Commemorazione dell’Ottantesimo Anniversario dell’Eccidio dei Giovani Caduti Valmozzola Stazione del 17 Marzo 1944 – 16 Marzo 2024

Partendo dall’alto a sinistra – Gino Parenti – Giuseppe Tendola (Vilmo) – Luciano Righi – Luigi Amedeo Giannetti – Nino Gerrini – Ubaldo Cheirasco -Angelo Trogu – Domenico Mosti –

INTRODUZIONE

di M. T. Mori

I fatti di Valmozzola del Marzo ’44 costituiscono uno dei primi avvenimenti di larga risonanza nella storia dello sviluppo delle formazioni partigiane in provincia della Spezia (1). L’episodio si svolse in due tempi, di cui uno fu la drammatica conclusione dell’altro: l’assalto al treno nella stazione di Valmozzola da parte dei partigiani del gruppo Betti il 13 Marzo, e la rappresaglia nazifa­scista che ne seguì, portando qualche giorno dopo alla fucilazione di sette «ribelli ».

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Discorso per la Consegna della Medaglia D’Oro al Valore Militare per l’Attività Partigiana Borgotaro 21 Settembre 1985

Il Presidente della Repubblica

Francesco Cossiga

Mentre Decoro con la Medaglia D’Oro

Al Valore  Militare il  Gonfalone del Comune di Borgotaro

Introduzione

L’Associazione Partigiani Cristiani ho voluto  curare  la pubblicazione del discorso del 21 settembre 1985 del dott. Giuseppe Costella alla  presenza della  Repubblica e delle più  alte cariche dello Stato, della Regione, delle provincie dei  Comuni in occasione della consegna  del Gonfalone del Comune di Borgo Val di Taro della Medaglia d’oro al valore militare per rendere un riconoscente  omaggio all’entusiasmo  ed al tenace impegno coi   quali  l’amico  Costella, prima  come  Sindaco di Borgotaro poi consigliere  regionale, ha  perseguito  l’obiettivo di far ottenere  la  più alta ricompensa della Patria per  onorare l’olocausto di tante vite, le sofferenze dei feriti  e dei mutilati, il valore delle formazioni  Partigiane e il sacrificio delle popolazioni e del  clero dell’Alti Valli del Taro e del Ceno.

Il contenuto del  discorso non ha voluto essere soltanto una  carrellata retrospettiva dei tanti momenti ed episodi di  cui è costellata  la Resistenza delle  nostre  valli, ma  ha  voluto affermare che  quel “passato” come direbbe quel grande resistente  e maestro che fu per tutti noi don Giuseppe Cavalli – è stato “ un motivo perenne di prospezione in avanti, un impegno di  vita, un momento di cosciente e vigorosa ripresa, un ricordo annunzio che si  stacca dal passato, freme nel presente e si  proietta nel futuro, perche abbia da  risplendere più alta, più viva, più lucente la fiaccola della Resistenza”.

Ecco questo  è il significato del discorso pronunciato dall’amico Costella nella esaltante  occasione della consegna Medaglia d’Oro ed un messaggio che affettuosamente viene affidate ai  giovani di  oggi affinché  dalla storia scritta  col sangue dei giovani d’allora, i loro padri, ne traggano insegnamento ed  esempio.

Sergio Giliotti Presidente dell’Associazione Partigiani  Cristiani di Parma  25 Aprile 1986.

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Ponte Parabolico Ostia

10 – 6- 944 – Verso  sera due  squadre occupavano la  stazione  ferroviaria  di  Ostia per proteggere l’azione dei  sabotatori del  Gruppo  << Cento  Croci >> che  dovevano  far  saltare  il ponte  parabolico. Sabotato  il ponte ed un locomotore i patrioti  si  ritiravano.

Perdite Nemiche:  3 prigionieri.

Tratto dal Libro Obiettivo Libertà

Gek:  no, quello era il ponte parabolico;
Italo: è meglio mettere in rilievo che non sono riusciti neanche loro, specialisti;

Dragotte: sono partiti da Brindisi o da Napoli, questa missione: era un Capitano e 5 o 6 sabotatori,

Italo: i nomi non li hanno riportati, non sono rimasti……

Dragotte: se non li ha Bill. Avevano esplosivo, il pugnale avvelenato per le sentinelle; erano venuti per il parabolico, perchè con il sistema di puntamento di allora, era difficile colpirlo; infatti sembrava proprio il ponte Dragotte in Albania. Era un ponte difficile da far saltare con un bombardamento aereo. Allora avevano mandato questo gruppo di sabotatori, avevano esplosivo, il pugnale avvelenato per le sentinelle, pugnale avvelenato con il curaro, e sono sbarcati a Chiavari… fra Chiavari e Sestri, Bonassola.

Italo: erano d’accordo via radio con qualche gruppo partigiano?

Dragotte: Eravamo ancora all’Anzola noi, quindi non sapevamo neanche che esistevano dei partigiani. Sono partiti in forma autonoma. Avevano tutto l’itinerario, dal Cento Croci a venire a Borgotaro, nella zona di Mone Groppo, qualcuno li ha segnalati alla polizia……

Gek: no, è stata una coincidenza,

Dragotte: non so, sono stati intercettati della zona di Codogno credo, i fascisti sono andati su, … loro hanno abbandonato l’esplosivo, però nessuno è rimasto prigioniero, hanno abbandonato il materiale e si sono rifugiati nel nostro Gruppo all’Anzola e……

Gek: Capitano Bellini, era di Reggio Emilia, ma è sparito lassù, ti ricordi Peppino (Dragotte), nel 1°o 2° rastrellamento, è sparito, non l’abbiamo più visto. Dei sabotatori una parte è andata con Bill, una parte con Richetto, e una parte con noi; ma è stata una coincidenza, è stato così: io ero a Tarsogno, e prima a Tarsogno c’era stato un primo approccio del movimento partigiano, … poi è stato scoperto da uno di Sarzana, un Maresciallo che doveva essere eli minato; per causa di mio cognato non l’hanno eliminato. Allora questo ha dato l’allarme; contemporaneamente come ha dato l’allarme è venuta una corriera di militi e di tedeschi, sono andati sul Cento Croci; hanno cominciato dal Cento Croci venendo giù, sempre giù e sapevano che li al Miramonti, laggiù in fondo avevano il loro covo (i partigiani), e allora di lassù sono venuti giù li, hanno rastrellato, poi il rastrellamento è continuato di lì è venuto vicino al Miramonti e sono andati giù verso Codogno combinazione c’era quella missione li che veniva da…. ossia non è che loro sono venuti appositamente per quella missione, è stata una combinazione, una coincidenza, perchè noi questi fascisti, questi tedeschi, erano andati per quel motivo li (perchè io c’ero dentro, dormivo li); di notte passava una corriera e mi ha avvisato Forni. Ho visto questa corriera ohe andava su al Cento Croci, ma poi sono venuti giù, all’alba, vedo che vengono giù. Sarà stato febbraio-marzo 1944.

