la nostra terra
noi partigiani sarem i primi
per la prova di valor.
Valtaro , Valtaro ……..
Pietà l’è morta
Lassù sulle montagne
bandiera nera
è morto un partigiano
nel far la guerra.
è morto un partigiano
nel far la guerra
un altro italian
che va sotto terra.
Bersaglier ha cento penne
Il bersagliere ha cento penne
e l’alpino ne ha una sola
il partigiano ne ha nessuna
e sta sui monti a guerregiar.
la sui monti vien giù la neve
sarà tormento se l’inverno
ma se venisse anche l’inverno
il partigiano riman lassù.
quando viene la notte scura
e tutti dormon son alla quiete
ma passeggiando sopra la neve
il partigian segue l’azion.
ma quando poi ferito cade
no non piangete per ogni core
perché se vive o muore
non importa va ben così.
Venti giorno sull’Ortigara
Ho lasciato la mamma mia
Per andare a fare il sodà – a
Ta-pun ta-pun ta- pun
Ta-pun ta- pun ta- pun
E domani si va all’assalto
Soldatino non farti ammazzare
Ta-pun ta-pun…….
Venti giorni sull’ortigara
Ma senza cambio per dimostrar
Ta-pun ta-pun……..
Quando portano la pagnotta
Il cecchino comincia a sparar
Ta-pun ta-pun……..
Quando noi siamo scesi al piano
Battaglione non farti ammazzare
Ta-pun ta-pun……..
Dietro al ponte c’è un cimitero
Cimitero di noi soldà
Ta-pun ta-pun……..
Cimitero di noi soldà
Forse un giorno ti vengo a trovar
Ta-pun ta-pun……..
Inno alla Patria
Parole di Cesare Bassani ( Sam)
Sugli alti monti ci siam fatti lupi
il nostro grido è libertà o morte
al piano scenderemo per la battaglia
per la vittoria
noi rivivrem in un ulgor di gloria
sorrider nel riveder la vita
sul campo sorgerà la nuova Italia
con la guerriglia.
per vendicar un mucchio di vergogne,
per risanar un mondo d’ingiustizia
rimbomba col suo rombo redentore
la dinamite.
per tutte quelle morti invendicate
per tutte quelle facce scheletrite
compenseremo sulle barricate
piombo con piombo
fin dove possiam spingere lo sguardo,
lontano fino all’ultimo orizzonte
farem che giunga a vendicar l’oltraggio
la nostra guerra.
fra vette, boschi e valli battiamo,
perché si possa ancor con orgoglio
gridar come il tuono con orgoglio
viva l’Italia!!!
Aprile 1944
Il Coraggio Di Un Ragazzo Cesare Bassani
Dal libro Quelli Che Non Tornano
Un giorno del 1944 la Brigata Julia aveva occupato Borgotaro, cacciandone i presidi tedeschi e fascisti, sulla ferrovia, mentre sorvegliava in pattuglia, un bombardamento aereo lo colse improvviso e lo uccise, Cesare Bassani, prima della morte, non ha rimpianto la propria giovinezza.
Tutto era successo così: “ a giorno avanzato con amici scese alla galleria del Borgallo, sopraggiunse il primo bombardamento dei quadrimotori americani. Benché lo intimarono di andarsene rimase, ed andò a soccorrere quelli rimasti feriti. Dopo la seconda scarica arrivò il comandante che disse a tutti di andare e chiese se vi era un volontario che restava a fare la guardia. Cesare subito si offerse. Gli apparecchi stavano girando per una nuova picchiata. Vi fu un immenso caos e quando tornò per un poco la pace, Cesare Bassani era ormai ferito a morte.
Fra atroci dolori morì poco dopo. “ Cesare è più vivo che mai, è sempre presente col suo spirito, con il suo altruismo, con il suo entusiasmo, con le sue originalità, col suo forte spirito patriottico che ultimamente più che mai lo animava: è presente la sua figura alta, diritta, il suo viso pieno con la barba lunga, la pipa vuota in bocca, il capello a teste larghe, ed i suoi pantaloni di frustagno. Era più uomo dopo le recenti esperienze, più riflessivo e calmo, ma sempre lui, pronto, vivace, forte.”
Ora a commemorarlo c’è una lapide appesa in stazione a Borgotaro, ci servirà sempre da esempio il suo ricordo non verrà mai meno.
