Trentanni Fa: Un Data Che Vuol Dirsi = Resistenza E Anche Per La  Val Taro Era Sorta L’ora  Della  Riscossa

Quel Giorno … Ricerche  Interviste E Lavoro Di  Gruppo A Cura Della  III°  B  Scuola Media Borgotaro  Maggio  1975

Siamo la  III B, un  gruppo di  ragazze  allegre e spensierate e, malgrado i nostri  14 anni, ancora giocherellone .

Il coordinatore:

l’insegnante  di  Italiano Lucia Verti  Agazzi

Alunne  della  3° B

In occasione però, del concorso bandito  dal  Comune, per il 30° anniversario della  Resistenza, abbiamo  accolto con entusiasmo questo  invito, sotto la guida della signora  d’italiano e, animati da uno spirito  d’iniziativa,  ci  siamo divise in quattro  gruppi, per accogliere dal vivo notizie, nelle  varie  frazioni dove il movimento partigiano ha  avuto maggiori  successi.

Il primo gruppo si è recato  a Porcigatone. Il secondo gruppo è rimasto  a Borgotaro,  e ha preferito affidarsi alla  genuità della  cronaca, o meglio ai  ricordi  dei personaggi che, vissero quel giorno in prima fila da protagonisti. Il terzo  gruppo, ha intervistato  persone della stazione, dove all’ora, nel palazzo “Ostacchini” risiedeva il Comando Tedesco e, il quarto  gruppo si è occupato  della zona  di  Tiedoli.

È bello anche per noi ragazze, conoscere la storia, la tragedia  di  ieri, è un dovere non dimenticare. Sappiamo che, dopo l’armistizio dell’8 settembre del  43, i Tedeschi, invasero l’Italia Settentrionale, contro  di loro nacque il movimento  della Resistenza. Si chiuse allora un periodo triste, avvilente, un periodo di  servilismo, il terrore sadico, mortificante,  e si  aprì un ‘epoca che  rianimò  gli spiriti e ridonò dignità e conforto  anche  agli uomini.

Il movimento partigiano fu un fenomeno  esaltante, lo slancio spontaneo dei giovani desiderosi  di libertà e giustizia sociale. La Resistenza è stata lotta di popolo; è il popolo che ha conquistato con essa il suo posto nella società. Il contributo della nostra vallata questa esaltante pagina della  nostra storia è stato grande. La  lotta clandestina,  si è sviluppata con maggior intensità proprio nelle zone montuose della Val Taro che, per la loro conformazione,  si presentavano alla guerriglia dei partigiani, organizzati  in bande poco  numerose e molto mobili.

Alcuni di  questi  volontari, pagarono con la vita la  loro partecipazione alla resistenza, altri finirono nei  campi  di  concentramento nazisti. I partigiani della Val Taro, non praticarono la violenza per la violenza: furono ribelli per amore.

Come Furono Decisive Le Prime  Organizzazioni Partigiane

INTERVISTA  A GIUSEPPE SOLARI

Abbiamo intervistato il  signor Giuseppe Solari, ex partigiano della  Brigata Julia, che ci ha  raccontato alcuni episodi della sua vita, durante  la resistenza in Val  taro. Egli è un signore alto, tozzo, robusto, ancora aitante. Durante l’intervista si era talmente animato e immedesimato nella sua parte, che il suo viso era molto  rosso, accaldato e pavido  di  sudore. Mentre parlava, la sua voce era commossa, ricordava con dolore gli amici persi e spesso gli occhi si  riempivano di gioia nel narrare qualche  fatto glorioso.

Dopo l’armistizio “ da  cadetto” riuscii a passare, quasi per caso dal posto  di blocco che  i Tedeschi avevano istituito  a Reggio  Emilia. Avevo  appena finito il servizio militare a Roma, ed ero  fiero di  tornare  a casa per poter riabbracciare i miei cari. Quando  arrivai, al paese trovai  i tedeschi, ma mia  sorella mi disse che  sarebbero partiti  subito. Borgotaro  era occupato, e molti  erano  “sfollati”. Ad Osacca c’erano 20 o 30 partigiani, ed era proprio qui che  si  formò il primo movimento liberale.

Si  formò qui perché ad Osacca si  ebbe il primo scontro militare della zona. Infatti ci  diceva  “Jak” che l’importanza strategica militare della  Val  Taro è dimostrata dalle  ingenti forze dispiegate  dai Tedeschi, in difesa delle  stazioni e dei caselli della  Parma – La Spezia e della presenza nelle vicinanze di  Fornovo, del quartiere generale, comandato da Kesserling. Quasi  subito negli ultimi mesi del  43, vennero  a formarsi, in modo talvolta  confuso, numerosi  gruppi, e per lo più giovani, fuggiti  dall’esercito regolare, per non essere presi dai Tedeschi;  partecipavano anche persone più anziane che  avevano sempre nutrito nel cuore  la speranza di  abbattere il fascismo ed istaurare la  democrazia  in Italia.

Le prime  “bande” erano scarse come  numero  di  componenti, e provenivano dalle più svariate classi  sociali, con nessuna esperienza di  guerriglia, con varie idee politiche, talvolta nessuna, tranne il desiderio di cambiare la situazione intollerabile. Le prime  azioni militari che  si  svolgono sono  evidentemente  difficili. La gente dei paesi li conosce, ma ne parla  ancora all’orecchio, piano, piano, con fare misterioso. Alcuni  di loro sono molto  coraggiosi, talvolta temerari, sono gruppi di  10-12 ciascuno, sono loro che si impegnano nelle prime battaglie, come  quella di  Osacca ( Natale 1943 ) attaccano il presidio dei militi della  stazione  di Borgotaro e gli altri presidi  del  Bratello, delle Cento Croci, ed il giorno di  Pasqua ( 9 Aprile del 1944 ), respingono un tentativo di rastrellamento a Tasola di Bedonia.

A  Borgotaro intanto, nella casa della  Contesa Piccinardi, vi  era un corso  di aggiornamento militare dei tedeschi. L’8 settembre poi arrivò il Generale Rommel. I partigiani che  si trovavano  ad Osacca, comandati  dal  generale Fermo  Ognibene che poi morirà  sulla Cisa,  si  spostano  verso Compiano e proseguono per il lago Pavé, in località Buzzò  di Albareto. Da quella  zona, prima di  Carnevale, fecero un attacco alla stazione  di Borgotaro.

Presero due militari  tedeschi e li derubarono. Proseguirono  verso Pontremoli e presero il posto di  avvistamento al  Bratello. Si  diressero poi verso il penna lo attraversarono, andarono  a PonteStrambo, poi  a “Foppiano”. Da “ Foppiano” andarono  ai Linari e  qui  si  formo la  prima Brigata Julia. Tutti allora avevano  un soprannome, perché non  si  sapesse la  vera identità  del partigiano.

Se fossero  stati  scoperti, i tedeschi si  vendicavano  sulla famiglia. Il mio soprannome  era “Jak”. Il nucleo  centrale dei partigiani era ai Linari, erano in 20 o 30, poi aumentammo, ma noi ci  dividevamo in piccoli gruppi, per poterci  spostare facilmente  senza  avere dimore  stabili. Le prime  armi o  si  compravano, o li mandavano gli alleati. Le munizioni che mandavano gli alleati  erano quelle che aveva  perso l’esercito italiano nelle guerre coloniali in Africa. La  nostra  tecnica era attaccare e  poi scappare per non essere presi. Molti partigiani si portavano dietro anche una pistola, perché piuttosto di parlare sotto le torture, avrebbero preferito morire. I tedeschi tenevano  ad avere questa zona, perché  c’era la  ferrovia che  univa La Spezia con la  valle anche perché alla Spezia c’era l’arsenale, che  era  la base  della marina militare.

Arrivò un sommergibile dalla Corsica con Bernini e  dei  sabotatori per far saltare la linea  ferroviaria. Ma c’era in giro un rastrellamento, li incontrammo per strada e persero la dinamite, così non poterono compiere l’azione. Le  battaglie più importanti in questo periodo sono: quella della Manubiola, di  Grifola e di  Carniglia, questa ultima in due  fasi.

È da  ricordare inoltre, che molte persone  sono morte senza lasciare documenti, come il  generale  Betti, che morì con un amico mentre stava mettendo una bomba. Di lui si sa solo che manteneva la banda con i propri mezzi non si  conosce ancora la sua famiglia.Egli è stato  una figura molto importante nel periodo della Resistenza, infatti ha mostrato  di aver fora e coraggio in questi momenti così  difficili.

Partigiani delle  formazioni Valtaresi

32° Brigata Garibaldi “ Monte Penna”340
1° Brigata Julia346
2° Brigata Julia364
1° Brigata Beretta383
2° Brigata Beretta507
3° Brigata  beretta266
Gruppo D’Azione Valtaro101
Comando raggruppamenti Cento  Croci45
Brigata Centocroci “S. Barbagatto”181
Brigata Centocroci “N. Siligato”220
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 2.753

Bande  Sui Monti

Intervista a Brugnoli Salvatore, ex partigiano

Avevo  solo 20 anni, quando una  quindicina  di miei compagni, mi sono ritirato  sui monti. Ero  uno dei primi partigiani. Nei primi tempi,  eravamo molto  disorganizzati, non avevamo armi, solo un mitragliere, che  sparava un colpo per volta. In seguito però, con i lanci degli americani,  ci  siamo riformati in poco tempo di munizioni e denaro che, ci  serviva per comperare dai contadini le  mucche e i  formaggi che, dividevamo fra le varie  brigate.

Quando non avevamo più denaro rilasciavamo  ai  contadini un timbro su  di un foglio di  carta, che  serviva  da ricevuta, promettendo loro  che  avrebbero pagato gli americani. Inoltre il paese, c’era una squadra  di partigiani, (10 – 12 ) che provvedeva allo smistamento  delle cibarie e li inviava nei luoghi  dove ci trovavamo. In poco tempo però, con l’aflusso di gente sulle montagna, il nostro  gruppo si allargò notevolmente e venne battezzato con il nome di “Brigata della Resistenza di  Borgotaro”.

