Poesie

  • Partigiani

    Non  chiamateci  eroi.

    fummo solo uomini liberi.

    tenera e spietata

    la  nostra  vicenda.

    paziente avventura

    nel  fluire quotidiano

    della paura e della morte.

    Ebbra età  di  saggezza,

    la nostra:

    quando  giocavamo

    la  vita

    per nulla e per tutto,

    lungo  i  sentieri

    vergini  di  neve.

    1975

    ENRICO LODI

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  • Memorie dattiloscritte da BONINI Guido

    nato a Parma il 09.02.1923, residente in Borgo Val di Taro (Parma)
    La mia famiglia era così composta: padre, madre; sorella cl. 1919, fratello cl. 1921; io ero il più giovane cl. 1923.
    Mio padre, reduce della guerra 1914-18 risiedeva a Parma, sua città natale con la famiglia, strada Nino Bixio.
    Oppositore al fascismo, dovette abbandonare Parma nel 1928 perché perseguitato e continuamente minacciato dai violenti del nuovo regime. Fu ospitato a Borgotaro in casa di suo cugino sig..,INVERNIZZI,- abitante nel palazzo della Società Imbriani.
    Nel 1931 tutta la mia famiglia lasciò Parma per unirsi, a mio padre in Borgo Val di Taro. In questa circostanza, in un paese nuovo e non conosciuti, oltre agli Invernizzi ci diedero un valido aiuto:) il Sig. Delnevo (Merlotto) e la sua cara signora Brugnoli Caterina.
    Nel 1941 mio fratello cl. 1921 era alle, armi con l’Esercito Italiano per assolvere gli obblighi di leva. Nel 1942 sottufficiale dell’ Esercito inviato in Russia con il C.S.I.R. , e dal Natale 1942 (inizio della disastrosa ritirata dal fiume Don) non ha più dato notizie di se e quindi come tantissimi altri giovani, dichiarato dal Governo Italiano – Ministero della Difesa – con verbale n° 12848 ST “morte presunta”.
    E ‘ arrivato il famoso “8 settembre 1943” e mi trovavo a casa mandato dall’infermeria presidiaria del Distretto Militare di Parma.
    Le truppe tedesche probabilmente bene informate sapevano cosa stava succedendo ed erano già in stato di allarme. Hanno attaccato in forze le poche truppe italiane delle varie Caserme costringendole alla resa e seminando terrore. I nostri militari hanno reagito per un po’ ma poi, anche a corto di munizioni hanno abbandonato iniziando un fuggi-fuggi per le campagne ed, affidarsi ai contadini per evitare la cattura ed essere trasportati in Germania nei famosi campi di concentramento (sterminio).
    Visto cosa facevano i tedeschi nelle città italiane dopo 1’8 settembre non ho più avuto dubbi sulla ferocia e cattiveria tedesca. Avevo 20 anni e tanta volontà. Ho sempre portato a termine con serietà incurante dei rischi tutti gli incarichi a me affidati.
    Il mio nome di battaglia “Scalabrino” e poco conosciuto perché la maggioranza mi chiamava col nome battesimale, era più semplice ed io non ne facevo caso, ero cosciente delle mie azioni che ritenevo buone e giuste.

    (Guido Bonini)
    Scalabrino

    Borgo Val di Taro, 30 novembre 1996.

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  • Un leggendario episodio della Resistenza

    Il rastrellamento avvenuto alla Cervara de­terminò lo sganciamento dei pochi Partigiani. Abbandonata la base di Fontana Gilente, i due gruppi si dettero convegno al Lago Santo. Nove uomini raggiunsero la località dopo 20 ore di marcia forzata attraverso boschi e montagne coperte di neve. Arrivarono la sera del 16 mar­zo 1944. Nel rifugio coperto di neve v’era una stufa e della legna, accesero il fuoco, si asciu­garono, prepararono un po’ di cena. (altro…)