Da “Quelli Che Non Tornano”
Ho Consegnato Una Valigia
Di Armi Ad Una Mano Partigiana Che È Sempre Restata Nell’ombra.
Intervista a Gabriella Gasparini
Alcuni mesi dopo, mi trovavo a Parma per motivi diciamo famigliari, quando dei partigiani uno dei quali Ghezzi Carlo, mi chiesero di trasportare una valigia, della quale io ignoravo il contenuto. Portai la valigia a casa mia, e da qui ad un uomo di cui non ho visto che una mano, perché era notte. Il giorno dopo un capitano di polizia mi chiamò in caserma, perché qualcuno aveva fatto una soffiata , ma per fortuna la sua parola valeva come la mia, perciò mi lasciarono andare.
Quelli Che Non Tornano
Cesare Bassani Sam nato il 1° novembre 1924 morto il 2 luglio 1944
Un giorno del 1944 la Brigata Julia aveva occupato Borgotaro, cacciandone i presidi tedeschi e fascisti, sulla ferrovia, mentre sorvegliava in pattuglia, un bombardamento aereo lo colse improvviso e lo uccise, Cesare Bassani, prima della morte, non ha rimpianto la propria giovinezza. Non ha chiesto niente. Ha espresso soltanto che i suoi compagni cantassero sulla sua bara un vecchio canto di guerra friulano ( Stellutis Aplinis ).
È un canto nostalgico, appassionato, che scende dai monti dove si è combattuta l’altra guerra, un canto dove si ascolta la voce di un giovane alpino morto per la libertà di un popolo. È la voce di un morto che non rimprovera, accarezza soltanto e lascia un nodo alla gola. Sostanzialmente la canzone dice così: “ sto dove mi trovo, sul mio corpo fioriscono le stelle alpine che prendono linfa dal mio sangue; voglio ben al mio amore che vive sulla terra e a lei offro uno di questi fiori.
Un giorno lontano, quando la guerra sarà finita non sarà che un ricordo, tutte le stelle alpine, per miracolosa metamorfosi si tramuteranno in un’unica stella lucente nel cielo della patria, a ricordare ai vivi la nobiltà dei nostri sacrificio; essi vivi si accenderanno alla luce di quella stella.
Questo canto lo ha voluto sulla tomba e noi glielo abbiamo cantato, in una calda giornata di luglio, lassù nel cimitero del Borgo. Ed io l’avevo conosciuto così. Il Nostro Popolo Dimostrerà Di Essere Degno Della Storia; Quando Saprà Salire Sulle Barricate.
Imparai a conoscerlo così con questa frase che lui a un certo punto durante una discussione in un caffè di Borgotaro aveva pronunciato con particolare convinzione. Era l’ ottobre del 1943. gli avvenimenti storici portavano davvero i popoli e gli individui alle proprie responsabilità. Risorgeva sulle baionette tedesche il cadavere del fascismo, sulla quale pesava la rovina morale e materiale di una nazione intera.
Una guerra perduta senza essere preparata, città distrutte, centinaia di migliaia di morti, centinaia di migliaia di prigionieri, lutti e miserie alle famiglie. Una colossale truffa al popolo italiano e ciò nonostante gli animi di molti erano ancora incerti sulla strada da scegliere e da battere; o non se ne preoccuparono affatto. Insensibilità storica, mancano di dignità, abulia politica. Ed io andavo cercando ansiosamente fra gli uomini qualcuno …
(Il Nostro Popolo Dimostrerà Di Essere Degno Della Storia; Quando Saprà Salire Sulle Barricate.) Mi ricordo quella frase: mi colpì e più mi sorprese in quanto era stata gradita dal più giovane. Io ero fuori dalla discussione, ma mi ricordo lo volli guardare negli occhi: poi piano chiesi a qualcuno quanti anni aveva. È ancora 2° studente in medicina. E chissà per quale misterioso intuito non ebbi un attimo di esitazione e nemmeno pensai che la sua fosse retorica. Nei giorni seguenti ci parlammo, e stringendoci la mano a suggellare la nostra decisone, confermai in me il primo giudizio: maturo per impugnare un arma in difesa del popolo truffato, e dalla libertà umana. E così ci ritrovammo un giorno sulle nevi dell’Anzola, ai piedi del Tomarlo roccioso. Tra i primi ……. , nella baita, al soffiar della tramontana.