Le nostre armi erano molto leggere in modo  da consentirci lo spostamento  da una località all’altra. Una volta dal comando, ci  giunse l’ordine di perlustrare la zona  del  Boceto, dove molti  tedeschi si  erano  ritirati. Ricordo bene che ci  appostammo dietro una roccia, e al passare delle truppe tedesche su delle  camionette, cominciammo  a sparare. Però i nostri nemici, erano muniti  di  bombe,  ci  risultò così molto difficile  batterli. La mattina dopo vedemmo che, a Berceto erano state stese molte lenzuola bianche, così capimmo  che i tedeschi  si  erano  arresi.

Scendemmo ma erano già fuggiti verso  Fornovo, in  fila indiana, uno  dopo l’altro, fummo costretti ad attraversare un campo minato. Fu proprio  qui  che persi la gamba, infatti chiudevo la fila e, inconsapevolmente sono salito  su di una mina. Perdevo molto sangue, e aiutato da alcuni mie  amici, con una jeep raggiunsi l’ospedale. Con una forbice mi tagliarono la carne e tendini e con un seghetto mi divisero l’osso. Posso ringraziare il Signore se sono  ancora vivo, ho perso molto sangue, però penso che la volontà  e il desiderio di  vincere, mi hanno  dato la forza di  continuare la dura lotta per la sopravvivenza.

Un Prete Partigiano Racconta

Dal  diario  di Monsignor Carlo Boiardi

Monsignor  Carlo  Boiardi fa la sua entrata come  parroco di  Borgotaro, il  30 aprile 1944. quando  monsignor  Boiardi entrò  in paese alla fine di questo  mese, lo trova ancora presidiato dai  fascisti, ma in quale  clima lo  possiamo  ben immaginare. La Parrocchia è  senza pastore,  da alcuni mesi per la  morte  di Mons. Giovanni Squeri.

Il 7 maggio Monsignore è già costretto ad annotare sul suo diario un primo triste  risultato della pericolosa situazione. Scontro ad Ostia fra militi e partigiani: un morto per parte. Una sola settimana dall’arrivo e già capiva l’animo dei  borgotaresi: gente  spontanea,  desiderosa di  vivere libera,  che  si  entusiasma  rapidamente, come  altrettanto rapidamente  si  smorza. Il  27 maggio arrivano ( italiani  e tedeschi più  di un centinaio ) per il presidio locale. 28 maggio: alle 10,30  secondo bombardamento e prima  vittoria  civile.

L’esodo del  Borgo  continua. 5 Giugno, lunedì, fiera della pentecoste. La  prima  vera tragedia  si  abbatte  su  Borgo. Dopo un numero imprecisato di  allarmi che  durano  tutta la mattina, alle  13 circa, ondate  di  aerei  sganciano  bombe a più riprese, vicino al nuovo  ospedale. Monsignor  Boiardi stava  alla madonnina, per assistere un malato. Esce e vede un triste  spettacolo indescrivibile: “gente che  grida e  che  fugge all’impazzata” ….. gente che  piange e si  dispera .”

Subito,  si  dirige  sul luogo colpito per assistere i  feriti. È una  vera strage. Nei  dintorni si  rifugiavano a flotte i  borgotaresi  perché la posizione  era più sicura. I morti  sono allineati nella camera ardente ….. uomini e donne, persone mature,  giovani e piccoli bambini, in tutto  15. Alla sera Borgotaro è letteralmente  deserta. Intanto i partigiani aumentano  e fanno le prime  imboscate.

Il 10 Giugno si  ha  quella, tesa al limiti  vicino  a Pontolo. Viene distrutta l’intera  corriera, numerose  le  vittime. Gli atti  di  sabotaggio non  si  contano più, soprattutto lungo la ferrovia. Il 13 Giugno la  gente è particolarmente sfollata  a Brunelli. Monsignor Boiardi vive sempre però  nel Borgo.

Le incursioni aeree continuano. Nel pomeriggio del  15 Giugno arrivano due macchine di tedeschi, su  cui  viaggiavano  due  ufficiali. Presso l’Albergo Appennino ha luogo  uno scontro: due  ufficiali tedeschi  rimangono uccisi,  e quattro prigionieri. Muore  anche il partigiano Domenico  Dallara. I partigiani entrano in possesso  di importanti documenti.

La reazione, però non tarda a farsi  sentire. Nel pomeriggio del  giorno seguente i tedeschi e i militari  della  S. Marco dopo forti  sparatorie entrano  in Borgotaro, scassinano  case, svaligiano  appartamenti,  sciupano, rovinano, ma  abbandonano subito il paese. Monsignor  Boiardi si  cruccia, se ne  fa quasi  una colpa…..,  forse avrebbe potuto salvare il paese….., quella tedesca è stata  una spedizione primitiva  ed un avvertimento per il  futuro  a non  accogliere  i partigiani?

I  danni sono gravissimi. Nonostante tutto  i partigiani decidono  di  agire allo scoperto e scendono  in paese. Da Parma arriva l’ordine  di  tagliare tutti  i  rifornimenti a Borgotaro, perché  è un covo  di  ribelli. Al problema dei  viveri si  aggiunge  quello degli operai delle  fabbriche. Molti sono stati licenziati. Si  era formato, grazie all’intervento partigiano la REPPUBBLICA DELL’ALTA  VAL  TARO. La  rabbiosa reazione dei  tedeschi non tarda a farsi  sentire. Sabato 8 luglio, una numerosa colonna di tedeschi sale da Guinadi, verso il Bratello,  e scende attraverso  Valdena, San  Vincenzo per dirigersi  verso  Borgotaro. I partigiani l’affrontano, l’impegno in un  duro  combattimento e l’annientano. Regna una  certa euforia, tanto è vero che molti sfollati rientrano  in paese e il parroco può iniziare la  novena della madonna del  Carmine.

Però Monsignore, non condivide in pieno, l’euforia dei  Borgotaresi, perché i tempi più  duri devono ancora venire e proprio per  questo domenica 0 luglio, alla sera, festa della  madonna di  san marco,  si  reca  a Bedonia in pellegrinaggio. Infatti martedì 6 luglio i tedeschi saccheggiano molte case. La roba fu  consumata e portata via e molta distrutta vandalicamente. Nei dintorni il bestiame è stato depredato in quantità  enorme, senza riguardo alcuno: così le biciclette, le  radio, i vestiti ed ogni cosa, insomma, utile o no così per il gusto di  rubare e distruggere.

Infine Monsignor Boiardi conclude  dicendo, che  i danni subiti  da Borgotaro in questi pochi  giorni sono una decina di milioni di lire, senza esagerare. Ringrazio il Signore dice: che la chiesa non è stata violata in nessuna maniera. Anche  la canonica è stata risparmiata: forse “l’essere la casa più lurida del paese, l’ha risparmiata”.

L’eroismo Di Un Cappellano: Don Guido  Anelli

Intervista  A Gandi Marina  (Tiedoli)

Gli  anglo – americani avanzano dalla Campania: Napoli insorge costringe i tedeschi  alla  resa, così abbandonando la città spostandosi più  a Nord. Per alcuni mesi, il fronte  si  ferma sulla Linea Gustav con aspri  combattimenti intorno  a Cassino, a questa cittadina si  riferisce l’episodio di  eroismo di  Don Guido Anelli, parroco  di  Belforte. Un giorno del 1943 al  fine  di  salvare i partigiani della vallata del Taro, si offre ad entrare nel territorio già occupato dagli  anglo – americani per chiedere aiuto al loro  governo. Per raccogliere qualche notizia abbiamo intervistato a tiedoli la  signora Gandi Marina.

Don Guido  a Cassino riesce  a passare la linea Gustav ed a raggiungere gli  alleati per chiedere  loro aiuto. Essi raccolsero le richieste e rifornirono i partigiani di tutto il necessario. A Don Guido Anelli però rimaneva un grave problema da risolvere, quello di  ritornare  nel  borgotarese e collaborare  con i suoi partigiani.

Allora fu ospitato da un aereo che  veniva in perlustrazione in queste zone, e giunto  sopra bardi si lanciò con un paracadute e riuscì a raggiungere i suoi. Era un uomo coraggioso amava il rischio, era sempre pronto  ad affrontare qualsiasi situazione. Nel 1944 durante  degli  attacchi, i tedeschi presero prigionieri  alcuni partigiani e Don  Guido ordinò ai  suoi compagni di catturare i tedeschi, dopo  di  che,  si  mise in contatto con  essi che, erano al presidio a Ostia, con l’intento di  scambiare i prigionieri.  Si  diedero appuntamento vicino alla chiesa d i Tiedoli, ma  non riuscirono a fare  questo  scambio, poiché i tedeschi  volevano due  prigionieri in cambio di  un solo partigiano.

Rastrellamento  di  Tiedoli

Intervista ad Assunta Rinaldi ( Tiedoli )

Era il  giorno  6 gennaio del  1945, a Tiedoli, era giorno di  rastrellamento. La neve era alta,  si  vedevano  i tedeschi che  salivano lungo il ripido  sentiero  che portava in questo paesino. I partigiani non potevano scappare per i monti, causa la neve e così  si  nascondevano come potevano nelle cantine. I tedeschi si  avvicinavano,  si  udivano i colpi dei loro fucili sempre più forti, uno  di questi  mi colpì mentre scrutavo le loro mosse, per poter avvisare  gli uomini che  si  erano nascosti.

Ad un tratto, ricordo ancora  come  se fosse ora, sentii  un fischio ed un dolore acuto. Qualche  oggetto  di ferro mi aveva colpito al ventre: era un pallottola. Stetti molto male  e soffrii molto. Il medico  di  Ostia si  era  rifugiato  a Brunelli e per riuscire a far  rimarginare  la  ferita ,  di  nascosto  andai dal  dott. Baduini e poi poco per volta guarii. Che  brutti momenti  ho passato. Voi  siete giovani e non potete capire niente  della guerra….

Dio  voglia  che non tocchi pure a voi…….

