
Verbicaro Cosenza Inaugurazione Sala della Memoria – 07-07-2012 Vincenzo Errico – Vitto – Luigi Bozzia – Guelfo –

43-45 Resistenza in ValTaro ValCeno
Resistenza in ValTaro ValCeno a Cura delle Associazioni Partigiane

6 Gennaio 1945
Il 6 Gennaio sul S. Donna
Nonostante questo avvertimento, il 6 gennaio, un’altra tragedia si abbatte sulla I° Brigata Julia, avvenimento che lascerà uno strascico profondo e causerà lacerazioni all’interno del movimento resistente borgotarese.
È il grande rastrellamento che coinvolge tutta la zona ovest della Provincia a cui partecipa una grossa colonna di alpini della Monterosa, valutati in 500 uomini, perfettamente equipaggiati per i combattimenti invernali., con tute mimetiche dotate di pattuglie di sciatori.

Un Orologio << Speciale >>
La storia ricostruita attraverso un orologio. Un orologio da taschino con un foro di pallottola, visibilissimo. Chi lo portava, il 20 luglio del 1944, è stato barbaramente fucilato.
Si trattava di Girolamo di Brugnoli il quale, insieme al fratello Giovanni, alla notizia che i tedeschi avevano raggiunto Strela, nel Compianese, ha abbandonato «I Ghirardi», ove erano sfollati, per portarsi sui monti e si è ritrovato a Sidolo (Bardi). Qui ha incontrato un concittadino borgotarese, Francesco Bozzia, insieme ad altri: Bruno Benci, Don Francesco Delnevo, parroco di Porcigatone, Italo Sulacchi, un seminarista, Giuseppe Ruggeri, Don Giuseppe Beotti e Antonio Brugnoli. Si sono riuniti in chiesa per assistere alla funzione religiosa, ma all’uscita, si sono imbattuti in un manipolo di tedeschi e fascisti, provenienti da Strela, cui si sono rivolti con un fazzoletto bianco. Sono stati fatti prigionieri e allineati davanti al cimitero di Sidolo, sotto il mirino dei mitra, in attesa di ordini. Ordini, che arrivarono chiari: fucilazione!
L’unico a salvarsi, grazie a una rocambolesca fuga, èstato Antonio Brugnoli (oggi pensionato di 76 anni), la cui avventura ha trovato posto in diverse pubblicazioni. Comunque, Girolamo Brugnoli teneva il suo orologio nel taschino del << gilet >>. La sorella Maria lo ritrovò, al momento del riconoscimento della salma, Oggi l’orologio èconservato dalla figlia Anna che ci ha cortesemente permesso di fotografarlo.


Memorie dattiloscritte da BONINI Guido
nato a Parma il 09.02.1923, residente in Borgo Val di Taro (Parma)
La mia famiglia era così composta: padre, madre; sorella cl. 1919, fratello cl. 1921; io ero il più giovane cl. 1923.
Mio padre, reduce della guerra 1914-18 risiedeva a Parma, sua città natale con la famiglia, strada Nino Bixio.
Oppositore al fascismo, dovette abbandonare Parma nel 1928 perché perseguitato e continuamente minacciato dai violenti del nuovo regime. Fu ospitato a Borgotaro in casa di suo cugino sig..,INVERNIZZI,- abitante nel palazzo della Società Imbriani.
Nel 1931 tutta la mia famiglia lasciò Parma per unirsi, a mio padre in Borgo Val di Taro. In questa circostanza, in un paese nuovo e non conosciuti, oltre agli Invernizzi ci diedero un valido aiuto:) il Sig. Delnevo (Merlotto) e la sua cara signora Brugnoli Caterina.
Nel 1941 mio fratello cl. 1921 era alle, armi con l’Esercito Italiano per assolvere gli obblighi di leva. Nel 1942 sottufficiale dell’ Esercito inviato in Russia con il C.S.I.R. , e dal Natale 1942 (inizio della disastrosa ritirata dal fiume Don) non ha più dato notizie di se e quindi come tantissimi altri giovani, dichiarato dal Governo Italiano – Ministero della Difesa – con verbale n° 12848 ST “morte presunta”.
E ‘ arrivato il famoso “8 settembre 1943” e mi trovavo a casa mandato dall’infermeria presidiaria del Distretto Militare di Parma.
Le truppe tedesche probabilmente bene informate sapevano cosa stava succedendo ed erano già in stato di allarme. Hanno attaccato in forze le poche truppe italiane delle varie Caserme costringendole alla resa e seminando terrore. I nostri militari hanno reagito per un po’ ma poi, anche a corto di munizioni hanno abbandonato iniziando un fuggi-fuggi per le campagne ed, affidarsi ai contadini per evitare la cattura ed essere trasportati in Germania nei famosi campi di concentramento (sterminio).
Visto cosa facevano i tedeschi nelle città italiane dopo 1’8 settembre non ho più avuto dubbi sulla ferocia e cattiveria tedesca. Avevo 20 anni e tanta volontà. Ho sempre portato a termine con serietà incurante dei rischi tutti gli incarichi a me affidati.
Il mio nome di battaglia “Scalabrino” e poco conosciuto perché la maggioranza mi chiamava col nome battesimale, era più semplice ed io non ne facevo caso, ero cosciente delle mie azioni che ritenevo buone e giuste.
(Guido Bonini)
Scalabrino
Borgo Val di Taro, 30 novembre 1996.
Un leggendario episodio della Resistenza