Bonini: sarà stato fine febbraio;

Gek: invece di farsi paracadutare sono venuti in sommergibile. Venivano da Borzonasca. Da Borzonasca avevano già l’indicazione del Penna. Era un giorno che nevicava-pioveva, poi verso mezzogiorno ho sentito una sparatorta che io e mio fratello, siamo andati giù verso Isola; allora quando siamo stati giù abbiamo sentito una sparatoria, e tra me e me ho detto: ma chi può essere? Combinazione, poi sapemmo che erano questi sabotatori che si erano tolti via dagli zaini tutto il materiale perchè si era bagnato, ed era venuto un po’ di sole, lo avevano steso per fare asciugare; in quel mentre è capitata quella colonna di fascisti. Hanno fatto in tempo a prendere gli sten e quello che hanno potuto della roba e poi allontanarsi; ed è stata una combinazione, poi si sono incanalati e sono venuti su al Penna;

Italo: è già molto che siano riusciti a cavarsela senza rimetterci la pelle,

Dragotte: e per il ponte di Borgotaro abbiamo

Montevacà Dragotte Obbiettivo Libertà Interviste 13-14 Giugno 1984

Montevacà

Gek:   la seconda pàrte lo fece il distaccamento di Bill e insiame a quel distaccamento c’era mio fratello, Fanfulla, Tognela, L’Istriano;

Dragotte:  comunque è successo così: io avevo disposto questo sohieramento al passo e un altro schieramento a Tasola (erano le due vie di probabile accesso di questa corriera di tedeschi e fascisti che ci avevano segnalato, insomma avevo disposto gli uomini come per una imbosoata (doveva arrivare la corriera all’ Anzola ed erano presi in trappola).
Intanto ohe aspettavo ho pensato che io avrei dovuto essere sul posto dove arrivavano loro, (avevamo la cabina in fondo-valle), allora ad un certo punto presi una staffetta con me e andai giù di persona per sentire da che parta arrivava questa corriera, perohè il telefonista di Bedonia ci dava 2 segnalazioni sulla direzione della corriera  ( a piedi verso Tasola e con la corriera verso noi).

Italo: Voi che c’erano questi anti-fascisti a Bedonia  l’avevate saputo come.

Dragotte:  l’avevamo saputo dal telefonista che poi ci aveva anche avvisato delle due varie direzioni della corrierà.

Italo: sempre attraverso a quelli delle cabine telefoniche?+

Dragotte: si sempre. La cabina telefonica era a Ponte Ceno. Allora io dal passo di Montevacà, dove avevo già disposto gli uomini, tutti borgotaresi, ero voluto andare giù di persona per controllare la situazione. Ed intanto che andavo giu, arri varano i tedeschi e i fascisti; poi loro che avevano capito che c’era una imboscata, si fermarono a 50 metri e cominciarono a sparare, così il distaccamento era stato costretto a battere in ritirata.

Gek: quello che ha portato sù la corriera è un autista di Carpani, (ti ricordi che poi è andato a finire in America), alla sera eravamo lì da Gianò (trattoria)

Italo:  si, ma Gek, è lì che si fanno le cose all’italiana, lo andate a dire a urbit et orbi e, al momento giusto…..

Gek: no, lì si discuteva e si diceva, come arriva la corriera sul passo, vieni un pò avanti, il primo a fare fuori era l’autista e c’era anche lui lì……. al mattino va a finire che lo mettono sulla corriera per portarli sù… o si è fermato lui, o lo hanno fermato i tedeschi, non è arrivato sù …

Italo: ma poi anche i tedeschi hanno capito che avvicinandosi a un passo… ..

Dragotte: no, no! lì è stato tutto l’autista, loro cantavano …

Gek: loro non sapevano cazzo…..

Italo: probabilmente loro credevano che voi vi dileguaste…… loro fino a Bedonia, sono arrivati come? in treno? …..

Dragotte e Gek: : non so come sono venuti sù, sono venuti con corriere?… poi si sono fermati a Bedonta, non so …….

Gek: poi è capitato anche questo,… a noi ci sono stati consegnati proprio quella sera lì i nuovi sten, e noi credavamo di avere in mano dei cannoni, delle mitraglie, … ad un certo momento ti pianti in piedi davanti alla corriera… spari contro la corriera, non fanno niente sai una canna lunga così….. spari 5 o 6 colpi …..
Come loro sono venuti avanti noi abbiamo retrocesso (e lì è morto Ruggeri) .

Italo: Poi in un libro si parla di prigionieri: in quel caso era stato fatto prigioniero un maresciallo tedesco…

Gek: no, non era un maresciallo, lo so perchè una notte avevo dormito nelle grotte di Drusco e la mattina quando mi alzai capitò il Conte Camperri, vidi quel tedesco e dopo ce lo portammo dietro e arrivammo ai Bruschi e andando sù sopra la strada è capitato l’Arciprete di Bedonia che lo è venuto a prendere, e ce lo abbiamo dato indietro.

Italo: ma c’era prigioniero solo questo tedesco o c’erano anche dei fascisti?

Gek: no, c’era solo quel tedesco!

Italo: Perchè sul libro c’è scritto che poi i prigionieri sono stati restituiti e c’era scritto anche che uno ha chiesto di rimanere, un siciliano che poi invece ha fatto la spia quando sono tornati nel rastrellamento;

Dragotte: e sarà la storia della Brigata Garibaldi, allora.

Gek: quello non lo so dire,… ti so dire che quella mattina vidi quel tedesco e poi noi abbiamo proseguito…… Si sentiva già allora la necessità di un Comando Unico, ne avevamo accennato su ai Linari, che c’era..:.. un giorno Cacchioli, Umberto e poi ci capitò quel Maggiore di Milano, ti ricordi?

Dragotte: Già dal maggio del 44 gli alleati avevano dato delega a questo Tenente di nominarmi Comandante di tutte le Brigate a VaI Taro, …siccome eravamo sorti dal basso all’alto, ognuno era geloso, se io mi fossi presentato da ….. a dire prendo il comando perchè gli alleati… saltava la linea …perchè… guarda questo
non è possibile siamo ,ancora all’inizio del movimento….. loro cercavano di dare il comando a un……. per poter comprare meglio il movimento partigiano.

Italo: Quella linea lì fu utilizzata sempre dalle nostre Brigate?

Gek: no, fino all’occupazione di Borgotaro l’avevamo sempre e anzi era proprio dove è ancora adesso.
Con la rioccupazione dei tedeschi di Borgotaro, era stato demolito ossia erano state rotte le linee da parte nostra (di tutti) o meglio come noi avevamo lasciato Borgotaro in mano loro,… però noi usavamo sempre la via di comunicazione con la C.I.E.L.I.
(ossia l’azienda elettrica di allora, che aveva la cabina in fondo a Borgotaro).
I punti che noi utilizzavamo erano: Borgotaro, Costerbosa e Lozzola. Nella direzione verso Bedonia non c’era nulla.
Poi noi avevamo ottenuto quelle comunicazioni sino a quando avevamo Borgotaro; come mollammo Borgotaro e con la formazione del Comando Unico (quando avevamo ancora in mano Borgotaro il Comando era a Compiano e quello non fu stato autorizzato dal Comitato di allora, poi finalmente si arrivò alla formazione, alla fine dell’estate, del Comando Unico) tutte queste mansioni di comunicazioni le prese in mano il Comando stesso; attraverso staffette e in modo particolare attraverso questo telefono privato della C.I.E.L.I. =
Chi si interessava molto delle comunicazioni (era sempre il Comando Unico) ed era amico di Pellizzari, era Franco Franchini, di Sarzana, e faceva queste comunicazioni attraverso la C.I.E.L.I. – .
Anche Tancredi, che era a Borgotaro è di Sarzana, come Franco Franchini, erano compaesani.

Italo: ora è, inutile registrare. ….



Borgo Val di Taro, 14.Giugno.1984



Tutto quanto descritto ne è conservata registrazione su cassetta.

Intervistati Delnevo Giuseppe(Dragotte) e Solari Giuseppe (Gek) PERIODO OCCUPAZIONE DI BORGOTARO. 13-Giugno 1984

Dragotte:   inquadro bene io la situazione;

ai tedeschi interessava liberare la stazione di Borgotaro che bloccava i rifornimenti dalla pianura Padana alla linea gotica.