Ho  Guadagnato  i Primi Soldi facendo  il Barbiere Partigiano

Intervista  a Brugnoli Franco  di  anni  42 di  professione “barbiere”

Allora io ero un ragazzino, avevo  10 anni, però lavoravo  già con mio padre, nella piccola botteguccia da barbiere, in via  principale. Il paese era invaso  dai nazisti, mentre sui monti,  si  erano  formate le brigate partigiane. Non  si lavorava molto in  quei  giorni perché  gli uomini erano sfollati. Così, per guadagnare qualcosa mio padre  a piedi in mia  compagnia, si incamminava per piccoli sentieri su per i monti.

Sapevamo  i nascondigli dei partigiani, così a colpo sicuro, li  raggiungevamo.  Ci pagavano bene e, spesso, dopo il servizio,  ci  fermavamo con loro a mangiare. Io ero  a nozze, infatti potevo gustare cibi, anche se in scatola; prelibati e mangiare tavolette di  cioccolato. Spesso però, non riuscivamo a tornare in giornata, così ci trovavamo costretti  a dormire con i partigiani, fra il fieno. Mi sentivo  a mio agio, tra questa  gente e mi divertivo molto  ad ascoltare i loro canti.

Storia di una Camicetta

Intervista  a Brugnoli Rina,  di professione  sarta. Ero  sempre al  corrente dei lanci dei paracaduti fatti  dagli americani per i partigiani, così correvo spesso  da loro, per dividere il “bottino” se così si può dire. Era molto utile, tutto  quello che il paracadute conteneva e, con le corde di pura  seta, intrecciandole  facevo  camicette.

Erano di tanti colori, bianche, azzurre, così potevo fare sfoggio di tonalità  sgargianti. Con la  tela del paracadute,  di puro  cotone,  di larghe  dimensioni, confezionavo coperte da letto imbottite, insomma, si  cercava di utilizzare anche le  cose più banali, perché la miseria  era grande.

Ero un  Capo Partigiano detto “Vampa”

Intervista  Catini Giovanni

Quando  ero tornato a casa dal militare avevo la possibilità di  scegliere, o fare il partigiano oppure entrare a far parte dell’esercito fascista. Giustamente scelsi  di fare il partigiano. Ero conscio però  delle mie  responsabilità,  e sapevo di  correre il pericolo di  essere fucilato, per aver scelto  questa via.

Sono stato uno  dei primi partigiani a fondare gruppi nella Val Taro, ho  scelto come nome  di battaglia “Vampa” perché  da bambino avevo letto un racconto dal nome vampa, tipo “passatore”, che  era morto  di vecchiaia a “New York” imbrogliando  sempre i gendarmi. Avevamo  aiuti  anche da donne,  da noi  chiamate L’Inglesina, la Carmen che  ci  servivano soprattutto per spiare i tedeschi  sulla  Cisa.

La nostra prima impresa fu quella di  attaccare una colonna di  carri piene  di mucche, guidati dai tedeschi, venuti nella nostra zona  a far  rifornimento  di carne. Attaccammo questi carri, assicurandoci  il cibo per varie settimane. C’era una regola fissa, per ogni partigiano, cioè quella di non fare mai battaglie frontali, ma di cogliere sempre il nemico  di  sorpresa.

Noi consideravamo i tedeschi dei malnati , ma le peggiori carogne  erano i fascisti, è amaro  doverlo dire, perché  erano  nostri fratelli,  di  sangue, però i più cattivi, i più tremendi, i più fradici, quelli  che hanno  mostrato più cattiveria nei  confronti  del movimento partigiano sono stati loro. A Berceto c’era il famoso “Yostin”, il seviziatore, il picchiatore, era tremendo, era un maggiore delle S.S. vestito  da caporale  della fanteria. Comandava tutto il tratto da Berceto  a Pontremoli. Nella camera dove torturava c’erano  grossi  grammofoni,  di  vecchio stampo e quando torturava li alzava a tutto  volume per non fare sentire le  urla.

Il bastone era di legno dolce, tipo salice. I muri erano  sporchi  di  sangue, perché,  quando i prigionieri uscivano dalla stanza, traballavano  e picchiavano contro le pareti. A me hanno rubato il corredo  di mia moglie, col  suo abito da sposa l’ho  visto indossare  da un’altra donna. È meglio perdonare tacere.

Black il nero ricorda . “ Santa Donna”

Intervista a Mellei Dino, 52 anni ex partigiano detto “ Black”

Ero nella zona di lancio dei paracadutisti americani nei pressi  di Porcigatone. Furono loro che per burla mi soprannominarono “Black””il nero. Allora avevo  26 anni e  facevo la  staffetta da Tiedoli e Cervara. Il  6 gennaio 1945 mi trovavo al  santa Donna con altri  partigiani. Dormivamo e  nessuno sospettava di  vedere i tedeschi, perché di notte la neve  aveva  raggiunto  il metro.

Così fummo sorpresi nel  sonno e sette  di  noi morirono. Io ed alcuni invece, riuscimmo  a sfuggire e metterci  in salvo camminando fino a Noveglia.

Intervista  a Roscielli

52 anni ex partigiano della  12° brigata Garibaldi abitante  a Borgotaro

La notte  del  10 febbraio 1945 con alcuni compagni volevamo prendere il casello  della stazione, occupato da molti  tedeschi, per riscattarli con dei compagni catturati dal nemico. Ero in testa del  gruppo con  due compagni quando  siamo stati  scoperti. I tedeschi  hanno sparato e sono stato ferito al braccio e  alla gamba che poi mi hanno amputato.

Avevo appena 22 anni.

I Liberatori Della Valle  del Taro

Dal giornale “ La Nuova Italia”

Le montagne della  Vallata del Taro con i loro  boschi, con i dispersi  casolari furono le uniche testimonianze delle  sofferenze, delle dure lotte, delle gioie e dei  dolori dei primi patrioti. Lassù, sulle montagne si  ritirarono gli Italiani, unici figli del vero esercito italiano, e l a fra gli stenti, il freddo, la miseria e l’incomprensione di molti che  vivevano in città collaborando  ai danni della patria con nemico tradizionale,  si  firmavano  i primi nuclei, gruppi, distaccamenti, oggi brigate e divisioni. Nei primi mesi, quei prodi, per vivere e combattere furono  costretti a provvedersi con mezzi  di  fortuna le  armi e il sostenimento.

Oggi la  caserma x dei carabinieri spergiuri, domani il presidio y della guardia repubblicana, che  forniva i nostri ragazzi. Fu così che  armi, munizioni  e vestiario passarono  dai fascisti ai patrioti che  soli contro  tutti difendevano l’Italia. A queste prime azioni seguirono misure di  rappresaglie, e i non infruttuosi rastrellamenti fascisti – tedeschi,  e si  ebbero le prime vittime e i primi martiri di  questa straordinaria  guerra  di redenzione.

Nonostante il rischio crescente le file dei patrioti andavano sempre più ingrossando via via che  aumentava nel paese la ferocia bestiale dei fascisti e dei tedeschi e nell’animo dei veri italiani la reazione a tanta ignomia. Fu  allora che si  formarono  i primi distaccamenti e venne iniziata la  progressiva conquista della  vallata che  oggi forma il territorio libero del Taro.

La conquista procedette per  gradi; man mano che il territorio si  allargava, i patrioti dovevano provvedere alla sicurezza e alla  amministrazione  della zona: i vari  gruppi, tutti  comandati da uomini di solidissima tempera e di indomita  coraggio, i cui nomi passarono alla storia,  si  divisero la zona operativa sulle tre principali vie che  unisce  con la  Val Taro con la Liguria e la Lunigiana, i patrioti stabilizzano saldi presidi e di lì non solo disturbavano con ardite  e rischiose insidie quotidianamente le  comunicazioni del nemico, i  suoi rifornimenti, le sue opera<ioni, ma spesso gli impedivano l’uso di importantissime  arterie incidendo profondamente con la sua condotta così tattica come strategia. La primavera del  1944 ha visto affermarsi nella loro tattica guerresca le sperdute bande iniziali.

I Nostri Martiri

Comando  Brigata Julia:Mario Piscina
 Remo  Dallara
 Bruno  Antolini
Comando  Divisione Julia:Gaetano  Raffi
 Domenico  Delnevo
 Antonio Gavaini
 Attilio Levanti
 Giuseppe Ruggeri
 Mario Salvanelli
 Giovanni  Salvanelli

Sono Stata  Presa Come Ostaggio Nella  Battaglia Della Manubiola

Intervista  alla maestra Timanti

Stavo venendo  a  Borgotaro dopo aver fatto la spesa, quando  alcuni conoscenti mi dissero di  affettarmi perché una pattuglia di tedeschi  stava  arrivando. Infatti una colonna nazista autotrasportata, proveniente da Berceto, forte  di un centinaio di elementi si infiltrava in zona partigiana e  si  dirigeva  verso Borgotaro. Il località “ Frascara”, l’intervento di una pattuglia di partigiani ne interrompe la marcia.

Il nemico allora desistette e prese una ventina  di ostaggi nell’abitato  di Pontolo ( me compresa ) e poi presero la via del ritorno. Nel frattempo il comando partigiano di  Borgotaro prontamente avvertito, decideva  di inseguirli e  di impegnarli in un combattimento. A  Berceto sentimmo dei  colpi di  fucile, li per li non me  ne  resi  conto, ma i tedeschi capirono subito che  era un nuovo  attacco partigiano.  Ci  fecero scendere dal  camion e ci  obbligarono  a fare loro  da scudo. Ogni tanto il tedesco vicino  a noi, era alle mitragliatrici moriva. Lasciando il posto  ad un compagno.

Siccome era quella zona  pericolosa, io  e ed alcune  donne  ci  riparammo, in un canale, sotto il ponte, quella attesa durò due  ore. Ad un ceto punto sentiamo i tedeschi urlare e capimmo cosa  stava succedendo. I partigiani data la  favorevole posizione e la decisione di  essere superiori a loro nella lotta, li costrinsero  alla resa. Nello scontro persero la vita  due partigiani. Il  dottor Marchini e il  dottor Antolini e  14 furono i tedeschi  uccisi, molti feriti  e 80 prigionieri. Ricchissimo per i partigiani il bottino in armi ed altro materiale  da guerra.

