Passo del Santa Donna B.V.T. PR Santa Donna 2026. Inaugurazione Il Sentiero della Resistenza. dal Santa Donna a Strela per la memoria e la pace . Martedì 06-01-2026


43-45 Resistenza in ValTaro ValCeno
Resistenza in ValTaro ValCeno  a Cura delle Associazioni Partigiane Â
Passo del Santa Donna B.V.T. PR Santa Donna 2026. Inaugurazione Il Sentiero della Resistenza. dal Santa Donna a Strela per la memoria e la pace . Martedì 06-01-2026



Osacca Bardi PR
OSACCA
BALZĂ’ D’IMPETO NELLA LUCE DELLA STORIA QUANDO ALL’ALBA DEL 25 DICEMBRE 1943
LA SUA UMILE MA INTREPIDA GENTE STRETTA INTORNO AD UN PUGNO D’INDOMITI RIBELLI
RICACCIĂ’ ARMATA DI FEDE ED EROISMO PREPONDERANTE AGGUERRITE FORZE FASCISTE ACCENDENDO PRIMISSIMA LA FIAMMA
DELL’EPOPEA PARTIGIANA
L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI BARDI
IN MEMORIA PERENNE 25 – VI – 1961
LAPIDE POSTA SULLA CHIESETT A DI OSACCA
Commemorazione del “Santa Donna”
Borgotaro, 6 gennaio 2026
Il Sindaco di Borgo Val di Taro PR
Marco Moglia
Nel messaggio di fine anno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ci ha rassicurati che “nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia” e, rivolgendosi ai più giovani, spesso descritti – da chi ne ha una conoscenza superficiale – come diffidenti, distaccati, arrabbiati, ha aggiunto: “non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili, come la generazione che, ottant’anni fa, costruì l’Italia moderna”.
Continua a leggere “Osacca Bardi- Santa Donna B.V.T. 06-01-2026”
Tratto da Antifascismo e Guerra di Liberazione a Parma Primo Savani