Il rastrellamento avvenuto alla Cervara determinò lo sganciamento dei pochi Partigiani. Abbandonata la base di Fontana Gilente, i due gruppi si dettero convegno al Lago Santo. Nove uomini raggiunsero la località dopo 20 ore di marcia forzata attraverso boschi e montagne coperte di neve. Arrivarono la sera del 16 marzo 1944. Nel rifugio coperto di neve v’era una stufa e della legna, accesero il fuoco, si asciugarono, prepararono un po’ di cena. Continua a leggere “La Battaglia del Lago Santo”
Don Aurelio Giussani


A cura di don Leonardo Macchi Rettore del Collegio « S. Carlo» di Milano
RING RAZIAMENTI
Ringrazio vivamente il prof. Ettore Cosenza ed il prof. Annibale Rastelli dell’Istituto Storico della Resistenza per la Provincia di Parma; « Birra» (sig. Giuseppe Molinari), « Paolo il danese» (Arndt Lauritzen) e il prof. Sergio Passera dell’ Associazione Partigiani Cristiani di Parma, il dotto Sergio Giliotti di Bologna, don Natale Motta di Varese e la signorina Carla Cocquio di Ligurno che con tanto entusiasmo e generosità furono preziosi collaboratori nelle ricerche.
PRESENTAZIONE
A pochi mesi dalla morte di don Aurelio Giussani ho ritenuto doveroso e utile mettere in luce i valori morali e patriottici di questo Sacerdote che lavorò e visse nel Collegio Arcivescovile S. Carlo di Milano.