Mio Padre Racconta

Intervista  a Roberto Bonici

Ho  chiesto notizie sulla resistenza fatta  nella nostra zona a mio padre che allora era giovanetto. Esso mi ha  narrato molti  fatti interessanti e  quello che  mi ha colpito maggiormente è stato il rastrellamento fatto  a Frascara e il successivo combattimento a Berceto. I fatti narrati  da mio padre si  svolsero nel modo seguente: “ Stavano  arrivando  dalla strada di  Parma, alcuni  camion di  tedeschi, quando  due partigiani che  si  trovavano nascosti in un bosco  aprirono il fuoco su  di loro.

Alcuni tedeschi impauriti  scesero dai  camion e cercarono  di  inseguirli, ma non riuscendovi per ripagarsi dell’accaduto, presero le persone  che  abitavano  in quella zona”. Mio padre commenta: “Povero  Salvanelli che fine  a fatto!” Lo rivedo ancora  quando cercava di nascondersi  dietro le piante, ma quei “crucchi” senza pietà lo uccisero e gli portarono via la moglie ed il figlio.

Intanto anche  nelle case vicine furono presi  come ostaggi  un certo: “ Ruggeri, Levanti, Gavaini, Timanti, Carlo  Cicchi, Tagliavini, e li caricarono tutti  su un camion. I tedeschi non proseguirono per Borgotaro, ma fecero  retromarcia. Strada  facendo presero  anche  un certo  Delnevo, che  stava lavorando nel suo podere,  e incontrando il  dott. Antolini in bicicletta che, ritornava da casa di un ammalato e caricarono pure lui.

Nel frattempo, i partigiani, messi al  corrente dell’accaduto, avevano preparato un attacco nei pressi  del ponte  della Manubiola. Quando in quel punto arrivarono i tedeschi cominciarono  i  duri combattimenti. I tedeschi,  si  fecero scudo,  con le  persone e sequestrate e quindi furono uccisi e precisamente. Salvanelli ( figlio ), Gavaini, Ruggeri, Antolini, Delnevo, Levanti. Gli altri  si  salvarono per puro  caso. Questa  battaglia fu  vinta  dai partigiani, i quali fecero molti  prigionieri, tedeschi, e li portarono a Compiano in prigione, dove venivano maltrattati.

Mi  Chiamavano Il “Polacco” Ero Della  “Brigata Garibaldi”

Intervista  a Platoni Giulio ( Caffaraccia )

Il mio nome  di  battaglia  era “ Polacco” e appartenevo  alla “Brigata Garibaldi”, il comandante  delle truppe era Dario Marchini, un  dottore  di  Bardi. Noi  facevamo molti combattimenti contro  i tedeschi e i fascisti.  Ci  spostavamo sempre da un paese  all’altro, da Osacca a Gravago così via. Il nostro primo scontro fu  con i fascisti che  si  trovavano  al  castello di  bardi.

Io con gli altri partigiani avevo, per prima cosa, minato tutti  i ponti che  si  trovavano  nelle zone  vicino  a Bardi , per evitare l’arrivo  dei tedeschi. I partigiani erano  stati aiutati dagli  americani che  con il lancio dei paracaduti gettavano loro cibarie e  vestiario, munizioni.

La cosa  più terribile  che  ricordo, è il rastrellamento di  Caffaraccia. Era il 6 febbraio1945. I tedeschi non trovando  i partigiani fecero  un rastrellamento bruciando  case e portando via tutto  quello che  trovarono, prendendo vecchi  come  ostaggi. Anche il mio povero padre gli venne rubato mucche e maiali e gli avevano uccisi  nel dopolavoro.

Quanta  miseria abbiamo patito a  causa loro,  e quanta paura…. I giovani di  adesso, commenta il Platoni, non sarebbero  più in grado  di  affrontare simili sacrifici, “loro c’è l’hanno troppa grassa” ……ma noi ……quanto lavoro per un pezzo  di pane!

Il Combattimento di Tasola

Intervista alla prof. D’italiano Lucia Verti che risiede in zona Essa ci ha  raccontato che….

Era il giorno di  Pasqua del 1944 ci  fu lo scontro tra i nostri partigiani ed i nazifascisti presso la  strada secondaria che conduce  a Tasola  da Bedonia. I partigiani avevano saputo che la  mattina  di  Pasqua sarebbero passati  i tedeschi e fascisti sulla  strada Bedonia- Anzola. Così  i partigiani della zona  prepararono un imboscata nei pressi  di  Montevaccà. Non tutti i partigiani parteciparono all’azione, perché  credevano  che  fosse un’impresa facile.

Verso le  dieci arrivano  i tedeschi, i primi in macchina, gli altri  con due  corriere. Gli  autisti che  erano  civili della zona, essendo  stati  avvertiti di  quello che  stava  per accadere, fermarono le  corriere e dissero  che erano posti  pericolosi, perciò non volevano  rischiare la  vita. Mentre i tedeschi decidevano il da farsi “ Battaglia” un partigiano  ordinò  di  sparare.

I fascisti  ed i tedeschi risposero  al  fuoco ed un partigiano  fu  ucciso. I partigiani  fuggirono e furono inseguiti verso la  frazione  di  Tasola. La gente aveva visto il fumo e fuoco, infatti  i tedeschi avevano incendiato  due  cascinali, ma  da lontano sembrava che  fosse Tasola  a bruciare. I partigiani decisero  di  combattere lo  stesso. Essi comandati  da “Bill” si  diressero  verso  “ Segalino”.

Erano in pochi, ma si  erano  divisi per  dare l’idea  che  fossero  in molti. Quando  furono vicini  ai tedeschi e li  sentirono impartire ordini, un partigiano urlò: “ prima compagnia a destra,  2° compagnia  a sinistra”. Da parte  dei fascisti ci fu uno  scompiglio e all’urlo  si  “salvi  chi può”,  fuggirono  tutti  verso  Bedonia. Il giorno dopo, giunsero  da parma rinforzi  tedeschi e questi  fecero un rastrellamento e misero in casa di  mia madre il comando “ a Ponteceno in località  Belvedere”. Anche  i partigiani avevano fatto dei prigionieri tra i quali un tedesco che  rimase  tra loro e in seguito  divenne  una spia e guidò i tedeschi ai nascondigli partigiani.

Verso la fine di  Aprile giunse un dispaccio tedesco che  chiedeva ai partigiani di  unirsi  a loro, segno  evidente che  i tedeschi cominciavano  ad avere paura. La risposta al messaggio furono attacchi sempre più violenti e continui. In seguito vari  rastrellamenti vennero  fatti  in quella zona. Il più  rischioso fu  quello  del  22 Maggio del 1944. le  truppe tedesche erano dirette al Monte  Penna dove si  erano  rifugiati i partigiani, costoro si  divisero in gruppi di poche  persone e nonostante fossero  accerchiati riuscirono a sfuggire ai tedeschi.

Solo cinque furono presi e fucilati ed esposti al pubblico nella piazza di  Bedonia. Poiché avevano preso pochi partigiani, i tedeschi deportarono molti  civili in Germania, incendiando case ad Alpe, a Calice ed in altre località del comune  di  Bedonia.

La Fucilazione  di Uno  dei Primi Partigiani

Intervista a “ Previ Antonio” residente  a Borgotaro che racconta

Nella località Boceto, nel mese di  giugno vidi un gruppo di partigiani che  correva all’impazzata per mettersi  al riparo furori  strada, seguiti  da una macchina dei tedeschi insieme ai  fascisti. Purtroppo uno  di  questi partigiani non riuscì  a nascondersi in tempo e fu raggiunto dalla macchina dei tedeschi che fecero fuoco su  di lui.

Appena i tedeschi se ne andarono, andai con altre persone per soccorrerlo , ma la raffica di mitra lo aveva colpito a morte. Inutile era stato l’aiuto immediato della gente. Nella notte i suoi compagni con una scala che fungeva da barella lo portarono al loro comando a Baselica.

La Battaglia di Grifola

“ Di Previ Antonio”

Mi ricordo che la battaglia di grifola è avvenuta in luglio prima del rastrellamento. La Brigata Valtaro comandata da “Dragotte” era collegata con la Brigata “ Beretta”, al passo del Bratello. I tedeschi fecero un grande rastrellamento, nella catena appenninica Val Taro collegata col monte Gottero. I tedeschi seminarono il terrore con rappresaglie.

Poi accompagnati dai fascisti sfondarono il Bratello, e giunsero nella frazione  di  Grifola, dove fecero appostazione con armamenti pesanti. I partigiani della località “Frasso” e da “Rovinaglia” tennero fronte alla postazione tedesca e la notte circondarono Grifola. All’alba la  battaglia si scatenò. Molti tedeschi morirono, gli altri furono presi prigionieri. Comandante  di  questo gruppo era  “ Libero ” nome di battaglia di “ Primo Brindani ”che aveva guidato alla vittoria i suoi partigiani.

Le  Donne  Facevano  la  Staffetta

Intervista a Virginia Ricciarelli anni  56 detta “Piacenza”

Era il  15 luglio vigilia  della Madonna  del  Carmine quando un partigiano viene  ad avvisarci che  i tedeschi stavano  arrivando  a Borgotaro. Non sapevo dove andare così decisi  si rimanere. Nel pomeriggio giunsero i tedeschi. Verso  sera alcuni  di loro si  presentarono  a casa mia ed io offrii quel poco. Non mi sembravano particolarmente cattivi.  A sera andai a letto più tranquilla al il risveglio fu alquanto  brusco. 

Erano le cinque  del mattino, quando udii battere la porta era una pattuglia  tedesca. Mi invitarono con tono che  non ammetteva indugi a muovermi. Mi accompagnarono in un locale  chiamato “Baracchino”. Li trovai molti ostaggi dei  quali ricordo Mario Saglia, Dante Acerbis, Volta, Francesca Zoni, Luigia Cobelli. Poco  dopo ci  fecero  uscire e ci  ammassarono proprio  a capo del ponte  di San Rocco vicino  alla Madonnina. Avevano una mitragliatrice puntata su  di noi.

