Poesie

  • Partigiani

    Non  chiamateci  eroi.

    fummo solo uomini liberi.

    tenera e spietata

    la  nostra  vicenda.

    paziente avventura

    nel  fluire quotidiano

    della paura e della morte.

    Ebbra età  di  saggezza,

    la nostra:

    quando  giocavamo

    la  vita

    per nulla e per tutto,

    lungo  i  sentieri

    vergini  di  neve.

    1975

    ENRICO LODI

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  • si passa al combattimento del Manubiola. il Manubiola l’ho vissuto bene, il Manubiola è stato per me il più … ma il più che mi ha scosso … perchè anche li è successo che …la postazione era giusta, dove avevamo messo i mitragliatori, la mitragliatrice ce l’aveva Minoli (Spavaldo) e li l’hanno bloccato su queste scogliere senza poca via di scampo (qualcuno però è scappato). Presi dal fuoco si sono dovuti fermare, pigliammo i primi si sono dovuti fermare. Allora io, . o ‘e l’a. Dragotte e Pellacini, ho detto guardate io attraverso il fiume. Ho attraversato il fiume e con me c’era: uno era Piscina, L’altro era il fratello di quella che sta a Chiavari (Renzo Petrilli), gente che era li, uno era Renzo Piscina che era giovane, giovanissimo, uno Renzo Petrilli, uno era Bocci, pensa c’era ,anche Bocci, e al quarto secondo me penso sia Tigre, ma io non sono mai più riuscito a parlare, comunque io mi sono messo d’accordo che come arrivavo in cima avrei messo un fazzoletto bianco che cessassero il fuoco per vedere cosa lo dovevo fare, una cosa dire sa, poi piano, piano facevo segno a tutti gli al tri che mi erano dietro di 4 o metri e io intanto andavo avanti piano, piano il primo che mi è venuto incontro con due figlioletti in braccia, uno da una parte e uno dell’altra, figlioletti di 2- o 4 anni, non saprei, mi voleva intrattenere, complimentarsi, ma io ci ho detto: via, via, via che qui bisogna guardare i tedeschi che non s1 muovessero; poi dopo parecchi minuti, i tedeschi, qualcuno metteva fuori qualche cosa di b1anco, ma altri invece avevano intenzione di sparare; poi i tedeschi in qual periodo erano ancora tedeschi, perché era il giugno del 44….. era per quello che era difficile fare una resa; comunque un bel momento capissi. che volevano arrendersi. Allora ho percorso con gli altri dietro, tutto il fronte di questi automezzi, vedendo chi con le budella fuori e uno dei nostri feriti, che li vedevo, ma non potevo fermarmi perchè era tale la tensione nervose, che un tedesco allora giacevano, li ti tirai tu se stai disattento, invece sono riuscito a passarli tutti e loro si arredavano; intanto sono arrivati anche gli altri che erano da quel monte, proprio di fronte dove si aveva sparato, noi eravamo andati più avanti e diciamo cosi sono venuti su anche loro allora anch’io ho detto incominciate a incolonnare i prigionieri e anch’io ho detto: vado via ­ perchè non ne potevo più.
    Italo: B rindani :
    Ero prostrato. Quello li è stato un combattimento, per me è stato vedere tanto sangue mi aveva. E pensare che venire fuori cosi senza niente sai, era già eccezionale insomma. Pellacini ho detto, pensa te voi a fare tutto, anche perchè non facessero rappresaglia. Comunque quello è stato un grosso combattimento, per mio conto. e hanno pagato caro; per esempio il fatto di Antolini, Marchini (c’era anche Carletto), loro hanno preso invece dietro la colonna, cosa è successo: 2 automezzi si erano fermati a Ghiare di Berceto; Ghiare di Berceto, è notorio che c’erano dei fascisti, forse a discutere; quando sono venuti su hanno visto quelli lì che ve”1ivcno, gli hanno sperato e li è morto appunto Antolini; Marchini invece era tra gli ostaggi ferito, morti e anche ostaggi feriti, è stato un affare che ci è costato parecchio: 2 partigiani persi e otto civili. Loro hanno avuto 10 o 14 morti e una decina di feriti e una ottantina di prigionieri presso a poco è cosi.  Il camion ~ stato caricato di tutti questi prigionieri, era il camion di Delmaestro Luigi (Castagnò), era l’unico conducente, e so che poi si sono fermati davanti all’Appenino. Poi i prigionieri sono stati portati a Compiano e i feriti ad Albareto. Ma io mi ero fermato li. Quel giorno li, porca l’oca, ero proprio fuori di me. . . . . ora si parla dell’attacco alla stazione di Valmozzola.
  • Intervistati Delnevo Giuseppe(Dragotte) e Solari Giuseppe (Gek)