Comando Unico Eccidio di Bosco di Corniglio PR 17-10-1944
Pablo Giacomo di Crollalanza
L’esigenza. di una maggiore collaborazione delle brigate, in ispecie dal punto di vista militare, era ormai condivisa da tutti i comandi, oltre che da larghi settori dei partigiani. In questo senso erano anche le sollecitazioni del C.L.N. proÂvinciale. Nella seconda metĂ dell’agosto 1944 il comandante della 31ÂŞ brigata Garibaldi: «Pablo» (Giacomo di CrollalanÂza); della 12ÂŞ Garibaldi: «Dario» (il dott. Giuseppe MarÂchini); il commissario Mario (avv. Druso Parisi); della lÂŞ Julia: l’avv. Giorgio Mazzadi, « Libero» (Primo Brindani) e Dragotte (Giuseppe Delnevo), furono convocati da « BelÂlini» (Giovanni Vignali) e da « Ferrarini » (avv. Enzo CoÂsta) del Comando nord Emilia, a Pian del Monte, per addiÂvenire alla costituzione del Comando unico provinciale.
Vennero eletti: comandante: «Pablo »; commissario politico: «Mauri» (Primo Savani); capo di stato maggioÂre: «Ottavio» (Fernando Cipriani; ten. colonnello del geÂnio); vicecomandante: « Libero », vicecommissario: «Poe»(prof. Achille Pelizzari). Al convegno non intervennero la Beretta e la 2ÂŞ Julia; la 47ÂŞ Garibaldi e la Giustizia e libertĂ erano dislocate nella zona est. « Libero» ebbe incarico di ottenere, come ottenne, la adesione degli assenti.
Pian del Monte è una localitĂ a 850 m. sul livello del mare, o meglio un gruppo di povere case, sopra Lavachielli di Tiedoli, tra boschi e dirupi. Poco distante, in direzione del Barigazzo e della Val Mozzola, vi è il passo della TaÂgliata (m. 1231). Verso mezzogiorno la famiglia di contadini che abitava a Pian del Monte portò della polenta e della pattona dove era in corso la riunione. La prima sede provvisoria del c. v. fu Caneto sul BaÂrigazzo. Presenti: «Pablo», « Mauri » e « Ottavio », ospiti del distaccamento della 12a Garibaldi comandato da Virginio Barbieri.
Vennero eletti: comandante: «Pablo »; commissario politico: «Mauri» (Primo Savani); capo di stato maggioÂre: «Ottavio» (Fernando Cipriani; ten. colonnello del geÂnio); vicecomandante: « Libero », vicecommissario: «Poe»(prof. Achille Pelizzari). Al convegno non intervennero la Beretta e la 2ÂŞ Julia; la 47ÂŞ Garibaldi e la Giustizia e libertĂ erano dislocate nella zona est. « Libero» ebbe incarico di ottenere, come ottenne, la adesione degli assenti.
A mezzanotte una colonna tedesca forte di 150 uomini, proveniente da Fornovo, mosse da Berceto con l’obbiettivo di piombare di sorpresa, alle prime luci dell’alba, sul coÂmando partigiano. Un carbonaio, che i nazisti avevano prelevato a Berceto e costretto a fare da guida, fingenÂdo di avere smarrito il cammino, riuscì, attraverso lunghi giri viziosi, a fare compiere ai nemici un percorso piĂą che doppio di quèllo necessario, sperando che nel frattempo qualcuno mettesse sull’avviso i partigiani. Infatti un quarto d’ora prima che i tedeschi arrivassero, una staffetta raggiunÂse la sede del comando e concitatamente riferì che la sera prima alcuni ufficiali nazisti avevano cercato una guida per il passo del Cirone in prossimitĂ di Bosco. Purtroppo era ormai troppo tardi ed i patrioti non riuscirono ad allontaÂnarsi. G. Menconi era in procinto di ripartire per la cittĂ e stava predisponendo le carte nella sua busta a doppio fondo.
Savani e «Ottavio », stavano ascoltando radio Londra. Gli altri membri del c.v. erano nei pressi del coÂmando o nell’albergo Ghirardini. « Pablo » il comandante del c.v., dispose l’invio di una pattuglia al comando di PriÂmo Brindani in perlustrazione. Piovigginava e c’era una fitta nebbia. Verso le 10 circa del 17 ottobre, una raffica di arma automatica colpì la porta del Comando unico, al primo piano della ex sede della milizia forestale. I tedeschi erano giunti sul posto, avevano circondato l’albergo e la sede del comando. Menconi e Savani si avviarono sul pianerottoÂlo d’accesso al comando per vedere che cosa stava accaÂdendo. Quivi un’altra raffica colpì Menconi al fianco sinistro. Retrocedette barcollando: «Sono colpito, aiutami ». Savani lo trascinò all’interno. Mentre continuavano le rafÂfiche contro la porta d’ingresso, altre investirono le fineÂstre. Un attimo dopo Menconi cadde sul pavimento ordiÂnando: «Salvati ».
La sorpresa non permise agli assediati di organizzare una resistenza efficace. I due componenti la missione « Roschester »: Piero Boni e l’operatore della radio « Sergio », reso inservibile l’apparecchio della radio e distrutti i cifraÂri, riuscirono, insieme con Savani, Ferrari, Pelizzari, Cipriani, Parisi, Domenico Zammarchi ed altri, a salvarsi miracoÂlosamente gettandosi dalle finestre, tra il sibilo delle rafÂfiche di mitra che imperversavano ovunque. Delle 15 persone che si trovavano sparse nei diversi loÂcali, od in prossimitĂ del comando, sei perirono nell’imÂpari combattimento. Giacomo di Crollalanza, Gino Menconi, il conte Giuseppe Picedi-Benettini (Penola) ufficiale di collegamento, e tre partigiani di guardia: Enzo Gandolfi, Domenico Gervasi e Settimo Manenti.