I tedeschi stavano  frugando  dentro  al “ Baracchino”e noi pensavamo che volevano minarlo. Subito  dopo “ ci invitarono” ad incamminarci  verso il Borgo. Saremo stati una ventina. Arrivati  al Portello, notammo che già si trovavano una ottantina di  ostaggi.

Pantera  Era Il Mio Nome E Da Tale Mi Comportai

Intervista  a Leonardi  Alberto di  60 anni del  distaccamento del  gruppo d’assalto Val  Taro.

Soprannominato “ Pantera”

Il primo presidio fu a Roccamurata il  25 Aprile 1944. Lo attaccai alle quattro e  trenta e dopo  due  ore li eliminai facendo  circa  trenta  prigionieri. Poi venne mi pervenne l’ordine riattaccare il casello ferroviario del  presidio  di  Valmozzola, dove vi sostavano 25 tedeschi: fu una  battaglia molto  dura. Si mitragliava  da entrambi  le  parti e mentre infuriava la battaglia arrivarono due  caccia inglesi, cominciarono a bombardare ma i partigiani indomiti  continuarono a combattere i tedeschi finché i tedeschi  si  arresero.

Ci  furono dei  feriti e morti, da ambedue  le  parti, ma finalmente il presidio  era stato  catturato. Facemmo anche  un combattimento  a Gotra,  di  Albareto, su una colonna  di  tedeschi con venti  automezzi. Abbiamo  avuto il sopravvento facendoli tutti prigionieri con morti tra le  due parti. Mi trovavo con un gruppo di partigiani davanti  all’Appennino di  Borgotaro che  eravamo stati informati dell’arrivo di  diverse camionette di  tedeschi S.S. appena avvistati cominciammo a mitragliare.

Il nemico  rispose  col fuoco e cercarono  di  scappare. Io però col mio mitragliatore “ brei” mi misi  a duecento metri circa dietro ad una finestra e facendo  fuoco centrai la camionetta. Due S.S. riuscirono  a fuggire lasciando un suo compagno morto. Poco dopo ne  venne un altro e quattro furono fatti prigionieri.

Muore anche il parroco Domenico  Dallara. La reazione però  non tarda a farsi sentire. Nel pomeriggio seguente, i tedeschi ed i militi della San marco, dopo molte sparatorie, entrano  in Borgotaro, assaltano case, svaligiano appartamenti, fanno razzie di  tutto, ma  lasciano subito il paese. È stata solo una  spedizione punitiva e un avvertimento per il futuro a non accogliere più i partigiani

C’era molta  agitazione, i bambini piangevano. Eravamo  nella piazza della spesa  pubblica e man  mano  che il tempo passava gli ostaggi aumentavano. Penso  che  saremo stati da 100 a 150 persone. Rimanemmo li diverse ore,  fu  verso mezzogiorno, almeno così mi sembra di  ricordare, che i tedeschi decisero di lasciare le persone anziane e i bambini. Molti  di noi poi furono rilasciati e tornarono nelle loro abitazioni. Fu  un momento particolarmente  doloroso per me, poiché io non ero tra le persone poste  in libertà e incominciammo  a pensare al peggio. Poco  dopo cominciarono le trattative.

Ci  venne  fatta un’offerta. Alcune donne avrebbero avuto un lasciapassare con l’impegno però  di  recarsi presso i partigiani per ottenere la  liberazione dei prigionieri tedeschi. In caso  contrario, gli uomini sarebbero  stati  uccisi. Io mi offrii e così federo  Anita Cervotti, Luisa Baruffa, Rosetta e Maria Del Grosso, Natalina  Cervotti. Ci  dividemmo le zone, io  con alcune  compagne andai sui monti verso la Cervara, dove risiedeva il comando  partigiano guidato  da Jack.

Intanto  gli ostaggi non erano più al Portello, ma presso  casa Mangora. Tra loro notai Mons. Boiardi, Stecli? Poretti Paolo Cacchioli, Gelindo ed Emiglio Del grosso, Varazzani, Schifini, Gino  Gatti ed altri. Ci  avviammo verso  la nostra zona. Dopo un paio  di  ore arrivammo ci mettemmo  in contatto con i partigiani attraverso  conoscenze ed ottenemmo il rilascio dei prigionieri tedeschi. Arrivati  al Borgo ci  dissero  che gli ostaggi si  trovavano presso “l’Albergo  Roma”. Erano tutti  fuori ad aspettare l’esito e dopo due  giorni seppi che la nostra missione aveva dato  i  suoi frutti, perché tutti  i nostri erano salvi.

Servimmo  Da Scudo Ai  Tedeschi: Era Il Giorno Dopo La  Madonna Del  Carmine

Intervista a Gabriella Gasparini

Durante il periodo della seconda guerra mondiale, io con la mia  famiglia  abitavo  a Brunelli. I partigiani quando potevano venivano  sempre in casa nostra ed un giorno mi chiesero  aiuto. Dovevo  scendere a Borgotaro ed andare  alla trattoria nel viale, gestita  da Pellacini Fernando, luogo nel quale i tedeschi passavano in quei  giorni le loro ore libere.

Dovevo chiedere al gestore se sapeva in quale  strada passavano  i tedeschi per arrivare al Santa Donna. Conoscere questo era necessario per i partigiani, perché non sapevano  dove appostarsi. Eravamo nel mese di luglio fra il 16 e il 20, il giorno dopo la madonna del Carmine.

Perché  era il giorno  della  sagra e tutte le  donne che erano scese in paese erano state catturate  e messe in fila dietro le mura e rischiavano  di  essere fucilate. Fortunosamente dopo alcune trattative fatte con il Parroco Boiardi furono rilasciate. Con la mia ingenuità di ragazzina, mi recai all’osteria prescritta e mi feci passare per la nipote  di pellacini.

Seppi l’informazione, ma  vi  fu un inconveniente, infatti  i tedeschi mi vollero conoscere, poi  si stanziarono sul ponte  di Merletto per accompagnarmi  a casa. La mia sicurezza svanì, incominciò la paura non potevo  certo portare i tedeschi in casa mia perché  vi  erano  i partigiani. Una ragazza mi accompagnò, Nerina Pellacini nipote  del gestore. I tedeschi fecero  di  noi  un o scudo, alle spalle avevamo puntati parecchi  fucili e così  arrivammo  a Brunelli.

I tedeschi persero del tempo a saccheggiare  delle case, ed io approfittai  questo per scappare. Alcuni soldati mi scorsero  e cominciarono  a sparare. Mi sentii passare vicino decine  e decine  di pallottole , persa la paura mi buttai in un fosso e per miracolo non mi  ruppi l’osso del  collo. Passato un po’ di tempo corsi  dai partigiani che da prima non mi cedettero, ma poi vedendo avvicinarsi uno  squadrone di persone , mi misero al riparo ed avvisarono  gli altri distaccamenti di partigiani, appostati più in alto.

Anch’io avrei  voluto fare parte dei partigiani, ma i miei non se la sentivano di lasciarmi partire  da casa, perciò mi rassegnai.

LO STATO LIBERO  DELL TARO

Riassunto  tratto  dalla “ Voce  del  Taro ”

Il  25  giugno i partigiani occuparono  Borgotaro, già prima  però le  varie  brigate partigiane  avevano deciso l’occupazione del paese dalla Cisa a Cento Croci, la zona liberata fu  chiamata “ Libera Repubblica della Valle del Taro” ed il suo capo era “Poè” ( Professore Achille Pellizzari ), docente alla università di  Genova, che da tempo  si  era rifugiato a Berceto e aveva  fondato il “ Comitato  di  Liberazione”). La  Repubblica del  Taro comprendeva  otto  comuni,  era un luogo strategico per la  ferrovia Parma – La  Spezia e per le  due strade  Nazionali.

Capitale  era Borgotaro. La “ Brigata Beretta” presidiava il passo  del  Bocco, quello di  Centocroci la “ Cento  Croci” e la “ Julia” la provinciale Parma – La Spezia. I partigiani vivevano in paese e nessuno voleva diventare commissario, però fu  assicurato che  non  ci sarebbero stati bombardamenti. Nel frattempo un autocolonna di tedeschi veniva verso il paese. Fu  attaccata  a Pontolo,  vi  fu uno scontro tra i civili e presero parecchi  ostaggi. Le  due  altre  brigate vennero in aiuto e attaccarono  alla Manubiola “Berceto”.  Ci  furono alcuni morti dieci  civili che  i tedeschi tenevano  come  scudo e tra i partigiani il  dott. Bruno  Antolini e Adolfo Marchini. Venne poi bombardato, il ponte  della  ferrovia e morì “ Sani” ( Giorgio Bassani, 20 anni, studente in medicina. Fu  colpito  da una  scheggia mentre era di  guardia alla galleria  del  Borgallo ).

Intanto  i tedeschi volevano entrare  a tutti  i costi e ci  furono scontri a Bedonia , Grifola e Pelosa. Usciva  a Borgotaro il giornale “ La Nuova Italia” ma Borgotaro libera  aveva i suoi momenti  contati, dai vari passi scendevano due divisioni di tedeschi.

Si sapeva già che  questa volta era perduta.

Intervista  ad Enrica Cavalli

Ho intervistato mia nonna, che, con altri era “ sfollata” e  abitava in una casa di alcuni contadini. Mi  dice: i partigiani avevano  appena ucciso due  fascisti e i loro corpi  erano stati  sistemati ai  bordi  della  strada. Quando  dal  fondo della via una camionetta di  fascisti saliva lenta.

Bisognava far  sparire i due  cadaveri, altrimenti  se la sarebbero presa con noi. Scavammo  la buca, seppellimmo  i due  corpi, eravamo appena arrivati in casa quando la camionetta di  fermò in mezzo  alla strada. I partigiani  erano scappati  sui monti, i bambini  erano intorno  ad un rudimentale  tavolo con le scodelle in mano e tutto  sembrava tranquillo. I tedeschi  se ne andarono  e noi tirammo un sospiro  di  sollievo. Eravamo stati ad un passo  dalla morte.