  • Don Aurelio Giussani

    A cura di don Leonardo Macchi Rettore del Collegio « S. Carlo» di Milano

    RING RAZIAMENTI

    Ringrazio vivamente il prof. Ettore Cosenza ed il prof. Annibale Rastelli dell’Istituto Storico della Resistenza per la Provincia di Parma; « Birra» (sig. Giuseppe Molinari), « Paolo il danese» (Arndt Lauritzen) e il prof. Sergio Passera dell’ Associazione Partigiani Cristiani di Parma, il dotto Sergio Giliotti di Bologna, don Natale Motta di Varese e la signorina Carla Cocquio di Ligurno che con tanto entu­siasmo e generosità furono preziosi collaboratori nelle ricerche.

    PRESENTAZIONE

    A pochi mesi dalla morte di don Aurelio Giussani ho ritenuto doveroso e utile mettere in luce i valori morali e patriottici di questo Sacerdote che lavorò e visse nel Collegio Arcivescovile S. Carlo di Milano.

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  • Alla memoria della mia venerata
    mamma che in quel tragico
    20 luglio 1944 con le sue suppliche
    e con l’offerta di sè stessa valse
    a salvare la mia vita e forse quella
    di tanti altri da morte violenta.

                                                                 Panorama  di  Guerra
    Sugli inizi dell’anno 1944, visto che le cose sul fronte Italiano prendevano una cattiva piega e che i Patrioti, obbedienti alle disposizioni del Generale Alexander, rispondevano con le armi e con il sabotaggio ai replicati bandi di leva nazifascisti, il Comandante in capo delle forze tedesche in Italia, Kesselring, emanava un ordine chiamato comunemente «Messaggio di Kesselring», nel quale dopo aver fatto appello ai «banditi» Italiani, concludeva con una sanzione di stampo “esclusivamente nordico, concepita press’a poco in questi termini:
    «Se voi ci colpirete alle spalle, noi per rappresaglia ci vendicheremo con le vostre famiglie innocenti!»

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  • Partigiani Gruppi Valtaro Val Ceno

  • La Nuova Italia

    LA NUOVA  ITALIA

    GIORNALE DELLE LIBERE VALLI DEL TARO E DEL CENO

    Presso la sede del Coniando Unico Operativo della Provincia di Parma Ovest  Cisa         N. 2

                                                                                                                         Lunedì 9 aprile 1945

     

    Ieri e oggi

    Otto mesi  di  silenzio sono pochi a confronto all’eternità, ma sarebbero troppi, se insieme con le lingue si fossero  riposate  anche  le  nostre mani . Fortunatamente se il giornale taceva, le mani operavano: e dallo scorso luglio  a oggi, dopo tre ra­strellamenti, dopo la tragedia di BOSCO, dopo tante vicende luttuose, luminose, malinconiche e gioiose, i Volontari della Libertà, più fieri, più risoluti, più forti che mai, sono tutti in prima linea, attendono tutti con fede intatta, con animo saldo, l’ultima battaglia, la vittoria definitiva.

    Il giorno stesso in cui, nello scorso luglio, il primo numero di questo gior­nale andava a ruba per le strade delle nostre città, colonne tedesche, provenienti da tutti i punti cardinali, iniziavano quello che fu il più sanguinoso, il più feroce, il più abominevole rastrellamento col quale il tedesco si sia disonorato in Italia. O case di Cereseto, di Strela, di Bruschi, di Setterone di Strepeto. di Bergotto, di Lozzola, bruciate per vandalica fida di distruzione, le vostre mura guardano anco­ra con cave occhiaie le vallate rifiorenti, mostrano sulle pareti superstiti le tracce della rabbia germanica; o morti inermi e innocenti, vecchi, donne, bambini, gente di lavoro, di pace, di giochi puerili, assassinata senza ragione, per il sadico piacere di spargere sangue umano e di pascersi di spettacoli orrendi, ancora di sotto le zolle dei cimiteri dove vi compose (nolenti i bruti che vi soppressero) la pietà dei sopravvissuti, ancora i vostri corpi straziati gridano vendetta a Dio e a noi. (altro…)