OCCUPAZIONE DI BORGOTARO Il 15-06-1944 dal Diario di Delmaestro Gino ” Volpe”

Il 15/6/944 i Partigiani della 1° Brigata. Julia occuparono il paese ma l’8 luglio i Tedeschi e Fascisti tentarono di nuovo di riconquistarlo partendo da Pontremoli con 120 uomini, ma sul Passo del Brattello furono attaccati dai Partigiani del Dist. Antolini con 40 uomini più 11 di Faccio, ma non riuscirono a fermarli.

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COMBATTIMENTO DI CAFFARACCIA del 6 Gennaio del 1945 Dal Diario di Demestro Gino ” Volpe”

il Presidente della Repubblica e  il Ministro  della Difesa decorarono “Volpe” con la “Croce al Valore Militare” per la difesa  di  Caffaraccia..

I tedeschi, con l2mila uomini, ritirandosi dal Fronte Facevano un rastrellamento in grande stile per catturare i Partigiani che si erano rifugiati sui monti per combattere contro i nazifascisti per la loro libertà.

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Combattimento di  “Casa Ostacchini” dal diario di Demestro Gino “Volpe”

La l° Brigata Julia, al  comando  di. “Libero”(Primo Brindani) e di Corrado Pellacini, ricevettero  l’ordine di attaccare.

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Il Partigiano  Volpe – Gino Delmaestro

CERTIFICATO AL  PATRIOTA

“ Nel  nome dei  governi e dei  popoli  delle Nazioni  Unite, ringraziamo – Delmaestro  Gino “ Volpe”- di  aver combattuto il nemico sui  campi di  battaglia, militando nei  ranghi dei patrioti tra  quegli  uomini che  anno portato le armi per il trionfo  della libertà, svolgendo operazioni offensive, compiendo  atti  di  sabotaggio, fornendo informazioni militari. Con il loro coraggio e la loro dedizione i patrioti italiani  hanno contribuito validamente alla liberazione dell’Italia e alla grande causa di tutti  gli uomini liberi. Nell’Italia rinata i possessori di  questo attestato saranno acclamati come patrioti che  hanno combattuto per l’onore e la  libertà.”

Certificato  n° Maresciallo HR. ALEXANDER Comandante supremo alleato Delle forze del  Mediterraneo Centrale.

Il Partigiano ” Volpe”,  di  nome Gino  Delmaestro,

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Antifascismo e Guerra di Liberazione a Parma Primo Savani 2° Parte La Resistenza Armata 9 Settembre 1943 – 25 Aprile 1945

Tratto dal Libro Primo Savani Antifascismo e Guerra di Liberazione a Parma

Edito da Guanda

Dal 9 settembre al 25 dicembre 1943

settembre 1943

Alle tre squillò il telefono: era Dante Gorreri: «La città è accerchiata, i tedeschi hanno concesso al nostro co­mando di presidio 10 minuti di tempo per capitolare. Tele­fona a Foà, Micheli e Bernini che si mettano in salvo. Tu sai dove andare». Micheli era a Roma. Foà si mise in salvo; Bernini ri­spose che la moglie era molto malata e non poteva lasciare l’abitazione. Appena fuori di casa si sentì la prima detona­zione. I dieci minuti erano trascorsi.

Giorno fatale per l’Italia e gli italiani il 9 settembre 1943. Armi tedesche sparavano ancora contro gli italiani come al Piave. Alle ore 16 di quel giorno la nave ammiraglia della Marina militare italiana, diretta a Malta, al largo della Corsica, veniva affondata da aerei tedeschi. Con la nave perivano l’ammiraglio Carlo Bergamini con 1352 uomini. Nel pomeriggio dello stesso giorno a Cefalonia la divi­sione Acqui era in linea contro i tedeschi. Dopo 13 giorni di resistenza disperata 9000 soldati italiani venivano falci­diati dai tedeschi, compresi gli ufficiali e il comandante ge­nerale Antonio Gandin.

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Antifascismo e guerra di Liberazione a Parma Primo Savani

Dal dopoguerra

alla «marcia su Roma», 1919-1922

Sede Comando  Unico

Nella prefazione alla Storia di Parma, Ferdinando Bernini scrive: «Parma è sempre stata lontana dagli angoli morti della storia, anzi sta sui grandi itinerari della storia italiana ed europea ». La prima società operaia di mutuo soccorso, ispirata alle dottrine filantropiche di Mazzini, sorse in Parma nel novembre 1860 ed elesse presidente Giuseppe Garibaldi. A fine secolo mentre si andavano diffondendo le ideo­logie di Marx e di Bakunin che assegnavano alla classe operaia la funzione di motore della storia, nel parmense l’umanitarismo garibaldino fu il ponte di passaggio dalla democrazia al socialismo.