Eravamo in pochi, è vero, e un pochino diversi da quando tu non c’eri le brigate scesero a Parma, grande fiumana per la parata finale.
Ma forse era meglio lassù, un pochino stracciati, con vecchie scarpe, senza generali e senza Comando unico. Ma con tanta fede la libertà era salita con noi. Al primo combattimento, per te era veramente il primo ( il battesimo col fuoco ), qualcuno della squadra nuovo, al sibilo del proiettile, nuovo al canto metallico della mitraglia, aveva vacillato. Tu invece, dopo aver ben guardato in faccia il nemico, avevi sparato con sicurezza come un vecchio soldato. Qui ti eri trovato finalmente sulla barricata della tua idealità, e ben sapevi che per la vita, intesa come libertà e dignità umana, ad un ceto momento si doveva saper rinunciare coscientemente alla vita.
Borgotaro ottobre 1945
Delnevo Giuseppe – Dragotte _
Da “Quelli Che Non Tornano”
Cesare Bassani Sam nato il 1° novembre 1924 morto il 2 luglio 1944
In Gruppo A Porcigatone: Ma Il Paese Tace
Prima di iniziare il nostro lavoro di gruppo abbiamo chiesto dove avremo potuto trovare del materiale utile per le nostre ricerche. Alcuni ci hanno consigliato di andare a Porcigatone perché in questa frazione, si rifugiava in gran parte la popolazione, costretta a lasciare Borgotaro continuamente bombardato. Di buona lena il nostro gruppo formato da 8 ragazze, armato di registratori, blok – notes e tanta buona volontà con un taxi giovedì pomeriggio, ha raggiunto Porcigatone.
Ci siamo recate prima di tutto, perché lo pensavamo frequentato da vecchietti in grado di dare utili informazioni. Abbiamo trovato molta difficoltà nelle persone intervistate e con fatica siamo riuscite a raccogliere questi pochi dati. Riportiamo le stesse parole dei protagonisti, e dei testimoni di quel lontano 1944 che, con qualche lacrima e profondi sospiri, ricordano quegli episodi di dolore.
Intervista a Feci Maria gestrice della trattoria a Porcigatone “ Da Porcigatone passavano spesso i tedeschi e si fermavano alla mia osteria che era in centro. Della poca roba che avevamo in casa non eravamo più padroni perché se ne impossessavano loro, quei … Una volta alcuni tedeschi mi chiesero del vino. Glielo portai, ma loro, dopo averlo assaggiato un po’, stapparono tutte le bottiglie e me lo tirarono in faccia. Dicevano che era “gramo”.
Poi chiesero delle saponette per lavarsi. Sfortunatamente non ne avevo in casa e diedi loro del sapone da bucato. Allora mi presero di forza, mi buttarono nella strada e se ne andarono. Pensai “ meno male questa volta é andata bene”! Ma alla sera più di 200 tedeschi invasero Porcigatone e quelli che vennero da me mi chiesero se mio marito era partigiano. Risposi che era militare. Loro non mi credettero e mi tagliarono i capelli che erano folti e lunghi per vedere se nei ciuffi c’era qualche messaggio.
Che vita ho fatto allora! In casa fui costretta ad ospitare anche alcuni mongoli che vi restarono per una settimana. Da loro seppi che c’erano 7 morti sul Santa Donna e avvisai la popolazione che non era ancora consapevole. Non conoscevamo però i nomi e passarono così giorni di angoscia terribile, perché tutti temevano che in quei morti ci fossero i nostri cari…. Basta, non fatemi più parlare, è troppo brutto per me ricordare quei giorni …..”
Ricordi di Sperani Paolo
Residente ai Lavachielli di Tiedoli ( intervista)
Nel mese di settembre del 1943 cominciò l’attività partigiana conseguentemente furono mandate nei vari caselli ferroviari truppe tedesche e neo-fasciste. Alle ore 2 del 31 dicembre una pattuglia di tedeschi e fascisti circondarono “ Lavachielli” arrestarono il signor Sperani Paolo e con lui si recano al “ Cadanno” per arrestare tre prigionieri inglesi che erano rifugiati nella casa dello Sperani, ne furono arrestati due uno riuscì a fuggire. La casa dello Sperani fu bruciata assieme a quella del vicino, signor Giacomo Ferrari per opera dei fascisti. Lo Sperani fu preso prigioniero e condotto a Bologna dove rimase parecchi mesi col pericolo si essere fucilato se nell’agosto del 1944 non fosse stato liberato da un’incursione di partigiani, il fatto fu causato da una spia.