    Dragotte:   inquadro bene io la situazione;

    ai tedeschi interessava liberare la stazione di Borgotaro che bloccava i rifornimenti dalla pianura Padana alla linea gotica.

    Allora cosa hanno fatto: la 1^ puntata l’hanno fatta proprio al Bratello mi pare… cioè da Pontremoli una compagnia sui 120….. uomini noi si chiamavano, si era preso per Corrado, diceva avete visto i tedeschi?.. cominciò una sparatoria e… una sparatoria di un’ora circa… intanto era venuto giù anche Bill, c’era anche Eugenio… i tedeschi resistevano, man mano si spostavano in alto… noi eravamo sul versante sinistro del Tarodine, poi a un certo momento abbiamo detto: qui non si risolve niente, cerchiamo di accerchiarli e ho chiesto chi è che vuol venire con me; Bil si è rifiutato, ha detto io non conosco la zona;

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  • Montevacà

    Gek:   la seconda pàrte lo fece il distaccamento di Bill e insiame a quel distaccamento c’era mio fratello, Fanfulla, Tognela, L’Istriano;

    Dragotte:  comunque è successo così: io avevo disposto questo sohieramento al passo e un altro schieramento a Tasola (erano le due vie di probabile accesso di questa corriera di tedeschi e fascisti che ci avevano segnalato, insomma avevo disposto gli uomini come per una imboscata (doveva arrivare la corriera all’ Anzola ed erano presi in trappola).

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  • SI PASSA AL COMBATTIMENTO DEL MANUBI0LA.

    Brindani:     il manubiola l’ho vissuto bene, il manubiola è stato per me il più … ma il più che mi ha scosso … perché anche lì è successo che … la postazione era giusta, dove avevamo messo i mitragliatori, la mitragliatrice ce l’aveva Minoli (Spavaldo) e li han bloccato su queste scogliere senza poca via di scampo (qualcuno però è scappato). Presi dal fuoco si sono dovuti fermare, pigliando i primi si sono dovuti fermare.

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  • Brindani:     Corrado Pellacini ha avuto la medaglia d’argento.

    Io però non c’ero, non ho partecipato. Neanche a Grifola non ho partecipato; per esempio Grifola è stato sette o otto giorni dopo il fatto del Manubiola, ma io non c’ero, non ho partecipato perché anch’io  un po’ a volte tenevo quì, li, per una cosa o l’altra… in paese…invece quello li lo ricordo bene, perché prima che venisse l’attacco del Manubiola, i tedeschi erano già annunciati che venivamo a Borgotaro.