Allora cosa hanno fatto: la 1^ puntata l’hanno fatta proprio al Bratello mi pare… cioè da Pontremoli una compagnia sui 120….. uomini noi si chiamavano, si era preso per Corrado, diceva avete visto i tedeschi?.. cominciò una sparatoria e… una sparatoria di un’ora circa… intanto era venuto giù anche Bill, c’era anche Eugenio… i tedeschi resistevano, man mano si spostavano in alto… noi eravamo sul versante sinistro del Tarodine, poi a un certo momento abbiamo detto: qui non si risolve niente, cerchiamo di accerchiarli e ho chiesto chi è che vuol venire con me; Bil si è rifiutato, ha detto io non conosco la zona;

Gek:   scusa un momento se ti interrompo, quando siamo andati su con il distaccamento a S.Vincenzo, te lo ricordi?

Dragotte:   si ma comunque io parlo dello scontro della battaglia di Grifola,

Gek:  si ma prima siamo arrivati a S.Vincenzo, te lo ricordi?

Dragotte:   poi siamo tornati indietro….

Gek:  e abbiamo mandato una pattuglia di la… S.Vincenzo è di qua, Tarodine in mezzo e a un certo momento la pattuglia è tornata indietro… ma non ha trovato niente, però ti ricordi che durante…

Dragotte:  i tedeschi sono scesi a mezza costa, e sono sbucati lì, davanti a Grifola;

Italo:  conoscevano bene il territorio;

Dragotte:  si, infatti una pattuglia sono andati su e non li ha incontrati, e loro sono scesi giù a mezza costa, in mezzo al bosco e nessuno li vedeva…

Gek:  e ti ricordi che sentivamo quel ta-pum … si ta-pum, ma non riuscivamo a individuare la posizione esatta;

Dragotte:  l’atto finale è stato li a Grifola, sbucavano proprio a Grifola, vengono giù dalla boscaglia e Carletto li o partigiani!…… e si  è cominciato  a sparare, la  battaglia  è cominciata lì,

Bonini:  Terrarossa si chiama quella zona li ?

Dragotte:  si,  di fronte a Grifola,

Gek:   abbiamo cominciato a sparare nei Campassi… ci dicono i Campassi,

Dragotte:  il nome della battaglia è di Grifola,

Italo: noi non dobbiamo sottilizzare;

Gek: si, ma noi abbiamo cominciato a sparare dai Campassi,

Bonini:  dal Molino dell’Aglio… di sopra, più alti

Dragotte:  io ho cercato appunto di fare una manovra aggirante,

io ho chiesto chi voleva venire con me, Corrado, al Togno, Bill… tu lo sai, è sempre stato un ragazzo che si batteva bene, disse: mi dispiace siamo in una zona non conosciuta e non è venuto… allora io con Pirei, al Togno de Rugiò… e una ventina di uomini insomma siamo andati su lungo il Tarodine, abbiamo attraversato il ponte del Tarodine, siamo andati alla fabbrica del cemento (c’eri anche te), abbiamo salito il canalone e siamo entrati nel bosco di Grifola, il primo bosco di Grifola e abbiamo trovato i primi tedeschi, saranno stati 4 o 5, li abbiamo visti prima di arrivare nel caseggiato di Grifola e ci hanno visti. Un tedesco ci ha lanciato una bomba a mano, quelle col manico, e noi ci siamo buttati in terra, è arrivata li sta bomba e invece non hanno fatto in tempo a sganciarla, non l’hanno disinnescata e loro sono scappati, hanno sparato un colpo, hanno ferito nella natica Togno de Rugiò. Ci siamo alzati i piedi, siamo andati giù… poi si sono arresi. In precedenza avremo sparato un paio d’ore. Poi quando hanno visto che sono accerchiati… e poi il Capitano, prima di arrendersi si è sparato alla testa. Avevano un mortaio 81… era una compagnia intera;

Gek: poi c’è questo, quando sparavano le bombe, ti ricordi? facevano una gran rosa… perché cominciava a diventare  tardi……

Dragotte:   mia madre e mio padre assistevano al combattimento da Brunelli;

Gek: perché di giorno, la bomba se la spari cosi, non vedi niente, invece si vedeva…

Dragotte:  era uno spettacolo per la popolazione; guarda un po la data… il Manubiola è stato il 30 giugno;

Bonini: ma li starebbe bene fare una fotografia della zona del Manubiola con le frecce degli attacchi perché si presta fare una bella fotografia, e la fotografia anche di Grifola da mettere nel libro per illustrare…

Gek:  a Borgotaro dal Bratello l’8.luglio.44;

Dragotte:  l’ 8 luglio hanno fatto la prima puntata dal Bratello per sbloccare la stazione ferroviaria, perché era un punto di riferimento. I tedeschi avevano l’obiettivo di liberare Borgotaro, pensando che ci fosse una forza veramente piccola; insomma di partigiani e, con 150 uomini liberiamo la stazione, invece hanno sbaragliato i 50 uomini che erano di guardia al Bratello, sono venuti giù poi sono cascati nella trappola perché noi abbiamo dato l’allarme, sono venuti giù i partigiani di Bill, qualcuno di Beretta ecc., gli uomini che ho raccolto io non so dove li ho raccolti… e li abbiamo bloccati li a  Grifola. Sarà stata un proporzione di…..eravamo quasi pari: 150 contro 150.         

Italo: però come armamento loro erano superiori, penso,

Dragotte:  loro avevano le mitragliatrici, la famosa sega d’Hitler, avevano un mortaio 81, era una compagnia attrezzata e armata come una compagnia da esercito tedesco. Soltanto che si sono trovati in un terreno che loro non conoscevano e noi conoscevamo, abbiamo fatto manovra di accerchiamento e quando si sono visti accerchiati, si sono arresi. Il Capitano si è sparato; abbiamo recuperato un mortaio 81; il combattimento è finito all’imbrunire, la popolazione qui dal Monte Cavanna, Brunelli ecc., assistevano a questo combattimento.

Poi siamo venuti giù con i feriti; qui a Borgotaro c’era un posto di pronto soccorso, c’era il Dott. Baduini, e ha medicato Togno e ci ha tolto la pallottola dalla natica.

E questa è stata la prima puntata dei tedeschi.

Dragotte:  poi hanno fatto una seconda puntata…..

Gek:  prima è stata la Manubiola, 30 giugno. Si la Manubiola è il 30 giugno (seguono interruzioni sulle date). sempre Gek: finisci questo episodio di Grifola Peppino … sembra che non si sia comportato, nell’azione (parla del Brattello-del Capitano), che non si sia comportato nell’azione con i sistemi normali, cioè che abbia un po’ infierito nei riguardi di qualche civile; come quello che hanno ucciso con un sistema un po’…..

Italo: si quando i tedeschi erano inferociti… e poi lui stesso ha capito che non avrebbe avuto scampo… ha preferito ammazzarsi;

Gek: poi il rastrellamento non si è potuto finire, perché con il favore dell’oscurità, (il combattimento è finito a notte) una parte di tedeschi si sono eclissati, li ci sono subito i boschi …….

ti infatti io il giorno dopo sono andato giù verso Baselica e due prigionieri erano arrivati fino laggiù, sai prima di Ostia c’è quel ponte; mi hanno detto guarda li… sono andato di sotto, ho trovato 2 tedeschi sotto il ponte      e li ho presi; non hanno opposto nessuna resistenza.

Dragotte:  comunque voglio sapere la data di Pelosa

Gek:   Pelosa ?G. Pelosa viene dopo… dopo Grifola;

Italo:  domanda: il Bocco?

Dragotte:  comunque  il passo del Bocco e il Cento Croci sono sotto la giurisdizione delle brigate di Bedonia e Albareto;

Noi, io dico Brigata Julia (eravamo già Brigata Julia), avevamo fatto questo schieramento: avevamo messo una settantina o cento uomini al Manubiola; un distaccamento al Brattello e poi altri partigiani qui di riserva. Le puntate che hanno fatto nel nostro territorio sono state Grifola e Manubiola.