Ricordo di Accorsini Cesare
Intervista, nato a Tiedoli ma residente a Ostia
Nel 1944 aumentava sempre di più l’attività partigiana finché all’inizio di giugno i partigiani si impossessarono di tutta la Valle del Taro da Berceto al Passo del Bocco delle Valle del Ceno. Il 28 giugno si ebbe la prima incursione di bombardieri, bombardarono a tappeto il ponte di isola senza colpirlo: rimase vittima la signorina Avalli Celestina colpita da una scheggia. L’otto luglio una puntata dei tedeschi tenta di raggiungere Borgotaro per incendiarlo, non riesce a raggiungerlo perché viene respinta dai partigiani, i tedeschi però si vendicano sulla strada del ritorno prendendo tutte le persone che trovavano. Molti a Pontolo a Baselica fuggirono a Tiedoli e San Pietro anche perché la serra dell’otto si fece un’altra puntata su Borgotaro passando dal Bratello, dove vi lasciarono la vita circa ottanta tedeschi. Riusciti vani i due tentativi i tedeschi tentarono con la forza di prendere Borgotaro, il mattino del 13 luglio da Berceto bombardarono con cannoni Bergotto e i vicinanti di Lozzola: così il 14 e il 15 finché riuscirono a sfondare l’aspra resistenza dei partigiani che si trovavano incanalati da ogni parte Da Berceto al Bocco e raggiunsero la sera del 15 Ostia. Sono stati 3 giorni di attesa e di ansia per timore di crudeli rappresaglie. A Pontolo, Baselica, Belforte furono bruciate parecchie case. Il basso Tiedoli fu razziato fino a “ Case Franco” dove si voleva uccidere la signora Gasparini Giuseppina e bruciarle la casa perché un partigiano fuggendo aveva lasciato nella sua casa aveva lasciato lo zaino con dentro una cartuccia. A “ Ca Vecchia” fu bruciata la cascina e il frumento perché vi trovò un moschetto.
Cinque Lunghi Giorni Del 1945
Intervista a Botti Arnaldo Tiedoli
Ricordo che durante il rastrellamento del gennaio 1945 le truppe tedesche pernottarono in “La Costa”. Il mattino seguente dovevano proseguire per Mariano, ma non poterono a causa della neve, si fermarono quindi in “La Costa”. Parte di essi si spostarono in Lavachielli e Fadà. Si fermarono 5 giorni durante i quali scorazzavano per le case asportando quanto trovavano. Rubavano vino, uccisero maiali, mucche, pecore e galline.
Il paese era come in stato d’assedio ma si poteva girare per la strada, c’era il pericolo di ricevere qualche fucilata. Il “ Lavachielli” nella casa del partigiano Dellasavina Eliseo, furono trovate delle armi e volevano bruciare la casa, ma poi si accontentarono di malmenare sua sorella Maria. All’insaputa del parroco i partigiani avevano nascosto nella cappella diroccata del cimitero molte armi e munizioni, che per fortuna non furono trovate. Alcuni uomini per non essere presi si fecero seppellire sotto il letame, tra i quali il fratello del parroco; si fecero rinchiudere in un buco sotto il mulino Lavachielli.
L’ingegner Luigi Terroni, sfollato da Borgotaro, rimase in una grotta senza mangiare e fu trovato in fin di vita. Durante questo rastrellamento si mostrarono inumani i soldati mongoli facenti parte dell’esercito Tedesco.