Intervista a Dorà Giovanni

Di  64 anni abitante  a Porcigatone

“ Nel luglio del  1944 i fascisti ed i  tedeschi si  recarono  in tutte le case  di  Porcigatone e prendevano  tutto ciò  che avevamo: mucche, capre, maiali, senza permesso e come  fosse roba loro! Mi ricordo che in quei  giorni ero andato da uno  zio  a Cereseto per vedere come  era la situazione là, e capitai proprio  a proposito.

Il giorno 19 luglio del 1944, i tedeschi a Strela, una frazione vicino  a Cereseto, massacrarono  17  civili innocenti e  incendiando case  e cascine. Mi ricordo la colonna di fumo che  veniva da “Costalta”.  Si  sentivano da lontano grida disperate, urla  di dolore…

Si  sentivano ovunque spari. Scoppi di  bombe  a mano. Anche  un ragazzo  di  14 anni che  se ne  stava  da solo, pieno  di  terrore, in un prato a pascolare le mucche,  viene colpito alle  gambe da una  scarica di  fucile e poi non essendo  ancora morto un tedesco lo  finì a colpi di  fucile. Erano dei  porci….. Poi, non ancora contenti, per  far  morire di  dolore i pochi rimasti, lasciarono esposti  al  sole per tre giorni quei  corpi al  sole  nessuno poté fare niente.

La stessa sorte toccò  a Cereseto.  Ci  accorgemmo del loro arrivo, perché vedevamo del  fumo venire  da “ Farfanaro”. Tutti ci  rendemmo conto  di  essere circondati. Era il rastrellamento! Si salvi  chi può! Che momenti!

Scappai e risii attraverso le macchie, a ritornare a casa appena in tempo, perché  alle  sei  del mattino i tedeschi assaltarono  il paese, ordinarono  al parroco “Don Molinari”di  radunare tutti  nella piazza del paese, pena la  fucilazione per  chi non per  chi si  fosse presentato. Intanto un gruppo di  anziani si  erano  radunati  davanti  alla chiesa, ma il capo tedesco chiese: “ I  giovani dove sono?” Al silenzio del parroco questi anziani  insieme  a Don Molinari furono addossati  al muro della chiesa sotto il tiro di  due  fucili mitragliatori spianto e in un minuto tutto il paese fu incendiato. Intanto questi uomini incolonnati col parroco e scortati  da guardie, attraverso i roghi delle  case, vennero portati fuori  dal paese, verso  Bardi.

Se avete  occasione  di  andare lassù ragazze ci  dice il signor Giovanni vedrete  che c’è un bel monumento in sasso di  Carniglia che  ricorda il tragico rastrellamento  del 20 luglio del  1944.”

Canti  nella Resistenza

Valtaro , Valtaro

che c’importa se si muore

con il grido  di  dolore

partigiano vincerà.

quando  si  tratta d’assaltare

noi partigiani siamo  i primi

tutti s’affacciano  a guardare

tutti  si  affacciano a mira.

e se il tedesco ci  fa la guerra

e se minaccia la  nostra  terra

noi partigiani  sarem i primi

per la prova di  valor.

Valtaro , Valtaro ……..

Pietà l’è morta

Lassù sulle montagne

bandiera nera

è morto un partigiano

nel  far la guerra.

è morto un partigiano

nel far la guerra

un altro italian

che  va sotto terra.

Bersaglier ha  cento penne

Il bersagliere ha cento penne

e l’alpino  ne  ha  una sola

il partigiano ne ha nessuna

e sta sui monti  a guerregiar.

la sui monti vien  giù la  neve

sarà tormento se l’inverno

ma se venisse anche l’inverno

il partigiano riman lassù.

quando viene la notte scura

e tutti dormon son alla quiete

ma passeggiando sopra la neve

il partigian segue l’azion.

ma quando  poi ferito cade

no non piangete per ogni core

perché se vive o muore

non importa va ben  così.

Venti  giorno sull’Ortigara

Ho lasciato la mamma mia

Per andare a fare il sodà – a

Ta-pun  ta-pun ta- pun

Ta-pun  ta- pun ta- pun

E domani  si va all’assalto

Soldatino  non farti  ammazzare

Ta-pun  ta-pun…….

Venti  giorni sull’ortigara

Ma senza cambio per  dimostrar

Ta-pun  ta-pun……..

Quando portano la pagnotta

Il cecchino comincia a sparar

Ta-pun  ta-pun……..

Quando noi siamo scesi al piano

Battaglione non farti ammazzare

Ta-pun  ta-pun……..

Dietro  al ponte  c’è un cimitero

Cimitero di noi  soldà

Ta-pun  ta-pun……..

Cimitero  di noi soldà

Forse un giorno ti vengo  a trovar

Ta-pun  ta-pun……..

Inno  alla Patria

Parole  di  Cesare Bassani ( Sam)

Sugli alti monti  ci siam fatti lupi

il nostro  grido è libertà o morte

al piano scenderemo per la battaglia

per la  vittoria

noi rivivrem in un ulgor  di gloria

sorrider nel riveder la vita

sul campo sorgerà la nuova Italia

con la  guerriglia.

per  vendicar un mucchio  di vergogne,

per risanar un mondo d’ingiustizia

rimbomba col suo rombo redentore

la dinamite.

per tutte quelle morti invendicate

per tutte quelle  facce scheletrite

compenseremo  sulle  barricate

piombo con piombo

fin dove possiam spingere lo sguardo,

lontano fino all’ultimo  orizzonte

farem che  giunga a vendicar l’oltraggio

la nostra guerra.

fra vette, boschi e valli battiamo,

perché si possa ancor con orgoglio

gridar come il tuono con orgoglio

viva l’Italia!!!

          Aprile  1944

Il Coraggio Di Un Ragazzo Cesare  Bassani

Dal libro Quelli Che  Non Tornano

Un giorno del  1944 la  Brigata Julia aveva occupato Borgotaro, cacciandone i presidi tedeschi e  fascisti, sulla ferrovia, mentre sorvegliava in pattuglia, un bombardamento aereo lo colse improvviso  e lo uccise, Cesare Bassani, prima della morte, non ha rimpianto la propria  giovinezza.

Tutto era successo  così: “ a giorno avanzato con amici scese alla galleria del  Borgallo, sopraggiunse il primo bombardamento dei  quadrimotori americani. Benché lo intimarono di andarsene rimase, ed andò a soccorrere quelli rimasti  feriti. Dopo la seconda scarica arrivò il comandante che  disse  a tutti di andare e chiese se vi  era un volontario che  restava  a fare la guardia. Cesare subito  si offerse.  Gli apparecchi stavano girando per una nuova picchiata. Vi fu un immenso  caos e quando tornò per un poco la pace, Cesare Bassani era ormai ferito  a morte.

Fra atroci  dolori morì poco  dopo. “ Cesare è più vivo  che mai, è sempre presente col  suo spirito, con il  suo  altruismo, con il suo entusiasmo, con le  sue  originalità, col  suo forte spirito  patriottico che ultimamente più che mai lo animava: è presente la  sua  figura  alta, diritta, il suo viso pieno con la  barba lunga, la pipa vuota in bocca, il capello a teste larghe, ed i suoi pantaloni di  frustagno. Era più uomo dopo le  recenti esperienze, più riflessivo e calmo, ma sempre lui, pronto, vivace, forte.”

Ora a commemorarlo c’è una lapide appesa in stazione a Borgotaro,  ci  servirà sempre da esempio il suo ricordo non verrà mai meno.

  Da “Quelli Che  Non Tornano”

Ho  Consegnato Una Valigia

Di  Armi Ad Una Mano Partigiana Che  È Sempre  Restata  Nell’ombra.

Intervista  a Gabriella Gasparini

Alcuni mesi  dopo, mi trovavo  a Parma per motivi  diciamo famigliari, quando dei partigiani uno dei  quali Ghezzi Carlo, mi chiesero di trasportare una valigia, della  quale  io ignoravo il contenuto. Portai la valigia a casa mia,  e da qui ad un uomo di  cui non ho visto che una mano, perché  era notte. Il giorno dopo un capitano di polizia  mi chiamò in caserma, perché  qualcuno aveva  fatto una soffiata , ma per fortuna la sua parola  valeva come la mia, perciò mi lasciarono  andare.

Quelli Che  Non Tornano

Cesare Bassani  Sam nato  il 1° novembre 1924 morto il  2 luglio  1944

Un giorno del  1944 la  Brigata Julia aveva occupato Borgotaro, cacciandone i presidi tedeschi e  fascisti, sulla ferrovia, mentre sorvegliava in pattuglia, un bombardamento aereo lo colse improvviso  e lo uccise, Cesare Bassani, prima della morte, non ha rimpianto la propria  giovinezza. Non ha chiesto  niente. Ha espresso soltanto  che i suoi compagni cantassero sulla sua bara un vecchio canto di  guerra friulano ( Stellutis Aplinis ).

È un canto  nostalgico, appassionato, che  scende dai monti dove  si è combattuta l’altra guerra, un canto dove  si  ascolta la voce di  un giovane alpino morto per la libertà  di un popolo. È la  voce  di un morto che non rimprovera, accarezza soltanto e lascia un nodo  alla gola. Sostanzialmente la  canzone  dice  così: “ sto dove mi trovo, sul mio corpo  fioriscono le  stelle alpine che prendono linfa dal mio sangue; voglio ben  al mio amore che  vive sulla  terra e  a lei  offro uno di  questi  fiori.

Un giorno lontano, quando la guerra sarà  finita  non sarà che  un ricordo, tutte le stelle alpine, per miracolosa metamorfosi si tramuteranno in un’unica stella lucente nel cielo della patria, a ricordare ai  vivi la nobiltà dei  nostri  sacrificio; essi  vivi si accenderanno alla luce  di  quella stella.

Questo canto lo ha voluto sulla tomba e noi  glielo abbiamo cantato, in una  calda giornata di luglio, lassù nel  cimitero  del  Borgo. Ed io l’avevo conosciuto  così. Il Nostro Popolo Dimostrerà Di Essere Degno Della  Storia; Quando Saprà Salire Sulle  Barricate.

Imparai a conoscerlo così con  questa  frase che lui a un certo punto  durante una  discussione in un caffè di  Borgotaro aveva pronunciato  con particolare convinzione. Era l’ ottobre  del 1943. gli avvenimenti  storici portavano davvero i popoli e gli individui alle proprie  responsabilità. Risorgeva sulle baionette tedesche il cadavere del fascismo, sulla quale  pesava la rovina morale e materiale di una nazione intera.