Nel territorio di Bill, c’è stata la puntata del Passo del Bocco che poi si è conclusa a Pelosa, con lo sterminio di tutta la compagnia.

Allora noi si è fatto questo progetto… con queste tre puntate hanno capito che qui c’è un forte concentramento di forze partigiane, perché tutte le puntate sono state totalmente distrutte, nessuno è più tornato indietro. Allora io ho pensato, ora che hanno fatto questa esperienza, verranno in forza a fare un rastrellamento con 10-15-20 mila uomini e infatti hanno preparato i1 rastrellamento, e il punto più delicato per noi era il Manubiola. Allora ho schierato uomini di Vampa e altri…….per me erano tutti della stessa brigata, comunque si chiama gruppo “Vampa” ecc.

Gek:  la 2. Julia non era ancora stata formata è ..

Italo:  però qualcuno dice che Vampa di fatto, sia sempre stato autonomo, ha collaborato con altri gruppi, ma non si sarebbe mai inserito nella 1^ Ju1ia;

Dragotte:   non so. Comunque è un gruppo autonomo, non era 2^Julia,…poi fra l’altro Vampa è stato un po il responsabile della Manubiola. Era schierato sui bastioni di Ostia e quando sono arrivati dalla Manubiola i tedeschi, ha mollato tutto, e ci sono arrivati a Borgotaro, abbiamo fatto appena in tempo a fare sparare da 3 o 4 ragazzi coraggiosi e si sono fermati; che se entravano in Borgotaro, chi li snidava più         .. avevano 2 mitragliere da 20 mm., avevano 150 uomini della Feldgendarmeria,… il nostro intento era quello di fermarli prima dell’entrata in Borgotaro…chiamare aiuto,

Bonini:  erano a 2 Km. da Borgotaro;

Dragotte:   li abbiamo seguiti ecc.,     ma Vampa che era la con 60 o 70 uomini, ha mollato tutto,… detto qui fra noi, il coraggio uno non se lo può fare, ma poi, il giorno prima che venissero a fare il rastrellamento, sono andato giù al Manubiola con Corrado….ho visto questo Vampa che tremava, allora gli dissi, fammi un favore, piglia su i muli e va, l’ho smobilitato, ho capito che eravamo in rastrellamento    l’ho mandato via….era un fifone…

Italo:  forse era più adatto per le azioni di sabotaggio Vampa,

Dragotte:  ma Vampa è un uomo molto ambizioso, ci piaceva fare il partigiano, ce la metteva tutta, però al momento…… avrà poi fatto altre azioni meravigliose, io non so;

Italo:   poi essere andato con altre brigate, è un po’ sintomatico penso;

Gek:   non è andato con al tre brigate,

Italo:  dopo, con la Julia, con la 2^ Julia,

Gek:   ma non ha mai preso mai parte attiva della 2. Julia, perché in ultimo quando era la Divisione, lui era Ispettore del Comando Unico,

Dragotte: infatti lo abbiamo promosso al Comando Unico di modo che aveva una stella più degli altri

Gek:  Maggiore era; Giorgio c’è andato lui,

Dragotte: Vampa medaglia d’argento, in quale azione l’abbia presa….

Bonini:  nell’azione del Parabolico, credo,

Dragotte: e noi che abbiamo fatto saltare il ponte di Borgotaro sotto i tedeschi… e non ne hanno mai data una…

Italo:  e… è una lotteria,… per esempio Beretta ha preso la Brunz  Star, che è la massima….

Gek:   ultimamente ha preso anche la medaglia d’argento,

Dragotte: ma forse Beretta la meritava, era coraggioso, ma Vampa no, se l’è fatta dare,

Italo:  Comunque ha avuto anche la massima decorazione alleata Beretta,

Gek:   ma lui non ci teneva molto,

Dragotte: chi Beretta?.. ha passato il fronte, era figlio d’un emigrante inglese, ecc…, aveva degli agganci,

Italo: per esempio, mi si diceva ieri sera che c’è stato uno, in che combattimento dei nostri prese la medaglia d’argento, … era figlio d’un Colonnello dei Carabinieri,

Bonini: medaglia d’oro,

Gek:   ma quello li è Susani,

Italo:  sarà stato coraggiosissimo, ma però il fatto che era figlio d’un Colonnello dei Carabinieri…..

Gek:   è stato presentato…..   la motivazione della medaglia d’oro che dovevano dare a Barbagatto… una l’hanno data a Siligato, quella che dovevano dare al povero Bassani, quando è morto il povero Bassani, te lo ricordi quando è morto – il 2 luglio credo ­

Gek:  C’era quel distaccamento li in stazione, è venuto questo apparecchio, lui ha mitragliato. Allora venne l’idea, non so, o che è venuta a me, di togliere via questo distaccamento e cosa si doveva fare: abbiamo coperto l’ingresso della galleria del Borgallo. Cosa è avvenuto con l’otturamento della galleria, i tedeschi non potevano venire su fino a Borgotaro; quando l’hanno poi aperta, Venivano fino li sotto la galleria. E invece per venire dovevano scegliere un’altra strada, ecco il motivo perché sono venuti a finire proprio li a Grifola, per venire giù alla stazione,

Dragotte: si, si ricordo, ma la galleria era bloccata. Hai adoperato i vecchi fasciati a portare i sassi…

Gek: si, ma dopo ho trovato gli operai della fabbrica, perché con i vecchi fascisti non combinavo niente. Il motivo è che loro venivano per fare un assaggio e vedere nella stazione la situazione come era. – Dopo i tedeschi sono venuti sempre attraverso la galleria. Ecco perché mi sono reso conto della venuta dei tedeschi dal Bratello a Grifola. Non puntavano su Borgotaro o su altro, puntavano proprio su l’entrata della galleria.

Italo:  praticamente a loro la zona interessava in funzione prima di tutto della ferrovia poi delle strade eventualmente dei balzi…

Dragotte: loro puntavano su Borgotaro

Gek: no, a loro interessava la galleria, la ferrovia; anche sulla puntata del Manubiola, Peppino(Dragotte), c’è da discutere, lo sai che quel Capitano che è stato bloccato giù alla Manubiola, non so quando è rientrato come gli è andata….            perché è stato un po’ di sua iniziativa la puntata su Borgotaro;

Italo:  ma i tedeschi di iniziative io non so fin dove arrivassero

Dragotte: il loro obiettivo era Borgotaro!

Gek: un altro ragionamento, la colonna che è venuta dal Manubiola, erano tutti della Feldgendarmeria….

Dragotte: maggior ragione, c’erano soldati anche…

Gek: si, ma tutta la loro attrezzatura era di Feldgendarmeria, oltre alla difesa antiaerea, avevano tutta una attrezzatura di polizia, quello che invece non avevano, questa attrezzatura, quelli del Bratello-Grifola, quelli di Pelosa… Poi ho sentito anche che questo Capitano, come è rientrato, non so, l’han processato perché è stata una sua iniziativa che da Berceto si è gettato dentro la vallata. Intanto lui a Borgotaro è arrivato li, al Boceto…

Dragotte: l’hanno fermato,

Gek:  lui è tornato indietro, ha preso gli ostaggi ed è tornato indietro, lì ti ha dimostrato che il suo obiettivo non era Borgotaro,

Italo: e che obiettivo aveva:

Dragotte: lui ha pensato a una trappola, ha pensato che l’abbiamo

Bonini: lasciato venire fin li e poi avrà detto, e qui adesso mi lascieranno tornare indietro?