Ricordi di Adelio Bernardi

Tratti dal suo diario personale
Io, Eugenio Solari, Signorini Antonio ( Fanfulla),Cosimo, Rota,Nicolino, dopo una sosta a Tomba, decidemmo di attaccare il presidio di Santa Maria, per rifornirci di armi e munizioni per poter allargare così l’opera delle nostre azioni e magari scendere al piano, dopo una faticosissima marcia in montagna, con la neve molto alta, con l’assoluto necessità di spostarci sui crinali della montagna per non farci scorgere e dopo aver predisposto il taglio del filo telegrafico per un’eventuale ritirata, arrivati a Santa Maria del Taro predisponiamo il piano di attacco. Io so di essere assegnato a coprire le spalle ai compagni da ogni eventuale attacco improvviso. Fanfulla, vestito da alpino avrebbe dovuto far vidimare la licenza e quindi presentatosi alla porta della caserma. Il piano funzionò, la porta venne aperta e quindi richiusa prontamente da un altro milite accorrente, la sparatoria cominciò e forse fu la prima sparatoria, organizzata che vedeva di fronte, nelle nostre montagne, partigiani ( ribelli) ed i repubblicani. Cosimo venne ferito ad una gamba e la ritirata attraverso il percorso già pronto divenne impossibile e si decise (facendo assegnazione all’isolamento telefonico ) di percorrere tutta la strada provinciale, dandoci il cambio nell’aiutare il povero Cosimo a porsi in salvo insieme a noi. Avevamo ancora le armi ma forse conoscevamo, fra tutti una decina di pallottole.
Arrivati a Gelana ci fermiamo a dormire in una cascina ai piedi di monte Segalino senza sapere naturalmente che di noi (ribelli) era corsa la voce in tutta la Val Taro dell’attacco a Santa Maria, dello stragrande numero di morti e di feriti da ambo le parti. Era corsa la voce che la resistenza Valtarese muoveva i suoi primi passi e per noi ribelli affamati ed esausti era un invito a continuare la giusta guerra.
Rastrellamento del Maggio 1944
Di Adelio Bernardi
La rabbia nazifascista si scatenò furente contro le nostre forze e la coraggiosa popolazione della montagna ( meriterebbe quella popolazione un capitolo a parte ). Io ricordo quelle giornate come si può ricordare un uomo braccato da un villaggio all’altro, da un dirupi ad un atro, in cerca di sottrarsi con tutti gli altri ( in piccoli gruppi ) alla morte certa. Fame stenti insonnie furono insieme alla morte, al pericolo, l’aspetto fondamentale di quelle angosciose giornate. La resistenza dopo il rastrellamento non scompare ma si trasformò e dilagò in altre vallate per ricomporsi per ritrovarsi, per ricostruirsi collaudatosi dalle nuove terribili prove di morte e di sacrifici, più forte di prima. Passai così nel versante borgotarese, e precisamente al Linari alle falde del Molinatico.
Linari Maggio Giugno 1944
Adelio Bernardi
Ai Linari mi ritrovai con vecchi amici, Giuseppe Solari, Rosetta Solari, Carlo Grezzi, Alberto Zanrè, Dante Beccarelli e sia , il gruppo Zanrè che la prima Brigata Julia ripresero la lotta armata nel Borgotarese. Ricordo gli attacchi in piccole formazioni due, tre partigiani contro pattuglie tedesche e fasciste ( io e Jak) fummo spesso assieme durante queste fasi della guerriglia). Ricordo l’attesa della corriera di brigate nere distrutta da noi fra Pontolo e Baselica, ricordo i prelievi fatti da me e da altri al casello ferroviario vicino alla galleria del Borgallo la dovevamo la dove dovevano scendere i passeggeri dei treni per il trasbordo. Era una tattica pericolosa che poteva ottenere risultati positivi solo adoperando il freddo coraggio di chi si trova, in pochissimo, ad agire in silenzio in mezzo al nemico. Eravamo sempre presenti, sempre pronti ad ascoltare il pericolo, sempre disposti a morire pur di assottigliare le forze nemiche, pur di creare il panico tra fra i nazifascisti. Ricordo di quell’epoca il colpo di mano alla stazione ferroviaria di Borgotaro compiuto da me, Dante Beccarelli, da Aliù e dalla formidabile Rosetta Solari coraggiosa quanto il migliore e più coraggioso dei partigiani.
Ricordo il prelievo di parecchie unità militari della San Marco da me prelevato con l’ausilio dell’allora parroco di san Vincenzo in località “Frasso”; ricordo lo scontro a fuoco ( protagonista io, Jack e Lupo Aldo Pellizzari) sotto il ponte di ferro della ferrovia di Borgotaro e ricordo la formidabile, sanguinosa battaglia del ponte della Manubiola.