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  • Interviste fatte da_Lodi Massimiliano, autore del libro “OBIETTIVO LIBERTA”- storia della  Brg. Julia della Val Taro. Intervistati: Cucchi Emilio, Benci Giovanni, Delnevo Giuseppe,

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  • UN ANNO  DI  GUERRIGLIA

    Sarebbe bene, prima di narrare la cruda cronistoria di numerosi fatti d’arme della Prima Brigata Julia, illustrare il periodo precedente  il primo aprile  1944 per far presente  le  lunghe  fatiche, le  gravi privazioni ed il grande spirito  di abnegazione sopportate e dimostrato dai primi patrioti,  da coloro che, con il loro coraggio e la loro indomita fede, seppero resistere, combattere e con l’esempio formare  quelle prime  bande che poi si trasformarono in Brigate ed infine – nei giorni della  riscossa – costituirono quel potente ed organizzato esercito della Libertà. Quei primi arditi furono veramente i migliori  eroi. Chi  non ricorda con amarezza il Monte  penna, Angola, Casalporino, Tomba, Gelana e tanti  altri paesi  che  racchiudono nel  sol nome ricordi e fatti indimenticabili? Chi può  dimenticare Linari? Chi può dimenticare i bei canti, il gioco  della palla e la  grande fame che  si faceva su quel monte appenninico?

    Ma tralasciamo, perché troppo contrasto vi è fra i giorni di  allora e questi. Passiamo  alla nuda cronaca dei  fatti e delle azioni. 9.4.1944- L’allora gruppo << Penna veniva  messo in allarme   per una puntata di  forze nemiche ( tedesche e militi) che, provenienti da Bedonia, erano  dirette ad Angola in autocorriera. Due nostre  squadre si appostavano in vicinanza del passo di  Montevaccà per tendere loro una imboscata, ma questa veniva a mancare perché il nemico  era stato messo a conoscenza in tempo da spie. Dopo un primo vivacissimo scontro i nostri erano costretti  a ripiegare verso  Tasola per il miglior  armamento ed il soverchiante  numero  nemico. Nella  menzionata  località altri  nostri nuclei giunti  di  rinforzo riuscivano dopo dura lotta a snidare il nemico costringendolo a precipitosa  fuga.

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  • RINASCITA

    Giornale per i Patrioti della 1.Brigata Julia

     Borgotaro , 26  maggio  1945                                  Numero  unico

    AI COMPAGNI  DELLA  JULIA

    Le fatiche, le trepidazioni, le ristrettezze alimentari proprie della nostra vita sui monti sono cessate; non sono cessati invece i doveri derivanti dagli ideali di libertà e di giustizia per i quali abbiamo sì lungamente combattuto. Ci salutiamo, vecchi e nuovi Patrioti della Brigata, con una certa amarezza nel cuore proveniente (checché se ne possa pensare) dall’aver lasciato quelle armi, quella vita alla quale ci eravamo, fin troppo, adusati. Ognuno di noi ritorni alle vec­chie occupazioni, al proprio lavoro con lo spirito teso a nobili propositi e con quella duttile esperienza fatta tale in lunghi mesi di peregrinazione o di vita.., vissuta, da contatti con ogni ceto sociale e particolarmente contadino, da tutto ciò che il nostro occhio ha, visto e su tutto quanto la nostra mente ha ragionato.

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  • Facio

    Facio è una figura leggendaria ed emblematica della nostra resistenza.

    Nato a Sant’Agata in provincia di Messina ma vissuto nella giovinezza in Calabria, maestro, musicista, forse pittore, parlava perfettamente il francese avendo trascorso la giovinezza esule in Francia.

    Papa Cervi lo ricorda come un ragazzo intellettuale, melanconico e riflessivo.

    La  famiglia, di tradizioni antifasciste e socialiste, era dovuta emigrare in Francia all’evento della dittatura.

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  • DONNE  DELLA VAL TARO NELLA RESISTENZA

    Prime considerazioni  per avviare un discorso sulla partecipazione della donna alla resistenza borgotarese.

    Di Lidia Baroni

    Nel considerare il contributo dato dalle  masse femminili alla resistenza nella Val Taro, ci sembra impossibile svolgere un’analisi separata dell’ impostazione più generale del problema.

    La tendenza storica ad individuare nella partecipazione della donna alla guerra di Liberazione il presupposto dell’attuale  processo di emancipazione, risulta corretta quando non si separi lo specifico femminile dal contesto più complesso della lotta resistenziale e quindi dal processo di emancipazione nazionale.

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