Italo: il fatto degli ostaggi è significativo. Per loro non era importante Borgotaro come centro, era obbligato per la ferrovia. E d’altronde come centro ideale di raggruppamento. Anche quando occupavano Borgotaro, il loro presidio era vicino alla stazione.

Dragotte: infatti dopo cosa hanno fatto,… dopo il grande rastrellamento, in ogni stazione c’era un presidio,

Gek:  e hanno tenuto la ferrovia e basta; ecco perchè io dico che la colonna presa a Grifola era venuta per la ferrovia e basta.

Italo: c’è da dire questo, sembra un po’ strano che in tutto quel tempo i partigiani non siano riusciti a fare saltare il Borgallo,

Dragotte: abbiamo tentato, …..

Gek:  far saltare il Borgallo è mica una parola

Italo: devo dire un pezzo, un tratto;

Dragotte: per demolire la pila del ponte, … 150 chili d’esplosivo ci abbiamo messo, poi non è neanche saltata….

Italo: lasciamo stare il ponte, ma per quello che riguarda la galleria, sembra che siano venuti dei sabotatori alleati una volta, poi hanno rinunciato,

Gek:  no, quello era il ponte parabolico;
Italo: è meglio mettere in rilievo che non sono riusciti neanche loro, specialisti;

Dragotte: sono partiti da Brindisi o da Napoli, questa missione: era un Capitano e 5 o 6 sabotatori,

Italo: i nomi non li hanno riportati, non sono rimasti……

Dragotte: se non li ha Bill. Avevano esplosivo, il pugnale avvelenato per le sentinelle; erano venuti per il parabolico, perchè con il sistema di puntamento di allora, era difficile colpirlo; infatti sembrava proprio il ponte Dragotte in Albania. Era un ponte difficile da far saltare con un bombardamento aereo. Allora avevano mandato questo gruppo di sabotatori, avevano esplosivo, il pugnale avvelenato per le sentinelle, pugnale avvelenato con il curaro, e sono sbarcati a Chiavari… fra Chiavari e Sestri, Bonassola.

Italo: erano d’accordo via radio con qualche gruppo partigiano?

Dragotte: Eravamo ancora all’Anzola noi, quindi non sapevamo neanche che esistevano dei partigiani. Sono partiti in forma autonoma. Avevano tutto l’itinerario, dal Cento Croci a venire a Borgotaro, nella zona di Mone Groppo, qualcuno li ha segnalati alla polizia……

Gek: no, è stata una coincidenza,

Dragotte: non so, sono stati intercettati della zona di Codogno credo, i fascisti sono andati su, … loro hanno abbandonato l’esplosivo, però nessuno è rimasto prigioniero, hanno abbandonato il materiale e si sono rifugiati nel nostro Gruppo all’Anzola e……

Gek: Capitano Bellini, era di Reggio Emilia, ma è sparito lassù, ti ricordi Peppino (Dragotte), nel 1°o 2° rastrellamento, è sparito, non l’abbiamo più visto. Dei sabotatori una parte è andata con Bill, una parte con Richetto, e una parte con noi; ma è stata una coincidenza, è stato così: io ero a Tarsogno, e prima a Tarsogno c’era stato un primo approccio del movimento partigiano, … poi è stato scoperto da uno di Sarzana, un Maresciallo che doveva essere eli minato; per causa di mio cognato non l’hanno eliminato. Allora questo ha dato l’allarme; contemporaneamente come ha dato l’allarme è venuta una corriera di militi e di tedeschi, sono andati sul Cento Croci; hanno cominciato dal Cento Croci venendo giù, sempre giù e sapevano che li al Miramonti, laggiù in fondo avevano il loro covo (i partigiani), e allora di lassù sono venuti giù li, hanno rastrellato, poi il rastrellamento è continuato di lì è venuto vicino al Miramonti e sono andati giù verso Codogno combinazione c’era quella missione li che veniva da…. ossia non è che loro sono venuti appositamente per quella missione, è stata una combinazione, una coincidenza, perchè noi questi fascisti, questi tedeschi, erano andati per quel motivo li (perchè io c’ero dentro, dormivo li); di notte passava una corriera e mi ha avvisato Forni. Ho visto questa corriera ohe andava su al Cento Croci, ma poi sono venuti giù, all’alba, vedo che vengono giù. Sarà stato febbraio-marzo 1944.

Bonini: sarà stato fine febbraio;

Gek: invece di farsi paracadutare sono venuti in sommergibile. Venivano da Borzonasca. Da Borzonasca avevano già l’indicazione del Penna. Era un giorno che nevicava-pioveva, poi verso mezzogiorno ho sentito una sparatorta che io e mio fratello, siamo andati giù verso Isola; allora quando siamo stati giù abbiamo sentito una sparatoria, e tra me e me ho detto: ma chi può essere? Combinazione, poi sapemmo che erano questi sabotatori che si erano tolti via dagli zaini tutto il materiale perchè si era bagnato, ed era venuto un po’ di sole, lo avevano steso per fare asciugare; in quel mentre è capitata quella colonna di fascisti. Hanno fatto in tempo a prendere gli sten e quello che hanno potuto della roba e poi allontanarsi; ed è stata una combinazione, poi si sono incanalati e sono venuti su al Penna;

Italo: è già molto che siano riusciti a cavarsela senza rimetterci la pelle,

Dragotte: e per il ponte di Borgotaro abbiamo chiesto noi, tramite Piero. Mandateci l’esplosivo, ci pensiamo noi. a farlo saltare. Infatti ci hanno mandato l’esplosivo con un lancio. Eravamo in 5 con 30 Chili d’esplosivo; la buca era già stata fatta dai tedeschi l’abbiamo riempita….quel Capitano li non l’abbiamo più visto è Peppino

Gek: quel Capitano li non l’abbiamo più visto è Peppino ….

Dragotte: …tu dici far saltare il Bratello, c’è un pozzo si, c’è un pozzo a circa 1 Km. da …. un pozzo che da aria  alla galleria, abbiamo cercato di far saltare, ma ci vuole 10 tonellate di esplosivo, già la galleria è grande, fa da sfiatatoio, se l’esplosivo non è compresso, in una camera, li nella galleria del Borgallo a un certo momento c’è un pozzo, uno sfiatatoio che esce verso Grifola o più in là di Grifola…… abbiamo cercato ….

Gek: quando c’erano i treni a vapore, queste lunghe gallerie avevano bisogno di sfiatatoi,

Italo: ma è stato fatto qualche tentativo oppure non per la galleria?

Dragotte: …abbiamo progettato di farla saltare con la dinamite che avevamo attraverso il pozzo di sfogo…

Gek: secondo me ci volevano degli specialisti e dei tecnici, secondo me una galleria è difficile, l’unico sistema buono e che non l’abbiamo fatto intenzionalmente, quando abbiamo fatto deviare quel treno laggiù nel Borgallone, laggiù, ma se a un certo momento riuscivi a deragliare tutti i vagoni, tutto, qualcosa potevi intralciare, ossia poter fare deragliare in una galleria il treno, e poi come c’era laggiù che era tutto carico di cemento, fare bloccare tutto questo cemento….

Dragotte: comunque Gek, volevo sapere quando è l’atto, la nascita ufficiale della 1ª Julia…

Italo: non rimane che guardare gli atti e i documenti…

Gek: è molto difficile ricavare…

Bonini: secondo me è stato il gruppo Molinatico, quando è stato occupato Borgotaro, era ancora gruppo Molinatico. Dopo il rastrellamento, che tutti gli altri gruppi autonomi che facevano sempre parte del gruppo Molinatico, in sott’ordine, hanno perso degli uomini o i Comandanti, si sono uniti al gruppo Molinatico ed è nata la 1ª Brigata Julia;

Dragotte: dopo il rastrellamento estivo…

Bonini: dopo il rastrellamento estivo, subito dopo;

Dragotte: pensavo prima, durante l’occupazione di Borgotaro,

Bonini:  o durante l’occupazione di Borgotaro; durante l’occupazione, si è cercato di fare un blocco unico, per essere più forza perchè l’unione fa la forza

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Borgo Val di Taro, 13-14 Giugno 1984
 

Tutto quanto descritto della presente intervista, ne è conservata registrazione su cassetta.