Caselli Ferroviari
Di Adelio Bernardi
Era giunto il momento di occupare la ferrovia e di salvare la galleria del Borgallo ( chilometri 8 circa ) prima che venisse sabotata dal nemico e la 1° Brigata “ Beretta ” si mosse al completo. Vennero espugnati dopo qualche ora di fuoco i primi due caselli ferroviari, mentre il casello n. 70 vicino alla mia postazione resisteva strenuamente. Passato il comando della compagnia, mi spinsi nella zona di attacco e incontrai subito gli uomini di Fanfulla e falco.
Per avvicinarci all’obiettivo era necessario superare un campo minato, confidando però dei cartelli fossero stati messi a bella posta dai tedeschi, il formidabile “Fanfulla”, io, Falco e qualche altro attaccammo decisi ad espugnare il casello mentre gli altri uomini rimasti in posizione sovrastante avrebbero il compito di proteggerci. Così venne fatto, il bazouke, le bombe a mano, distrussero in parte il casello e con i mitra, giunti sulle macerie, ponemmo fine alla resistenza nemica. Ci furono morti e prigionieri.
Proseguimmo per dar mano forte a Gino Cacchioli ( vice comandante della divisione “ Beretta ”), ma non ce ne fu bisogno perché Gino, uomo di coraggio non comune, pur essendo stato ferito di striscio alla testa, aveva già provveduto a porre fine alla resistenza tedesca e così raggiunto l’ultimo vicino a Guinadi salvammo la galleria del Borgallo ove, come riferisce il Battaglia nella “ Storia della Resistenza Italiana” venne fatto il seguente bottino:
= 2 treni carichi di munizioni;
= 900 quintali di esplosivo;
= 3.200 mine, ecc. ecc. Borgotaro intanto veniva definitivamente liberato e così cadeva in mostre mani uno dei presidi più forti dei nazifascisti dell’Appennino parmense.
La divisione “ Beretta ” al completo si spostò alla Cervara e quindi sulle montagne che circondano Pontremoli. Io con la mia compagnia assieme alla comando di Divisione mi spostai al paese di Vignola pronti per attaccare Pontremoli. I carri armati nemici ed un forte gruppo tedesco ci impediva però lo slancio definitivo ed occorreva, per entrare in azione, l’artiglieri alleata, attestata verso Villafranca ad una ventina di chilometri dalle nostra posizione.
Così io, Angelici ( Mazzini ), Vinci, fummo scelti per attraversare il fronte e portare agli alleati l’esatta indicazione delle forze nemiche e delle nostre brigate. Angelici parlava inglese e sarebbe stato in grado di indicare così agli alleati le diverse posizioni strategiche.
La lunga, forse l’ultima marcia ci attendeva. I pericoli vennero da noi brillantemente superati e dopo ore di faticoso cammino, di guardinghe attenzioni, prendemmo contatto con gli alleati ricevuti dal comandante come i portatori della vittoria ormai immediata. Nel frattempo le nostre forze approfittando dello sbandamento del nemico erano entrati in Pontremoli e noi tre, al fianco del comandante americano, fieri e gioiosi facemmo il nostro ingresso in Pontremoli accolti dall’entusiasmo della popolazione e da mille abbracci.
Per noi la lotta armata era terminata e si era conclusa con il totale sfacelo dei nazifascisti in precipitosa fuga verso la pianura padana con l’epilogo a tutti conosciuto.
Poesie
Lo avrai
Camerata Kessebuig
il momento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non con la neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti vide fuggire
Ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo petto
GIURATO FRA UOMINI LIBERI
che volontari si adunarono
per dignità non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo
Su queste strade vorrai tornare
ai nostri posti troverai
morti o vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
Resistenza
Il coordinatore:
l’insegnante di Italiano Lucia Verti Agazzi
Alunne della 3° B
| 1° Gruppo | 2° Gruppo |
| Rosati | Bianco |
| Vignoli | Gasparini |
| Poletti | Marconi |
| Sabini | Bonici |
| Delchiappo | Chistè |
| Rossi | |
| 3° Gruppo | 4° Gruppo |
| Barbieri | Laudadio |
| Bernardi | Lavelli |
| Colla | Molinari |
| Dellapina | Morelli |
| Ferri | Piscina |
| Platoni | |