Alla memoria della mia venerata
mamma che in quel tragico
20 luglio 1944 con le sue suppliche
e con l’offerta di sè stessa valse
a salvare la mia vita e forse quella
di tanti altri da morte violenta.
Panorama di Guerra
Sugli inizi dell’anno 1944, visto che le cose sul fronte Italiano prendevano una cattiva piega e che i Patrioti, obbedienti alle disposizioni del Generale Alexander, rispondevano con le armi e con il sabotaggio ai replicati bandi di leva nazifascisti, il Comandante in capo delle forze tedesche in Italia, Kesselring, emanava un ordine chiamato comunemente «Messaggio di Kesselring», nel quale dopo aver fatto appello ai «banditi» Italiani, concludeva con una sanzione di stampo “esclusivamente nordico, concepita press’a poco in questi termini:
«Se voi ci colpirete alle spalle, noi per rappresaglia ci vendicheremo con le vostre famiglie innocenti!»
GRUPPO D’ AZIONE VAL TARO
Ordine Del Giorno n 1
Zona X, il 14 aprile 1945.
Sugli aspri monti ci siam fatti lupi;
il nostro grido è Libertà o morte.
“ C. Bassani ,,
VOLONTARI DELLA LIBERTÀ!
L’ora della liberazione è ormai prossima.
Nell’ imminenza della prova decisiva, forse 1’ ultima, sento più che mai impellente ed irresistibile il desiderio. di portarvi il mio incitamento e di formularvi il più fervido augurio.
Mentre il ricordo dei compagni caduti che più non potranno assistere al trionfo della nostra causa mi rattrista profondamente, sentimenti di gratitudine, di orgoglio e di ammirazione nei vostri riguardi mi affolano la mente ed il cuore; in questo momento vi esprimo il mio modesto plauso e ringraziamento per l’ardire combattivo. 1’attaccamento e l’affetto palesatimi nei momenti più difficili e sopratutto per lo spirito di sacrificio e di diuturna dedizione della causa da voi sempre ed -ovunque dimostrata.
Fra di voi riconosco quegli stessi “ RIBELLI” ,, che sin dal settembre 1943 si strinsero attorno a me accendendosi alla scintilla della ribellione contro la risorta tirannide fascista; siete i compagni dell’Anzola, del Monte Orocco, del Penna, di Monte Vaccà, di Tasola ove le prime pallottole dei “ Fuori legge”, sibilarono sui tedeschi ed i loro servi; siete i compagni dei Boschi del Molinatico, dei costoni dell’ Ozzola, della Manubiola, di Grifola e di Valmozzola. Fra Voi vedo giovani fieri ed ardimentosi, figli di ogni parte d’ Italia, venuti sui nostri Monti per dividere disagi, sacrifici e pericoli, vedo ragazzi audaci corsi fra noi a portarci 1’ inesauribile entusiasmo dei loro vent’ anni e l’ indomabile loro spirito ribelle.
A questo punto sento il dovere di esternare il mio compiacimento e riconoscenza al gruppo dei sabotatori che in ogni evenienza circostanza, mettendo in serio pericolo la loro stessa vita, con encomiabile spirito di abnegazione e dì altruismo, hanno portato a compimento gesta il cui ricordo rimarrà incancellabile in chi, come me, ha assistito al loro silenzioso eroismo.
Tutti indistintamente vi abbraccio, cari compagni d’ arme, tutti vi accomuno nell’ elogio ed in ricordo della vita assieme vissuta, delle lotte sostenute, delle speranze represse delle ansie patite, vi offro questo libello contenente l’elenco dei fatti d’ arme a cui partecipaste perché esso vi sia d’ incitamento per i prossimi eventi, di sprone a sempre ,migliorarvi per rendervi più degni della riconoscenza della Patria.
Viva 1’Italia!
IL COMANDANTE
Dragotte
Elenco cronologico dell’attività operativa del
GRUPPO D’ AZIONE VAL TARO
Dalla data della sua costituzione 3 febbraio 1945
22 febb. — Nella notte, cinque sabotatori gua
1945 dano il Taro con un carico di
esplosivo ed eludendo la vigilanza
delle sentinelle nemiche fanno saltare
la pila della prima arcata del ponte
ferroviario di Borgotaro.
7 marzo — Verso le ore 14, un nucleo di sette
1945 uomini fanno irruzione in un albergo
del Centro Urbano dove stazionano
quindici tedeschi. Con azione audace
irrompano nel locale intimando la
resa ai nemici. Ne consegue un
violento scontro con risultati: due
tedeschi uccisi, due feriti gravi e
due alpini repubblicani catturati. La
rabbia nemica si sfoga come di
consuetudine sugli inermi; L’albergatore
viene ferocemente freddato sul posto,
mentre l’immobile è fatto saltare con
la dinamite.
14 marzo — Nella notte, sabotatori del gruppo
1945 compiono una azione di sabotaggio
sulla Parma – Spezia, facendo saltare
50 m. di binario tra le stazioni di
Solignano e Valmozzola.
4 aprile — Viene compiuto un atto d sabotaggio
1945 al traffico nemico sulla strada della
Cisa. Un grosso autocarro tedesco
e attaccato e fatto saltare in aria con
una mina a strappo.
4 aprile — Nella notte, 50 uomini del gruppo
1945 si portano in località Guinadi ed
eludendo la forte sorveglianza nemica
minano una pila del Ponte Grande
( sul fiume Verde ), di grande
importanza per il traffico nemico. Lo
scoppio provoca gravi danni ad una
arcata dello stesso.
5 aprile Nella notte, un nucleo di audaci
1945 sabotatori, in dispregio della loro
vita e quasi a sfida della aumentata
sorveglianza nemica, riescono
nuovamente a minare la già sconquas-
sata pila del ponte ferroviario di
Borgotaro e a danneggiarla in modo
definitivo.
7 aprile —Tre sabotatori si portano sulla
1945 ferrovia Parma-Spezia località Solignano
e riescono a far saltare il ponte
ferroviario dà poco riattivato dal nemico.
8 aprile —In esecuzione dell’ ordine generale
1945 di azione, 70 uomini del gruppo
attaccano il presidio tedesco di Roc-
camurata trincerato in due fabbricati
e due caselli distanti circa 200 m.
l’ uno dall’ altro. In cinque ore di
accanito combattimento i Volontari
espugnano d’assalto uno dopo l’altro
i quattro capisaldi eliminando ogni
resistenza nemica.
RISULTATO
38 prigionieri. 7 nemici uccisi ; in-
gente bottino di armi e munizioni;
Un treno carico di materiale bellico
catturato in una galleria dopo averne
eliminata la scorta armata.
9 aprile —Una esigua squadra lasciata a presi-
1945 diare la zona liberata attacca con
fulminea azione un gruppo di 20
tedeschi inviati di rinforzo da Berceto.
Sorpresi dall’ audacia e dalla tem-
pestività dell’ azione i tedeschi sì
arrendono con alla testa il loro ca-
pitano.
RIEPIOGO
delle azioni dal 2 febbraio 1945 a tutt’oggi: n3 ponti ferroviari interrotti al traffico nemico, n 9 tedeschi uccisi, n58 prigionieri catturati tra cui un capitano.
bottino d’armi . n 2 mitragliatrici e quattro mitragliatori, n 40 armi individuali strappate ai tedeschi, 4 vagoni di materiale bellico fra cui ingente quantità di nuove armi tedesche.
NESSUNA PERDITA DA PARTE NOSTRA