Nel timore della reazione partigiana, il nemico razziò in gran fretta quanto si trovava negli uffici del comando, poi incendiati i locali e quattro case del villaggio, battĂ© in ritiÂrata, portando con sĂ© alcuni prigionieri. Subito dopo sopragÂgiunse un distaccamento di partigiani che, con alla testa Giacomo Ferrari, inseguì i tedeschi in direzione del passo del Cirone, con l’obiettivo di prenderli alle spalle. SopravÂvenne la sera, calò la nebbia e malgrado i razzi che squarÂciavano la foschia, i tedeschi riuscirono a dileguarsi; imÂpossibile contare le loro perdite.
Durante la notte i sopravvissuti del comando raggiunÂsero Castello di Graiana e si procedĂ© al tragico bilancio. In una stanza dell’albergo su una rete metallica giaceva il cadavere di Menconi. Era stato trasportato dai tedeschi all’albergo, ferito mortalmente e la stanza era stata cosparÂsa di materia infiammabile e incendiata. Morì tra le fiamme ed i vicini udirono i suoi urli strazianti. Sul pavimento di un’altra stanza dell’albergo giaceva il corpo carbonizzato di Picedi. Il nostro «Penola», reduÂce da una lunga camminata notturna, quando irruppero i tedeschi, impugnò il mitra e sparò fino all’ultimo colpo. I tedeschi appiccarono il fuoco anche alla sua stanza, dopo averlo colpito. Si rovesciò prono sul pavimento.
I cadaveri di Renzi e Penola erano irriconoscibili, così deformati e consunti dalle fiamme. Coloro che si erano salvati, raccontavano avventure racÂcapriccianti. Il prof. Franco Franchini, che era in albergo, aveva indossato … una camicia nera, che i tedeschi avevano rieÂsumato rovistando un armadio in cerca di rapina. Venne fatto prigioniero. Quando nel pomeriggio i tedeschi furono attaccati, il prof. Franchini ne approfittò per fuggire. Fu il primo a tornare a Bosco ed ebbe la tragica visione dei nostri caduti nei vari posti di combattimento.
Alla centrale di Bosco i tedeschi avevano sorpreso un camioncino condotto dalla partigiana Tedeschi Argia (<< BruÂna »), (che sposò poi il dott. Bruno Casa dirigente dell’inÂfermeria). Stava dirigendosi al c.v. per ritirare del mateÂriale sanitario. Sul camioncino erano saliti un partigiano ed il brigadiere dei carabinieri Ugo Ugolotti che si recava a Bosco per mettersi a disposizione del c. u. I tedeschi. ucÂcisero il partigiano ed arrestarono l’Ugolotti e la Bruna. Vennero trasportati a Neviano dei Rossi. L’Ugolotti venne rilasciato qualche giorno dopo. La Bruna venne liberata dopo un mese in occasione di un cambio dei prigionieri.
Soltanto in epoca successiva si venne a sapere che il carteggio asportato dai tedeschi era stato affidato per il trasporto al sottufficiale dei carabinieri Ugolotti. Costui nell’attraversare il torrente Baganza in piena, … volontariaÂmente scivolò; abbandonando alla deriva le carte, scomparÂse così nei flutti della corrente. Le salme furono allineate in una stanza al pianterreno dell’albergo. Vennero accesi dei ceri. Quivi i superstiti soÂstarono in religioso raccoglimento. Non si fecero discorsi. Pelizzari disse: «Sono morti per la nostra idea », e Mauri: «Vi vendicheremo».
L’attacco al Comando unico fu reso possibile dalla deÂlazione di uno sciagurato, Mario « lo Slavo », che pagò poi con la vita, come si vedrĂ in appendice al presente capitolo. Mario «lo Slavo» non solo diede indicazioni precise ai tedeschi sulla localitĂ nella quale in quel momento il CoÂmando si trovava e sulla inesistenza nelle immediate prosÂsimitĂ di brigate, ma addirittura condusse i tedeschi sul posto
Dopo la liberazione il prof. Pelizzari dettò per i Caduti la seguente epigrafe, impressa sul marmo murato nella facÂciata dell’albergo Ghirardini:
17 OTTOBRE 1944
TRADIMENTO MERCENARIO E AGGUATO TEDESCO
EBBERO IN QUESTE CASE RAGIONE
DEL COMANDO UNICO PARTIGIANO PARMENSE
PABLO (G DI CROLLALANZA)
RENZI (GINO MENCONI)
PENOLA (GIUSEPPE PICEDI)
ENZO (ENZO GANDOLFI)
BOERI (DOMENICO GERVASI)
SETTIMIO (S. MANENTI)
COL SUPREMO SACRIFICIO ATTESTARONO LA SANTITĂ€ DELLA FEDE.
I SUPERSTITI
TRADUSSERO IL FIERO AMMONIMENTO NELLA VITTORIA
CHE FRA IL 7 E IL 24 APRILE
REDENSE QUESTA TERRA DALL’ONTA INDEGNA E STRANIERA
LA RICONSACRĂ’ LIBERA E CIVILE.
Secondo Pietro Secchia e Filippo Frassati (Storia della Resistenza, Editori Riuniti, 1965, pago 817), l’attacco al Comando unico parmense fa parte della seconda offensiva generale contro i partigiani ordinata dal maresciallo Kesserling il l° ottobre 1944:
Giacomo di Crollalanza «Pablo»