Una guerra perduta  senza essere preparata, città distrutte, centinaia di migliaia di morti, centinaia di migliaia di prigionieri, lutti  e miserie  alle  famiglie. Una colossale  truffa al popolo  italiano e ciò nonostante gli animi di  molti erano  ancora incerti  sulla  strada da scegliere  e da battere; o non se ne preoccuparono  affatto. Insensibilità  storica, mancano di  dignità, abulia politica. Ed io andavo cercando ansiosamente fra gli uomini qualcuno …

(Il Nostro Popolo Dimostrerà Di Essere Degno Della  Storia; Quando Saprà Salire Sulle  Barricate.) Mi ricordo quella frase: mi colpì e più mi sorprese in quanto era  stata  gradita dal più  giovane. Io ero  fuori  dalla discussione, ma  mi ricordo  lo volli guardare negli occhi: poi piano chiesi a qualcuno  quanti  anni aveva. È ancora  2° studente in medicina.  E chissà per  quale misterioso intuito non ebbi  un attimo di  esitazione e nemmeno pensai che la sua fosse retorica. Nei  giorni seguenti ci parlammo,  e stringendoci la mano a suggellare la nostra decisone, confermai in me il primo giudizio: maturo per impugnare un arma in difesa del popolo truffato,  e dalla libertà umana.  E così ci  ritrovammo  un giorno sulle nevi dell’Anzola, ai piedi  del Tomarlo roccioso. Tra i primi ……. , nella baita, al soffiar della tramontana.

Eravamo in pochi, è vero, e un pochino  diversi da quando  tu  non c’eri le  brigate  scesero a Parma, grande  fiumana per la parata  finale.

Ma forse  era meglio lassù, un pochino stracciati, con  vecchie  scarpe, senza  generali e  senza Comando  unico. Ma con tanta  fede la  libertà era salita con noi. Al primo combattimento, per te era veramente il primo ( il battesimo  col fuoco ), qualcuno  della squadra nuovo,  al  sibilo  del proiettile, nuovo  al canto metallico  della mitraglia, aveva vacillato. Tu invece, dopo aver ben  guardato in faccia il nemico, avevi sparato con  sicurezza come un vecchio  soldato. Qui ti eri trovato finalmente sulla barricata della  tua  idealità,  e ben  sapevi che per la vita, intesa come libertà e dignità umana, ad un ceto momento si  doveva saper rinunciare coscientemente  alla vita.

Borgotaro ottobre 1945

Delnevo Giuseppe  – Dragotte _

Da “Quelli Che  Non Tornano”

Cesare Bassani  Sam nato  il 1° novembre 1924 morto il  2 luglio  1944

In Gruppo A Porcigatone: Ma Il Paese Tace

Prima di iniziare il nostro lavoro di  gruppo abbiamo chiesto dove avremo potuto trovare del materiale utile per le nostre  ricerche. Alcuni ci hanno  consigliato  di  andare  a Porcigatone perché in questa  frazione, si  rifugiava in gran parte la popolazione, costretta a lasciare Borgotaro continuamente  bombardato. Di  buona lena il nostro gruppo formato  da 8 ragazze, armato  di  registratori, blok – notes e tanta buona volontà con un taxi giovedì pomeriggio, ha raggiunto Porcigatone.

Ci  siamo recate prima di tutto, perché  lo pensavamo  frequentato  da vecchietti  in grado di  dare utili informazioni. Abbiamo trovato molta difficoltà nelle persone intervistate e con fatica siamo  riuscite a raccogliere questi pochi dati. Riportiamo le  stesse parole dei protagonisti, e dei testimoni di  quel lontano  1944 che, con qualche lacrima e profondi sospiri, ricordano quegli episodi di  dolore.

Intervista a Feci Maria gestrice della trattoria a Porcigatone “ Da Porcigatone passavano spesso i tedeschi e si  fermavano alla mia osteria che  era in centro. Della poca roba che  avevamo  in casa non eravamo più padroni perché se ne impossessavano loro, quei … Una volta alcuni tedeschi mi chiesero del  vino. Glielo portai, ma loro, dopo averlo assaggiato  un po’, stapparono tutte le bottiglie e me lo tirarono in faccia. Dicevano  che  era  “gramo”.

Poi chiesero delle  saponette per lavarsi. Sfortunatamente non ne  avevo in casa e diedi loro del  sapone  da bucato. Allora  mi presero di  forza, mi buttarono nella  strada e se ne andarono. Pensai “ meno male  questa volta é andata bene”! Ma alla sera più  di  200 tedeschi invasero Porcigatone e quelli che  vennero  da me mi chiesero se mio marito era partigiano. Risposi  che  era militare. Loro non mi credettero e mi tagliarono  i capelli che  erano folti e lunghi per vedere se nei  ciuffi  c’era qualche  messaggio.

Che  vita ho fatto  allora! In casa fui costretta ad ospitare anche  alcuni mongoli che  vi  restarono per una settimana. Da loro seppi che c’erano 7 morti  sul Santa Donna e avvisai la popolazione che non era ancora consapevole. Non conoscevamo però i nomi e passarono così giorni  di  angoscia terribile, perché tutti  temevano che in quei morti ci  fossero  i nostri  cari…. Basta, non fatemi  più parlare, è troppo brutto per me ricordare quei  giorni …..”

Ricordi  di  Sperani Paolo

Residente  ai Lavachielli di  Tiedoli ( intervista)

Nel mese di  settembre  del  1943 cominciò l’attività partigiana conseguentemente furono mandate nei  vari  caselli  ferroviari truppe  tedesche e neo-fasciste. Alle ore 2 del 31 dicembre una pattuglia di  tedeschi e fascisti circondarono “ Lavachielli” arrestarono il signor Sperani Paolo e con lui si  recano  al “ Cadanno” per arrestare tre prigionieri inglesi  che erano  rifugiati  nella casa dello Sperani, ne  furono arrestati due  uno  riuscì  a fuggire. La  casa dello Sperani fu  bruciata assieme  a quella  del vicino, signor Giacomo Ferrari per opera dei  fascisti. Lo Sperani fu  preso prigioniero e condotto  a Bologna dove rimase  parecchi  mesi col pericolo si  essere fucilato se nell’agosto  del  1944 non fosse stato liberato da un’incursione di partigiani, il fatto fu  causato da una spia.

Ricordo  di  Accorsini Cesare

Intervista, nato  a Tiedoli  ma  residente  a Ostia

Nel 1944 aumentava sempre di più l’attività  partigiana finché  all’inizio  di  giugno i partigiani si  impossessarono  di  tutta la Valle del  Taro  da Berceto al  Passo del Bocco delle Valle  del Ceno. Il  28 giugno si  ebbe la  prima incursione di  bombardieri, bombardarono  a tappeto il ponte di  isola senza colpirlo: rimase vittima la signorina Avalli Celestina colpita  da una scheggia. L’otto luglio una puntata  dei tedeschi tenta di raggiungere Borgotaro per incendiarlo, non riesce  a raggiungerlo perché  viene respinta dai partigiani, i tedeschi però  si vendicano  sulla strada del  ritorno prendendo tutte le persone  che trovavano. Molti  a Pontolo a Baselica fuggirono  a Tiedoli e  San Pietro anche perché  la serra dell’otto si  fece un’altra puntata su Borgotaro passando  dal  Bratello, dove  vi lasciarono la  vita circa  ottanta  tedeschi.  Riusciti  vani  i due  tentativi i tedeschi tentarono  con la  forza di prendere Borgotaro, il mattino del  13 luglio da Berceto bombardarono  con  cannoni  Bergotto e i vicinanti  di  Lozzola: così il  14 e il 15 finché riuscirono a sfondare l’aspra  resistenza dei partigiani che  si trovavano  incanalati da ogni parte Da Berceto  al  Bocco e raggiunsero la sera del  15 Ostia. Sono  stati  3 giorni di  attesa e  di  ansia per timore  di crudeli rappresaglie. A Pontolo, Baselica, Belforte furono bruciate  parecchie case. Il basso Tiedoli fu razziato fino  a “ Case Franco” dove  si  voleva uccidere la signora Gasparini Giuseppina e bruciarle  la  casa perché un partigiano fuggendo aveva lasciato  nella sua casa aveva lasciato  lo zaino con dentro  una cartuccia. A “ Ca Vecchia” fu  bruciata la  cascina e il  frumento perché  vi  trovò un moschetto.

Cinque Lunghi  Giorni Del  1945

Intervista a Botti Arnaldo Tiedoli

Ricordo che  durante il rastrellamento del  gennaio  1945 le truppe  tedesche pernottarono in  “La Costa”. Il mattino seguente dovevano proseguire per Mariano, ma non poterono a causa della neve, si  fermarono quindi  in “La Costa”. Parte di  essi si  spostarono  in Lavachielli e Fadà.  Si  fermarono  5 giorni durante i quali scorazzavano per le case asportando quanto  trovavano. Rubavano  vino, uccisero maiali, mucche, pecore e  galline.

Il paese  era come in stato  d’assedio ma si  poteva  girare per la strada, c’era il pericolo di ricevere qualche  fucilata. Il “ Lavachielli” nella  casa del partigiano Dellasavina Eliseo, furono trovate delle armi e volevano  bruciare  la casa, ma poi si  accontentarono di malmenare sua sorella Maria. All’insaputa del parroco i partigiani avevano nascosto  nella cappella diroccata del  cimitero molte armi e munizioni, che  per fortuna  non furono trovate. Alcuni uomini per  non essere presi si  fecero  seppellire  sotto il letame, tra i quali il fratello del parroco;  si  fecero  rinchiudere in un buco sotto il mulino Lavachielli.

L’ingegner Luigi Terroni, sfollato  da Borgotaro, rimase in una grotta senza mangiare e fu trovato in fin di vita. Durante questo  rastrellamento si mostrarono inumani i soldati  mongoli facenti parte dell’esercito Tedesco.