 

INTERVISTA lATTA IL 14 GIUGNO 1944 DAL PARTIGIAlNO LODI MASSIMILIANO AUTORE DEL LIBRO “OBBIETIVO LIBERTA’ ” AL COMANDANTE DELLA 1 A BRIGATA JULIA BRINDAIU PRIMO “LIBERO

Brindani:     il manubiola l’ho vissuto bene, il manubiola è stato per me il più … ma il più che mi ha scosso … perché anche lì è successo che … la postazione era giusta, dove avevamo messo i mitragliatori, la mitragliatrice ce l’aveva Minoli (Spavaldo) e li han bloccato su queste scogliere senza poca via di scampo (qualcuno però è scappato). Presi dal fuoco si sono dovuti fermare, pigliando i primi si sono dovuti fermare. Allora io, c’era Dragotte e Pellacini, ho detto guardate io attraverso il fiume. Ho attraversato il fiume e con me c’era: uno era Piscina, uno era il fratello di Sisi quello che stà a Chiavari (Renzo Petrilli), gente che era li così, uno era Renzo Piscina che era giovane, giovanissimo, uno Renzo Petrilli, uno era Bocei, pensa c’era anche Bocei, e al quarto secondo me penso sia Tigre, ma io non sono mai più riuscito a parlarci; comunque io mi sono messo d’accordo che come arrivavo in cima avrei messo un fazzoletto bianco che cessasseroil fuoco per vedere che io dovevo fare           una cosa di resa; poi piano, piano facevo segno a tutti gli altri che mi erano dietro di 4 o 5 metri….   e io intanto andavo avanti piano, piano…e il primo che mi è venuto incontro è stato quello che aveva il pastificio in stazione, che sua sorella aveva sposato Gavaini. E lui mi è venuto incontro con 2 figlioletti in braccio, uno da una parte e uno dall’altra, figlioletti di 2-3 o 4 anni, non saprei; mi voleva intrattenere, complimentarsi, ma io ci ho detto: via, via, via        …. che            qui bisogna guardare i tedeschi, … che non si muovessero; poi dopo parecchi minuti, i tedeschi, qualcuno metteva fuori qualche cosa di bianco, ma altri invece avevano intenzione di sparare; poi i tedeschi in quel periodo erano ancora tedeschi, perché il 30 giugno del 44, … era per quello che era difficile fare una resa; comunque un bel momento capissero che volevano arrendersi.

Allora ho percorso con gli altri dietro, tutto il fronte di questi automezzi, vedendo chi con le budella fuori… dei nostri feriti, che li vedevo, ma non potevo fermarmi perché era tale la tensione nervosa che un tedesco allora    tac…, era lì… ti tira… tu se stai disattento… e invece sono riuscito a passarli tutti e loro si arrendevano; intanto sono arrivati anche gli altri che erano da quel monte, proprio di fronte dove si aveva sparato, noi eravamo andati più avanti e diciamo così sono venuti sù anche loro e allora anch’io ho detto incominciate a incolonnare i prigionieri e  anch’io ho detto: vado via perché, mi….            non ne potevo più.

Ero prostrato, proprio quello lì è stato un combattimento, per me è stato… vedere il sangue… mi aveva proprio…E pensare che venire fuori così senza niente sai, era già eccezionale insomma, ma ero proprio giù, io ragazzi vado via; Pellacini ho detto, pensate voi a fare tutto, anche perché non facessero rappresaglie. Comunque quello è stato un grosso combattimento,per mio conto.

Italo:   e hanno pagato caro;

Brindani:     per esempio il fatto di Antolini, Marchini (c’era anche Carletto), loro hanno preso invece dietro la colonna; cosa è successo: 2 automezzi si erano fermati a Ghiare di Berceto; Ghiare di Berceto, è notorio che c’erano dei fascisti, forse a discutere; quando sono venuti su hanno visto quelli li che venivano, gli hanno sparato e lì è morto appunto Antolini; Marchini invece era fra gli ostaggi ferito….        morti e anche ostaggi feriti… è stato un affare che ci è costato parecchio: 2 partigiani mi pare e otto civili. Loro hanno avuto 10 o 14 morti e una decina di feriti e una ottantina

di prigionieri   presso a poco è così.

Il camion poi è stato caricato di tutti questi prigionieri, era il camion di Delmaestro Luigi (Castagnò), era l’unico camion….e so che poi si sono fermati davanti all’Appennino. Poi i prigionieri sono stati portati a Compiano e i feriti ad Albareto. Ma io mi ero fermato lì. Quel giorno li, porca l’oca, ero proprio fuori di me.

Intervista a Dragotte Valmozzola Stazione

Dragotte:  nel settembre del 44 il Comando della Brigata Julia sottopose come obiettivo di eliminare il presidio tedesco-fascista di Valmozzola. (Stazione)
Il Comando della Brigata era a Mariano; la forza nemica era sui 60-70 uomini; io ho calcolato appunto di portare giù , distaccamenti (di 150 uomini) – la teoria era quella – attacco in forze, e se il nemico è più forte di te, soffri il combattimento.
Comunque a Valmozzola c’era un presidio di tedeschi e di fascisti; avevamo coinvolto il distaccamento Taras che era a Solignano, il gruppo che era venuto giù con me , tre distaccamenti insomma!
Ho messo due squadre rispettivamente ai fianchi della stazione di Valmozzola che dovevano proteggermi dalla puntata del presidio di Berceto e da quella del presidio di Solignano.
Siamo venuti giù da Mariano, ci eravamo sppostati dietro il costone che domina la stazione senza essere notati, e nel frattempo due aerei alleati che ispezionavano la linea ci avevano visti e naturalmente avranno pensato che fossimo truppe nemiche o la coincidenza che dovevano di controllare la ferrovia, fatto età che avevano mollato 4 bombe proprio sulla ferrovia e noi eravamo lì vicino a ridosso della ferrovia, sulla stazione. Erano bombe e aerei… i famosi caccia – bombardieri che avevano due bombe legate con le catene.
Noi vedemmo questi aerei che…., alle ore 4 io sparo le  prime raffiche di mitragliatrice contro le finestre della stazione; nello stesso  momento i due aerei fanno una picchiata e ci mollano giù 4 bombe.

Italo: forse i tedeschi avranno detto: “questi partigiani sono così bene orgànizzati che sono pure d’accordo con l’aviazione!”