In un baleno sei caduti, sopraffatti da una valanga di fuoco. Tra essi il comandante della Piazza di Parma e il comandante dei partigiani della provincia. Ad uno dei carabinieri di guardia alla sede del Comando, colpito al termine della scala, sul pianerottolo della quale venne colpito Menconi, con un pugnale fu messo a nudo il cuore, mentre una belva, in divisa nazista, ma che parlava bene !’italiano, diceva al gruppo di contadini che erano stati catturati e messi al muro contro l’albergo con mani in alto: «Ecco cosa ne facciamo noi dei partigiani ». Il giovane Giuseppe Picedi Benettini, di una vecchia famiglia della Lunigiana, aveva la nobiltĂ nel cuore: belÂlo, leale, modesto, pronto al sacrificio, chiedeva solo di ubbidire.
Il dr. Gino Menconi, comandante della Piazza di ParÂma, vecchio militante comunista, giĂ condannato a 17 anni di carcere dal Tribunale speciale, venne poi confinato a Ventotene sino all’agosto 1943. Dopo l’armistizio era stato uno dei primi organizzatori della Resistenza a Firenze, e si era poi trasferito in Emilia. La perdita che piĂą preoccupava, ai fini della continuitĂ della guerriglia, era quella di Pablo, il prestigioso comanÂdante del Comando unico. L’8 settembre, al momento dello sfacelo dell’esercito regio era a Parma tenente dei granatieri, lontano dalla faÂmiglia, senza mezzi e conoscenze. Per istinto rifiutò di adeÂrire al nuovo ordine. Ebbe occasione di conoscere Giuseppe Guatelli, commesso viaggiatore, vecchio militante delÂl’antifascismo che aveva conosciuto il carcere e il confino. Non vi era altra via d’uscita per vivere. Giacomo di Crolla Lanza venne assunto come agente produttore, e andò in giro per le cittĂ dell’Emilia, con una pesante valigia di minuteÂrie metalliche e coltellerie di ogni genere.
Cadde ben presto nella rete spionistica e venne incarcerato. Gli fu offerta la libertĂ a condizione che accettasse di assumere servizio nell’esercito nazi-fascista. Nell’occasione fu percosso a sangue. Il suo desiderio era quello di uscire per cominciare « sul serio », come diceva lui, la lotta conÂtro i nemici della Patria. L’evasione tanto sospirata fu faÂvorita da un’incursione aerea che nel giugno 1944 dannegÂgiò il carcere di S. Francesco. Rimase a Parma qualche giorno per riordinare le sue poche cose, consegnò la divisa da ufficiale ad una famiglia di conoscenti, e munito di una rivoltella, prima di recarsi in montagna, salutò gli intimi: « Da oggi se verranno a prendermi dovranno fare i conti con questa ».
Tratto da Antifascismo e guerra di Liberazione a Parma -Guanda-