Ricordi  di  Adelio Bernardi

Adelio Bernardi

Tratti  dal  suo diario personale

Io, Eugenio  Solari, Signorini Antonio ( Fanfulla),Cosimo, Rota,Nicolino, dopo una sosta a Tomba, decidemmo di  attaccare il presidio  di  Santa Maria, per rifornirci  di armi e munizioni per poter allargare così l’opera delle nostre azioni e magari scendere al piano, dopo una  faticosissima marcia in montagna, con la neve molto alta, con l’assoluto necessità  di spostarci sui  crinali della montagna per  non farci  scorgere e dopo  aver predisposto il taglio del  filo telegrafico per un’eventuale  ritirata, arrivati  a Santa Maria del Taro predisponiamo il piano di  attacco. Io so  di  essere assegnato  a coprire  le spalle ai  compagni da  ogni eventuale  attacco improvviso. Fanfulla, vestito  da alpino avrebbe  dovuto far vidimare la licenza e quindi presentatosi  alla porta della caserma. Il piano  funzionò, la  porta  venne aperta e  quindi  richiusa prontamente  da un altro milite  accorrente, la sparatoria cominciò e  forse fu la prima sparatoria, organizzata che  vedeva  di  fronte, nelle nostre montagne, partigiani ( ribelli) ed i repubblicani.  Cosimo venne  ferito ad una gamba e la  ritirata  attraverso il percorso già pronto  divenne impossibile e si  decise (facendo assegnazione all’isolamento telefonico ) di  percorrere tutta la strada provinciale, dandoci  il cambio nell’aiutare il povero  Cosimo a porsi  in salvo  insieme  a noi. Avevamo ancora  le armi ma forse conoscevamo, fra tutti una decina di  pallottole.

Arrivati  a Gelana ci  fermiamo  a dormire in una  cascina ai piedi  di monte Segalino senza sapere naturalmente che  di  noi  (ribelli) era corsa la voce in tutta la  Val Taro dell’attacco a Santa Maria, dello stragrande numero di morti e  di  feriti da ambo le parti. Era corsa la voce  che la resistenza Valtarese muoveva i suoi primi passi e per noi  ribelli affamati ed esausti era un invito a continuare la giusta  guerra.

Rastrellamento  del Maggio 1944

Di  Adelio  Bernardi

La  rabbia  nazifascista si  scatenò furente contro le nostre forze e la coraggiosa popolazione della montagna ( meriterebbe quella popolazione  un capitolo a parte ). Io  ricordo quelle giornate come  si può  ricordare un uomo braccato da un villaggio all’altro,  da un dirupi  ad un atro, in cerca di  sottrarsi con tutti  gli altri ( in piccoli  gruppi ) alla morte certa. Fame  stenti insonnie furono insieme  alla morte, al pericolo, l’aspetto fondamentale di  quelle angosciose giornate. La resistenza dopo il rastrellamento non scompare ma  si trasformò e dilagò in altre vallate per ricomporsi per ritrovarsi, per ricostruirsi collaudatosi dalle  nuove terribili prove  di  morte e di sacrifici, più  forte di prima. Passai così  nel  versante borgotarese, e precisamente al Linari alle  falde  del Molinatico.

Linari Maggio  Giugno 1944

Adelio Bernardi

Ai Linari mi ritrovai con vecchi  amici, Giuseppe Solari, Rosetta Solari, Carlo Grezzi, Alberto  Zanrè, Dante Beccarelli  e sia  , il  gruppo Zanrè che la prima  Brigata Julia ripresero la lotta armata nel  Borgotarese. Ricordo gli attacchi in piccole  formazioni due, tre partigiani contro pattuglie tedesche e fasciste ( io  e Jak) fummo spesso  assieme durante  queste fasi  della  guerriglia). Ricordo l’attesa della  corriera di  brigate  nere distrutta  da noi fra Pontolo e Baselica, ricordo  i prelievi fatti  da me e da altri al  casello ferroviario vicino  alla  galleria  del  Borgallo la  dovevamo la  dove  dovevano scendere i passeggeri dei treni per il trasbordo. Era una tattica pericolosa che poteva ottenere risultati positivi solo adoperando il freddo  coraggio di  chi si  trova, in pochissimo, ad agire in silenzio in mezzo  al nemico. Eravamo sempre presenti,  sempre pronti ad ascoltare il pericolo, sempre disposti a morire pur  di assottigliare le  forze  nemiche, pur  di creare il panico  tra fra i nazifascisti.  Ricordo  di  quell’epoca il colpo  di mano alla stazione ferroviaria  di  Borgotaro compiuto  da me, Dante Beccarelli, da Aliù e dalla formidabile Rosetta Solari coraggiosa quanto il migliore e più coraggioso dei partigiani.

Ricordo il prelievo di parecchie unità militari della San Marco da me prelevato con l’ausilio dell’allora parroco  di  san Vincenzo in località  “Frasso”;  ricordo lo scontro  a fuoco ( protagonista io, Jack e Lupo Aldo  Pellizzari)  sotto il ponte  di  ferro  della  ferrovia di  Borgotaro e ricordo la  formidabile, sanguinosa battaglia del ponte  della Manubiola.

Caselli  Ferroviari

Di  Adelio  Bernardi

Era giunto il momento  di occupare  la  ferrovia e  di salvare la  galleria  del  Borgallo ( chilometri  8  circa ) prima che  venisse  sabotata  dal nemico e la  1° Brigata “ Beretta ” si mosse al completo. Vennero espugnati  dopo qualche  ora di fuoco i primi due  caselli ferroviari, mentre il casello  n. 70 vicino alla mia postazione resisteva strenuamente. Passato il comando della compagnia, mi spinsi nella zona di  attacco  e incontrai subito  gli uomini di  Fanfulla e falco.

Per avvicinarci all’obiettivo era  necessario  superare un campo minato,  confidando però  dei cartelli fossero stati  messi  a bella posta dai  tedeschi, il formidabile “Fanfulla”, io, Falco e qualche  altro attaccammo decisi ad espugnare il casello mentre gli altri uomini  rimasti in posizione sovrastante avrebbero il  compito di  proteggerci.  Così venne  fatto, il bazouke, le bombe a mano,  distrussero in parte il casello e con i mitra,  giunti sulle macerie, ponemmo fine alla resistenza  nemica.  Ci  furono morti  e prigionieri.

Proseguimmo per  dar mano forte a Gino Cacchioli ( vice comandante della divisione “ Beretta ”), ma non  ce ne  fu bisogno perché  Gino, uomo di  coraggio non  comune, pur  essendo stato ferito di  striscio  alla testa, aveva  già  provveduto a porre fine alla resistenza tedesca e così  raggiunto l’ultimo vicino  a Guinadi salvammo la  galleria  del  Borgallo ove, come  riferisce il Battaglia nella  “ Storia della Resistenza Italiana” venne  fatto il seguente bottino:

= 2 treni carichi  di munizioni;

= 900 quintali di  esplosivo;

= 3.200 mine, ecc. ecc. Borgotaro intanto veniva definitivamente liberato e così cadeva in mostre mani uno dei presidi più forti dei nazifascisti dell’Appennino  parmense.

La divisione “ Beretta ” al  completo si  spostò  alla Cervara e quindi sulle montagne  che circondano Pontremoli. Io con la mia  compagnia assieme  alla comando  di  Divisione mi spostai al  paese  di  Vignola pronti  per  attaccare Pontremoli. I carri armati nemici ed un forte gruppo tedesco ci impediva però lo slancio definitivo ed occorreva, per entrare in azione, l’artiglieri alleata, attestata verso Villafranca ad una ventina di chilometri dalle nostra posizione.

Così io, Angelici ( Mazzini ), Vinci, fummo scelti per attraversare il  fronte e portare agli alleati l’esatta indicazione delle forze nemiche e delle nostre brigate. Angelici parlava inglese e  sarebbe stato  in grado di  indicare così agli alleati le diverse posizioni strategiche.

La lunga, forse l’ultima marcia  ci  attendeva. I pericoli vennero da noi brillantemente superati e dopo ore di faticoso  cammino, di  guardinghe attenzioni, prendemmo contatto con  gli  alleati ricevuti dal  comandante come i portatori della vittoria  ormai immediata. Nel frattempo le  nostre forze approfittando dello sbandamento del nemico erano entrati  in Pontremoli e noi tre, al  fianco del  comandante  americano, fieri  e gioiosi facemmo il  nostro ingresso in Pontremoli accolti  dall’entusiasmo della popolazione e da mille  abbracci.

Per noi la  lotta armata era terminata e si  era conclusa con il totale sfacelo dei  nazifascisti in precipitosa fuga verso la pianura padana con l’epilogo a tutti  conosciuto.

Poesie

Lo avrai

Camerata Kessebuig

il momento che pretendi da noi italiani

ma con che pietra si  costruirà

a deciderlo tocca a noi

Non coi sassi affumicati

dei  borghi inermi straziati dal  tuo sterminio

non colla terra dei  cimiteri

dove i nostri compagni giovinetti

riposano in serenità

non con la  neve inviolata delle montagne

che per due inverni ti  sfidarono

non colla primavera di  queste valli

che ti vide fuggire

Ma soltanto  col silenzio dei torturati

più duro d’ogni macigno

soltanto con la roccia di  questo petto

GIURATO FRA UOMINI LIBERI

che volontari si  adunarono

per dignità non per odio

decisi  a riscattare

la vergogna e il terrore del mondo

Su queste  strade vorrai tornare

ai nostri posti troverai

morti o vivi collo stesso impegno

popolo serrato intorno  al monumento

che  si  chiama

ora e sempre

Resistenza

Il coordinatore:

l’insegnante  di  Italiano Lucia Verti  Agazzi

Alunne  della  3° B

1° Gruppo                                                                                2° Gruppo
RosatiBianco
VignoliGasparini
PolettiMarconi
SabiniBonici
DelchiappoChistè
 Rossi
 3° Gruppo4° Gruppo
BarbieriLaudadio
BernardiLavelli
CollaMolinari
DellapinaMorelli
FerriPiscina
 Platoni
 

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Autore: 4345Resistenza in Valtaro Val Ceno

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