Dragotte: infatti dopo ce lo siamo detto.
Due bombe caddero sul ponte verso Parma e lì abbiamo avuto dei feriti; e due bombe sono cadute a 50 metri da noi (e per fortuna che c’era la terra smossa, altrimenti…).
Noi ci eravamo proprio demoralizzati e dicevamo: brutti bastardi, siamo qui a combattere anche noi per voi e voi ci ripagate così!
Corrado, che aveva il compito di bloccare il casello (oramai eravamo spaventati e volevamo quasi interrompere il combatti mento), a un certo punto arrivò sui binari e urlò “Peppino(Dragotte) siamo a posto! il casello è espugnato”, allora riprendemmo fiato e ricominciammo il combattimento – gli aerei erano spariti – il combattimento durò un paio d’ore.
Poi pian piano ci avvicinammo, arrivammo dietro l’osteria. c’erano con me i sabotatori: Jim, Aquila, Punteria ecc…. diamo la resa,ma loro non si arrendono – il drappo bianco non uscì -così prima Jim e altri due – c’era anche un capitano inglese John, che era molto bravo con gli esplosivi, e intanto che noi tenevamo sotto controllo le finestre, i due sabotatori (poi sono entrati nella sala d’aspetto) hanno messo la cartuccia, d’esplosivo e poi sono venuti via. Finalmente questa bomba esplose e noi andammo all’assalto gridando “LIBERTA’ !”, arrivati là ci accorgemmo che non c’erano più le scale e al posto delle scale c’era rimasto un buco. In, quel momento Corrado urlò “Via !” , avevano mollato giù una bomba cecoslovacca ci siamo buttati in terra (per fortuna) ci è andata bene (era un colpo di una bomba a mano) altro che arrendersi! e eravamo tornati fuori e allora incavolati, sparavamo contro le finestre e dopo un po’ usciva il drappo bianoo. Oramai erano due ore che sparavamo.
Allora noi pensammo: “come si fà ad andare su a prenderli che non ci sono più le scale?”
C’era anche il problema del tempo perchè oramai ci aspettavano che da un momento all’altro arrivassero i tedeschi da Berceto e ,da Solignano, quindi dovevamo fare in fretta.
Siamo riusciti a trovare due scale da pollaio, le legammo insieme e le mettemmo contro il muro esterno della stazione; andò su Togno e Punteria (che voleva buttare i fascisti senza scala da un’altezza di 3-4 metri); facemmo scendere i tedeschi ed i fascisti da questa scala, ed intanto passavano le ore; un fascista si mise a gridare: sono nato sotto Mussolini e voglio morire sotto Mussolini- e Punteria voleva ammazzarlo subito; no! aspetta, … non facciamo ……. Oramai eravamo tutti molto nervosi per tutti gli imprevisti che ci erano capitati: la coincidenza del bombardamento; la scala che è crollata; questo partigiano che voleva buttare i fascisti; Corrado che perdeva il senso del pericolo (molto coraggioso) e, voleva guardare se c’erano altre coperte, fucili, quando ormai era giunta l’ora di andare anche perchè e eravamo lì da due ore. Quindi si era creata un po’ di confusione.
Poi ci siamo messi un partigiano-un fascista-un tedesco e al ternativamente avevamo incominciato a salire il costone; ad un certo punto i tedeschi (che avevano soprafatto la squadra che avevo messo in protezione a Berceto) cominciarono a spararci dietro con la mitragliatrice.
Per fortuna che eravamo ancora lontano (un tiro impreciso). Allora dissi ai tedeschi e fascisti (minacciandoli) o usciamo tutti o non esce nessuno. Così ci siamo rimessi in terra sempre alternativamente e strisciando riuscimmo a toglierei fuori dal raggio delle mitragliatrici e arrivammo a Mariano. Arrivati lassù constatammo di avere fatto un buon colpo (avendo prelevato un presidio di 60-70 uomini tra fascisti e tedeschi).

Italo: Mi dicevano che nel casello isolato dove c’erano i militi che non si volevano arrendere si cantava quella canzone: … ” noi che la morte l’abbiamo vista non ci arrendiamo” E’ vero ? Dragotte:  si è vero…!

Intervistati: Cucchi Emilio, Benci Giovanni, Delnevo Giuseppe,da_Lodi Massimiliano, autore del libro “OBIETTIVO LIBERTA”- 14-Giugno 1984

Interviste fatte da_Lodi Massimiliano, autore del libro “OBIETTIVO LIBERTA”- storia della  Brg. Julia della Val Taro. Intervistati: Cucchi Emilio, Benci Giovanni, Delnevo Giuseppe,

Solari Eugenio, Brindani Primo, Bonini Guido.

Riferendosi all’inizio del movimento partigiano, rivolto a Lodi Massimiliano (Italo).

Cucchi:

dopo i fatti di Montevacà lo conosce alla perfezione credo.

Italo: io ne conosco quel tanto che ho letto sui libri molto succinta.

Cucchi: be, Montevacà doveva essere una sorpresa a una corriera di fascisti e tedeschi; questo era lo scopo, e dovevamo attaccarli dal passo; eravamo un gruppo sulla sinistra andando verso Anzola e un gruppetto piccolo dovevano chiudere il varco, c’era Luciano Fortunati, ma tutto in rettilineo, poi c’era il curvone e c’erano gli altri          doveva­mo chiudere insomma questa corriera. Invece probabilmente dalle deduzioni che facciamo noi, è che siano stati avvisati, perché l’autista che guidava questa corriera, era il famoso Paolino; la moglie sapeva tutto di questo attacco e sapeva che il marito era quello che guidava la corriera; probabilmente lo ha avvisato, io non so come sia stato, fatto stà che sul passo di Montevacà è arrivata la prima pattuglia di tedeschi e noi ci guardavamo, eravamo stesi con quelli che erano dall’altra parte della strada e facevamo dei segni, ma nessuno sapeva e capiva cosa dovevamo fare perché eravamo senza ordini, senza nessuno che ci guidasse. A un certo momento i tedeschi, non so se han visto qualcuno o non l ‘han visto. . . ­

Italo: erano fascisti:

Cucchi: fascisti, ma c’era anche qualche tedesco, più che altro erano fascisti. Fatto stà che loro ci hanno attaccato, la sorpresa è finita; ciò che io ricordo, in fuga, ho saltato un reticolato dove sono rimasto mezzo attaccato e avanti. . . avanti. . . e così ci siamo portati verso una località che io non mi ricordo. . .

Benci: verso Tasola.

Cucchi:  si Tasola e che poi dopo…..abbiamo fatto un pezzo di strada e vicino a me c’era il Ruggeri che è stato poi il primo morto           ha preso una pallottola in testa … ma io non l’ho visto né morto, né colpito, so che era li nei paraggi miei, ecco…, dove eravamo tutti, poi ci siamo messi in fuga come ti dico e Primo lo abbiamo trovato, (Libero), vicino a un fosso che si trascinava con la gamba … lui ci ha detto: andate, andate, lasciatemi, salvatevi, salvatevi.

Ma dai Primo, andiamo      e lui no! andate, andate via.

Fatto sta che ha voluto che noi ce ne andassimo.

Lui si è nascosto infatti, poi ho saputo, dopo, che si è nascosto, … è stato trasportato in una grotta a Drusco.

Noi abbiamo continuato questa fuga, siamo passati in questi vari paesini, siamo passati ad Anzola, e poi ci siamo diretti verso il Monte Penna, su in alto, siamo passati a Volpara, in vari posti; sorpresa non c’è stata, ce l’hanno fatta loro a noi la sorpresa, ecco.

Italo: be, ma c’è da dire questo che loro venendo sù in montagna e specialmente approssimandosi a un passo, è legittimo, è logico pensare che come militari fossero sul chi va la, non credevano di andare a fare una scampagnata.

Che immaginassero di avere qualche attacco è più che logico.

Cucchi: ma, secondo me loro hanno avuto qualche preavviso, il fatto è che la moglie dell’autista sapesse, … la moglie di quello che guidava la corriera…… si era un civile, era privata la corriera, della Ditta Carpani .

Italo: e allora non erano due corriere;

Cucchi:  c’era una camionetta di tedeschi, c’erano alcune mi sembra motociclette, due…            una camionetta o due di tedeschi c’era … ma io credo che fossero i primi quelli lì, non erano fascisti, infatti noi ci facevamo questi segni, ma non sapevamo cosa fare, … per quello che loro hanno cominciato a sparare verso di noi.