Berceto PR
Monte San Bernardo
Nell’Anniversario della Liberazione, le Associazioni Partigiane, la Provincia di Parma, il Comune di Berceto e il Comune di Borgo Val di Taro ricorderanno il sacrificio di questi eroi.
“All’alba del 2 febbraio 1945, una colonna tedesca, proveniente da Berceto, forte di duecento unità attaccò una postazione difesa da sei Partigiani, posta sul monte San Bernardo.
Furioso si accese l’impari combattimento, i Partigiani si difesero accanitamente, ma con il venir meno delle munizioni vennero sopraffatti. Quattro caddero nel combattimento e due, presi prigionieri, vennero trascinati a Berceto ove subirono orride torture e uno dei due fu barbaramente trucidato.”
San Bernardo 20-08-2025

Borgo Val di Taro PR
Piazzale del Baracchino
Grande partecipazione anche alla passeggiata sui luoghi dove hanno perso la vita Sam (Cesare Bassani), Vitto (Vincenzo Errico) e Guelfo (Luigi Bozzia), giovani che si sono sacrificati per l’Italia.Una serata di comunitĂ , come quelle di una volta, quando si festeggiava insieme e ognuno portava qualcosa da casa, un salame, una torta d’erbe, una crostata. E oltre al cibo, si condividevano anche sentimenti e speranze, la gratitudine per ciò che si è ottenuto con sacrificio e la speranza di un futuro migliore per tutti.Quello di ieri sera è stato un momento di condivisione, della nostra storia e di valori per i quali si sono battute le donne e gli uomini delle nostre valli, al di lĂ e al di sopra delle schermaglie politiche a cui si cerca di ridurre tutto. Se poi qualcuno ci ha voluto vedere qualcos’altro, è libero di farlo, ma sempre nel rispetto del prossimo. #borgovalditaro #valtaro #pastaliberatutti #Resistenza #liberazione80 #Partigiani #fratellicervi #FacioVive #Borgotaro




Borgo Val di Taro PR
Ostia Parmense
Commemorazione Partigiani Ottant’anni fa i partigiani Giorgio Susani – Allievo Ufficiale dell’Accademia Militare di Modena – Luigi Barbieri (Lampo) e Luigi Molinari (Volavia), sacrificarono la loro vita nella battaglia di Ostia e negli scontri che precedettero la liberazione di Borgo Val di Taro e dell’intera Valtaro.
Continua a leggere “La Battaglia di Ostia Parmense PR 08-04-2025”
Discorso di Commemorazione Eccidio del sindaco Marco Moglia




6 gennaio 1945 – 6 gennaio 2025



Il Sindaco
Marco Moglia
Scrivere due date affiancate è un’operazione solo all’apparenza semplice.
Già sul piano grammaticale l’uso del carattere tipografico tra esse inserito assume diverso significato: la barra obliqua, ad esempio, le separa, mentre il trattino corto le unisce.
E, aspetto ancor più curioso, quando si legge un testo, mentre i numeri delle date si pronunciano, il carattere grafico – che le unisce o le separa, come la punteggiatura – non trova voce.
Continua a leggere “Commemorazione del “Santa Donna”Borgotaro, 6 gennaio 2025”
Passo del Bratello MS Grifola di Borgo Val di Taro PR Commemorazione dei fatti del luglio 1944 Il Cippo Eretto al Passo del Bratello e restaurato dalle Associazioni Partigiane, è luogo d’incontro per i cittadini della valle del Taro e della Val Verde in ricordo dei loro caduti Militari e Civili. Commemorazione della Battaglia di Grifola. Vitto e Guelfo – Vincenzo Errico di Verbicaro (CS) e Lugi Bozzia Borgotaro PR 8 luglio 1944 Lunedì 30 – 09 – 2024















































Partendo dall’alto a sinistra – Gino Parenti – Giuseppe Tendola (Vilmo) – Luciano Righi – Luigi Amedeo Giannetti – Nino Gerrini – Ubaldo Cheirasco -Angelo Trogu – Domenico Mosti –
INTRODUZIONE
di M. T. Mori
I fatti di Valmozzola del Marzo ’44 costituiscono uno dei primi avvenimenti di larga risonanza nella storia dello sviluppo delle formazioni partigiane in provincia della Spezia (1). L’episodio si svolse in due tempi, di cui uno fu la drammatica conclusione dell’altro: l’assalto al treno nella stazione di Valmozzola da parte dei partigiani del gruppo Betti il 13 Marzo, e la rappresaglia nazifaÂscista che ne seguì, portando qualche giorno dopo alla fucilazione di sette «ribelli ».
Passo del Santa Donna Commemorazione Eccidio del 06-01-1945
Tratto da Obiettivo LibertĂ di Massimo Lodi
Continua a leggere “Passo del Santa Donna – Osacca 01-06-2024”