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Audio Partigiani

Discorsi tra Partigiani Preparazione Libro ” Obiettivo Libertà”

Brindani Primo ” Libero” Battaglia della Manubiola

Lozzola Brindani- Benci- Cucchi

Brindani Primo ” Libero” Battaglia della Manubiola


Brindani Primo ” Libero” Comandi di Zona

Superstite Battaglia del Lago Santo Gnecchi Pietro

Montevacà Discorso Tra Partigiani

Comando Ostia

Stefani Lodovico “Carbonaro” Santa Donna

Sergio Giliotti ” Sparviero” Santa Donna
Santa Donna Boffetti – Terroni
Facio Flaminio Musa
Salvatore Brugnoli
Terribile
Testimonianza Deportato
Montelli Mario
Valmozzola Sergio Giliotti Sparviero 2007

Passo del Bratello MS Rastrellamento  dell’ estate 1944. 30-09-2022

Il Cippo Eretto al Passo del Bratello e restaurato dalle Associazioni Partigiane,è luogo d’incontro per i cittadini della valle del Taro e della Val Verde in ricordo dei loro caduti Militari e Civili.

Passo del Bratello MS Rastrellamento  dell’ estate 1944.

 Il Cippo Eretto al Passo del Bratello e restaurato dalle Associazioni Partigiane,è luogo d’incontro per i cittadini della valle del Taro e della Val Verde in ricordo dei loro caduti Militari e Civili.

Commemorazione della Battaglia di Grifola.

Vitto e Guelfo – Vincenzo Errico di Verbicaro (CS) e Lugi Bozzia Borgotaro PR

 Grifola 8 luglio 1944

 Durante i primi giorni di luglio il versante pontremolese dell’Appennino viene  occupato dai tedeschi che  si insediano in tutti i villaggi della Val verde. Il Passo del Bratello è presidiato da un distaccamento di Facio al comando di Salvatore. Impossibilitati a varcare il crinale e scendere nella Val taro, i tedeschi ed i fascisti si accaniscono contro la popolazione dell’alto Pontremolese. Uccidono uomini civili sorpresi nei sentieri di montagna,  e nei villaggi:due  donne a Cà del Guelfo, cinque a Barracello, due a S, Lorenzo. Il 6 luglio il distaccamento di Salvatore si ritira a Zeri lasciando indifeso il passo ed il loro posto viene occupato da un distaccamento di 30 uomini del Molinatico al comando di Igor che per due  giorni attende l’attacco tedesco. L’8  Luglio  i tedeschi con un centinaio di uomini passano il crinale con l’obbiettivo  di occupare la  Stazione ed aprire l’imboccatura della  Galleria del Borgallo che i partigiani avevano ostruito. Nelle  vicinanze di Cà del Guelfo avevano sorpreso Bozzia Gino << Guelfo >> ed Enrico Vincenzo << Vitto >>, due partigiani del gruppo di Igor mandati nei villaggi dell’alto pontremolese a cercar viveri. I due, sorpresi, riescono ad asserragliarsi in una  casella e si difendono. Il primo viene  ucciso in combattimento mentre il secondo, esaurite le  munizioni, si arrende, verrà fucilato successivamente nel corso dell’incursione. I due corpi verranno ritrovati dopo settimane  orribilmente  mutilati. I tedeschi raggiungono il passo attraverso i boschi avevano pio sorpreso il distaccamento del Molinatico che  era tuttavia  riuscito fortunosamente a sfuggire all’accerchiamento raggiungendo San Vincenzo. Filtrata attraverso le difese  partigiane, la formazione tedesca, un corpo speciale antiguerriglia con tute mimetiche, scende di nascosto verso Borgotaro seguendo i sentieri tra i boschi alla destra del Tarodine. Nel loro cammino sorprendono un contadino, Granelli Vittorio, che  uccidono.

Appostati a San Vincenzo il distaccamento di Igor individua la colonna  tedesca ed inizia il combattimento. Dato l’allarme, si chiedono rinforzi al Centocroci ed al Penna. Ancora una  volta, Dragotte, Beretta, Bil si ritrovano  uniti a difendere Borgotaro. Dapprima si spara  sulla  colonna dalla riva sinistra del Tarodine. Ormai finiti i boschi, i tedeschi si ritrovano allo scoperto. Partendo dalla Pieve i partigiani risalgono verso Grifola  e sbarrano la strada. Accerchiati, i tedeschi sbandano per i boschi e molti verranno fatti prigionieri nei giorni successivi. Un gruppo al comando di un capitano tedesco tenta di resistere nell’abitato sparando sui partigiani con un mortaio da 81. L’assedio dura parecchie  ore, tra i tedeschi i morti sono 10.poco prima che  calino le  tenebre, in 26 si arrendono lasciando in mano ai partigiani tutto il loro armamento.

Il capitano tedesco, per non arrendersi, si uccide  sparandosi in bocca.

 Bozzia Luigi << Guelfo >> ed Errico Vincenzo << Vitto >>,

Tratto  dal libro  di Giacomo  Vietti L’Alta Valtaro nella Resistenza

Venerdì 30-09-2022