Italo: e vi facevate dei segni fra di voi con il rischio di farvi vedere…

Cucchi:  No, non ci vedevano loro perché la strada era un po’ incassata, e infatti se tu vedi la strada, qui è bassa e quì c’è il costone e gli altri erano in una stradina che poi si sono messi in fuga anche loro e si sono diretti verso il Pelpi, loro erano a destra della strada verso il Pelpi.

Italo: Poi c’è stato un secondo combattimento      a Tasola;

Cucchi:  Si il vero combattimento è avvenuto li, si, noi ci siamo indirizzati a Tasola;

Italo:  nel gruppo di Tasola sono intervenuti Bill, lo Slavo …

Cucchi:   si, c’era Eugenio, il fratello di Gek Solari, era Aldo, era il V. Comandante della brigata . . . . insomma. . .

Italo:  sul libro c’era scritto. . . . . .

Cucchi:   forse l’istriano

Italo:   si, l’istriano e c’era anche l’istriano?

Cucchi:   non so

Italo:   parla di una dozzina di uomini

Cucchi:   si, erano pochi e loro hanno fatto una sorpresa sembra. . .

Italo:   e allora in quella fase lì, di voi c’è stato qualcuno che ha partecipato?

Cucchi:   io no! io personalmente no perché ero in fuga, questa è la verità, noi non capivamo più niente e infatti non era stato previsto questo, perché si vede che era stato studiato l’attacco in un certo modo. . . quando si fer­merà la corriera, quelli della curva lo attaccheranno, voi piomberete, sa  e    si sperava che le cose andassero normalmente;           

Italo:   fra l’altro voi non sapevate neanche se sarebbero arrivati da li o da un’altra. . . o se sarebbero andati da un’altra parte perché… perché si dice che avrebbero fatto degli appostamenti in altre zone… almeno quel libro là parla addirittura di 4 squadre, il libro di Squeri, … che vanno appostarsi….

Cucchi:   sul Segalino

Italo: Sul Segalino c’erano appostati anche degli altri perché si pensava che potessero venire anche a piedi,.. esatto quello è vero. Erano tre appostamenti.

Volevo dire una cosa dunque, ai parla di Montevacà e poi di Monte Penna.

Cucchi: si perché noi di lì ci siamo diretti e siamo andati  sù verso il Penna, dopo il combattimento di Montevacà

Italo:   cioè il Monte Penna è quello che da il nome a tutta la zona compreso il Montevacà?

Cucchi:  no il monte Penna fa per suo conto.

Italo:   perché si parla di partigiani del Monte Penna?

Cucchi:  (rivolto a Benci) parla tu

Benci: noi eravamo lì, proprio lì all’Anzola, in quei paraggi lì. Anzola, si nella valle del Ceno..

Cucchi:  il gruppo del Penna lo chiamavano, ci hanno chiamato così perché siamo stati i primi a essere dei valtaresi… c’era il povero Tognela e Adelio Bernardi mi sembra e Eugenio Solari. Noi ci siamo andati nel marzo del 44, io e lui (rivolto a Benci), o nell’aprile, ad ogni modo pochi giorni prima, giusto in tempo per arrivarci….. c’era il povero Carletto.

Italo:   Il Comando era di Dragotte credo no?

Cucchi:  ma allora non ti so dire con precisione com’era questa faccenda ecco. Il nostro gruppo forse lo comandava Dragotte. Perché eravamo un gruppo di borgotaresi, … eravamo un gruppo di borgotaresi, noi eravamo separati non eravamo mescolati con tutti gli altri; ….

c’era un gruppo di parmigiani.. se ti ricordi c’era Credali… tutti quelli che noi lo chiamavamo il gruppo dei parmigiani;

Benci:  quando noi siamo andati sù ad Anzola c’erano già però altre formazioni, non so, di pochi uomini ma c’erano già. Erano di Bedonia,… erano di Bedonia e poi certamente c’erano anche degli estranei

Italo:   e la squadra di Montevacà, quella poi che ha avuto lo scontro da quanti uomini grosso modo sarà stata…… cioè erano due squadre, una e l’altra

Benci:  la nostra squadra erano pochi, erano 4 persone, quella che andava verso il Pelpi. Però oltre a noi c’erano dei bedoniesi, perché sé ti ricordi, c’era Squeri (Battaglia) era rimasto ferito anche lui lì, mi sembra;

Italo:   quanti sarete stati, grosso modo….

Benci:   ma, eravamo pochi, penso 30, non so…..

Cucchi:  gruppetti di 8-10 eravamo, perché calcola lì sul passo 10, nella curva un’altro gruppo e poi un altro gruppo di 4 uomini. Erano tre gruppi

Benci:   quelli dei 4 eravamo noi.

Cucchi illustra su un pezzo di carta come presso a poco erano sistemati e come si doveva svolgere la manovra contro la corriera.

Italo:   E i nazi-fascisti, quanti saranno stati?

Benci e

Cucchi :   bene, con una corriera si fa presto a fare 40 persone, poi ne abbiamo preso prigioniero uno (Cucchi rivolto a Benci), se ti ricordi al quale davamo da bere del l’alcool puro … e diceva: bono…bono, alcool puro a 90° . L’hanno portato sù verso il Penna, un Maresciallo tedesco, aveva una paura cane di essere ucciso invece lo abbiamo lasciato libero, lo abbiamo fatto bere ben bene. Cucchi illustra la posizione nella cartina.

Italo:   fatti d’ arme dal 7 al 1 5 luglio 44.

Cucchi:    i particolari non li ricordo. Ricordo che eravamo al Castello di Lozzola e a un certo momento, forse appena dopo l’alba, eravamo in allarme ormai da tanti giorni. … eravamo anche molto stanchi, perché eravamo proprio in una zona di trincea, noi la chiamavamo infatti ….. C’era qualcuno che ci portava il pentolino col latte al mattino… ma dei contadini; fra l’altro c’era anche un mio parente che ci siamo conosciuti e visti lassù e arrivava al mattino, mungeva le vacche e poi ci portava un po’ di latte … perché, come fate a vivere… e mi sembra che non so neanche se ci davamo il cambio per andare a dormire. Non mi ricordo i particolari, sò che al mattino appunto di questo fatidico giorno, ho visto della gente vestita di scuro in mezzo al grano ma ho detto, ma chi sono quelli         sono nostre pattuglie?   Erano ben nostre pattuglie, ho detto io; invece erano tedeschi che pian piano cercavano di circondarci, ci avrebbero presi tutti, meno male che qualcuno ha cominciato a Sparare e loro hanno risposto al fuoco, .. e allora come dice la relazione, ci siamo messi in fuga e siamo venuti verso (importante fuga) siamo andati sul Groppo di Gorro, sai dove ci sono quelle rocce che, venendo da Parma….sai quelle rocce li verso Roccamurata che è il groppo di Gorro   poi siam venuti a Gorro, da Gorro a Roccamurata, abbiamo attraversato il Taro, poi siamo andati nella zona di Castoglio (come dice la relazione) ­verso Valmozzola; poi di li abbiamo avuto le notizie di tutta la situazione e allora, pian piano, ci siamo diretti verso le nostre basi; da Valmozzola ricordo siamo venuti a finire….no, no, non ci siamo persi, ricordo un particolare, che siamo venuti su verso Caffaraccia e verso Lago Bono, io avevo i piedi che sanguinavano. Io non riuscivo più a camminare, i piedi erano fasciati con quei paracaduti americani, ricordi, di vari colori; perché le calze erano consumate… e mi sono messo in una mangiatoia dell’unica casa che c’era a Lago Bono… era una vecchia stalla, non so. Ho detto, io mi metto nella mangiatoia e non mi muovo. Costante, quello che è rimasto… il cognato di Italo Bocci,.. adesso non ricordo il cognome.